Petrini ha detto bugie su Flavio al Velavevodetto?

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Si, lo confesso: da figlio di giornalista ho la pessima abitudine di leggere anche un paio di quotidiani al giorno, e, se posso, li leggo con la dovuta attenzione.

Insomma, un paio di giorni fa trovo nella posta dei lettori di Repubblica una interessante lettera di un avvocato che contesta un articolo di Carlin Petrini – uscito nel supplemento Viaggi della stesso giornale – che argomentava sulla ristorazione romana narrando varie cose di, tra l’altro, Felice a via Mastro Giorgio, storica trattoria romana testaccina.

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Tra le diverse contestazioni mosse (cose per lo più per me risolvibili con una visura in Camera di Commercio) l’avvocato precisa che non è vero che Felice Trivelloni “faceva entrare nel locale solo chi voleva lui”: non era solito discriminare la propria clientela.

Ora, questo è il punto che mi ha sorpreso. Sarà che io se associo avvocati e cibo penso ancora ai capponi del Renzo manzoniano, ma mi son detto: possibile che questo avvocato non aveva niente di meglio da scrivere? Cioè: perché andare a contestare quella che è stata per anni la caratteristica leggendaria del “vecchio” Felice, ovvero quella di accogliere i suoi clienti secondo la sua personale discrezione?

Ricordo anni fa un amico di famiglia che mi millantava una certa familiarità col locale, tale da consentirmi di poter accedere al cacio e pepe ed alla amatriciana di Felice, se da lui accompagnato.

Era la caratteristica precipua del locale, l’oste burbero che sulla porta decideva, con alle spalle le tendine da osteria (quelle coi fili di plastica colorata), se accogliere o meno un possibile avventore, annusandolo al volo e valutando se poteva o meno essere degno di gustare la sua cucina affollata.

E che scorno se si era costretti a dirottare sullo Scopettaro o al Vecchio Mattatoio, dove si mangiava bene uguale, ma portandosi dietro quel rifiuto enigmatico…

E, soprattutto, se un avvocato scrive ad un giornale per correttamente difendere gli interessi del proprio assistito, qui quale interessi vengono difesi sconfessando quella caratteristica del locale che era un positiva, caratteristica fonte di interesse, una attrattiva, insomma?

E poi, ma perché un avvocato deve scrivere ad un quotidiano per commentare la gestione (anzi, ex gestione) di un ristorante? Va bene occuparsi di cessioni quote e similari, ma che c’entra se l’oste era o meno burbero? Mah…

16 Commenti

  1. A questa bizzarra ed esilarante lettera dell’avvocato avevo dedicato il mio stato FB di qualche giorno fa:-D

    Veramente delirante, considerando che tutti, ma proprio tutti a Roma conoscevano questa caratteristica di Felice

    Deve però aggiungere: bizzarro anche il titolo di questo post. Capisco che avrebbe avuto meno appeal, ma visto il contenuto il titolo corretto sarebbe stato: “L’avvocato Ramacci ha detto bugie su Felice?”
    😀

  2. condivido, Alberto!
    Io che avevo ben presente chi Felice cacciava anche con urla dalla sala, per anni ho approfittato del burbero veto per essere certa di non incontrare queste persone…

  3. ha risposto a Antonio Scuteri: Perchè bizzarro? Le affermazioni contestate sono di Petrini, mica dell’avvocato. Forse avremmo dovuto mettere Petrini ha detto bugie a Repubblica elogiando Flavio al velavevodetto? E comunque non abbiamo contezza delle capacità gastronomiche dell’Avv. Ramacci, mentre dell’esperienza di Carlo Petrini possiamo crederci un tantinello più sicuri. O no? 😉

  4. la cosa veramente bizzarra è oggi ancora parlare di Felice e del velavevodetto… Visto lo stato dei due ristoranti 😀
    ciao A

  5. ha risposto a Vincenzo Pagano:

    Vincenzo, bizzarro perché tu sai benissimo, e lo sa benissimo anche Alberto che lo scrive a chiare lettere, che è assolutamente vero che Felice faceva entrare chi voleva
    Quindi, con o senza punto interrogativo, è assolutamente certo che Petrini non ha detto una bugia
    Poi sulla qualità di Flavio al Velavevodetto non sono d’accordo con Petrini, proprio per niente. Ma le sue sono opinioni, non bugie 🙂

  6. ha risposto a Antonio Scuteri: Mi sembra chiaro che alla fine tutti concordiamo che la caratteristica di Felice quella era, al di là degli strali degli avvocati.
    Il senso – compreso, direi – del post era quello di evidenziare la assoluta inutilità della chiosa del legale, che definirei quasi folle in quanto – essendo palesemente errata – potrebbe far concludere che tutta la lettera è errata… ma, e giuro che dico sul serio, del resto della lettera non me ne occupo…. Grazie a tutti!!

  7. Faccio anch’io l’avvocato e, per esperienza, ammetto che spesso si scrive “uniformandosi” ai desideri del cliente.
    Frequento Testaccio e Felice a Testaccio da circa 30 anni. Ho conosciuto personalmente Felice Trivelloni il quale, apparentemente burbero, gestiva il locale come se fosse casa sua (e non ci vedo nulla di male).
    E’ vero che si entrava “a simpatia”, io personalmente sono stato spesso gratificato da una personale simpatia empatia con il patron non senza una buona “raccomandazione” di mia moglie, testaccina doc e conoscente di Felice.
    Che cosa c’è di male? Era una caratteristica del locale anche questa. Le leggendarie cronache del tempo narrano che una sera Felice, con il locale pressocchè vuoto, avesse negato l’entrata nientedimenoche a Craxi ed al suo entourage.
    Voi fareste entrare tutti a casa vostra?
    Cordialmente
    Andrea Del Castello, avvocato in Roma e degustatore di cacio e pepe.

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