Marketing web 2.0 Pastificio dei Campi. Virtuale reale a Roma

Tempo di lettura: 5 minuti

La rete ha cambiato l’approccio della scienza del vendere e su questo ci sono pochi dubbi. Maggiori sono invece quelli relativi alla divisione e riconoscibilità tra elementi dell’informazione ed elementi del consenso. La semplice domanda cui rispondere è: “Un post in un blog costruisce un percorso di informazione o di consenso?”. La risposta non è tanto semplice e diretta. La catalogazione tra identificativi opposti, ossia “marchetta” e “obiettività” è semplicistica e nemmeno calzante. E questo vale sia per le aziende produttrici che per i siti che hanno come obiettivo il raccontare/criticare. Un’azienda che sbarca sul web che fa? Cerca consensi o informa? Smarchetta o fornisce notizie (su se stessa o sul settore in cui opera)?

Ognuno ha ovviamente la sua teoria e si spazia dalla semplice vetrina per offrire un indirizzo google in aggiunta a quello telefonico e reale alla strategia di integrare social network, sito e presenze “dal vivo”. In mezzo, una serie di tentativi, approcci e strategie che ruotano intorno ai concetti di informazione, consenso, partecipazione. Nel settore gastronomico sono molto attivi i pastifici con modalità diverse ma grande attenzione al web, al posizionamento, allo sponsoring. Garofalo, Pastificio dei Campi e Verrigni ne sono altrettanti esempi (e altri outsider si stanno affacciando).

web-2-Pastificio-Campi-segni

Pastificio dei Campi colpisce per approccio complessivo, strategia e posizionamento. E anche per il brand nuovo che è partito con una logica web 2.0 e un design attento e curato. E’ la carrozzeria con una linea invidiabile sotto cui si cela un motore potente e moderno realizzato con grano super selezionato e tenendo ben presenti i concetti di sostenibilità e tracciabilità. Insomma non è il fumo senza arrosto che qualcuno ha provato a far balenare di fronte a un prezzo che non è (e non potrebbe essere) da hard discount ma nemmeno da GDO. A questo occorre aggiungere la presenza “fisica” in eventi del settore con una partecipazione che si potrebbe definire spontanea (nessuno mega stand, presenza del titolare, reportage in stile blog) in manifestazioni come Identità Golose, Festa a Vico, Salone del Gusto. Un bel contrappunto con le ormai famose scatole cubiche che si contraddistinguono per i colori molto poco pastaioli (nero e rosso invece che il classico blu gragnanese). Ma la vera scommessa web 2.0 è quella di puntare sul passaparola della rete attivando un blog curato da una persona dedicata. Da Gragnano c’è Mafaldina, da Londra Linguina e a breve saranno aperti altri blog in lingua.

web-2-Pastificio-Campi-Mafaldina-r

La presenza in rete del Pastificio dei Campi risale a novembre 2009 e non è di sola facciata. Con 3 post a settimana di media, Mafaldina ha una frequenza da food blogger. E non parla solo del Pastificio dei Campi. Si va dalle paste regionali all’appuntamento al San Domenico oltre che alle ricette a base della pasta di casa. Il tutto integrato nel sito aziendale con le tendine che si aprono sulla storia dell’azienda nata nel 2007, sul grano, sulla qualità come fattore di distinzione al pari del design. Qualche appunto lo potreste rivolgere al colore nero di fondo o alle scritte dell’head che impallano, ma non molto di più (e la prossima integrazione con altri device probabilmente servirà anche a limare le imperfezioni).

web-2-Pastificio-Campi-campotti

Un modello, questo messo in piedi da Giuseppe Di Martino (qualche generazione a fare pasta), che potrebbe essere preso ad esempio per le aziende che credono nel web e non ritengano di dover entrare in rete solo perché così fan tutti. La possibilità di interazione con il Pastificio dei Campi è elevata. Per testare un nuovo formato che dovrebbe arrivare sul mercato è stata scelta la strada dei blog per creare ricette e individuare il nome. I “Campotti” (o forse Paccherotti o Ottimotti) nascono da questo movimento virtuale ben conosciuto anche ad altre aziende.

web-2-Pastificio-Campi-Arcangelo

Dal reale al virtuale, il passaggio è semplice quando sono stati costruiti rapporti che non si fondano solo sulla vendita sic et simpliciter di un prodotto. E difatti noi di scattidigusto non ci siamo fatti scappare la possibilità di una “Serata di confronti” dal pusher di pasta a Roma Arcangelo Dandini.

web-2-Pastificio-Campi-tavola

Semplice il percorso: tutti intorno al tavolo a parlare di grano, qualità, trafile, Italia e Canada, tracciabilità, ricordi, formati, preferenze. Si parte con un impossibile a rifiutarsi “supplì” (tra l’altro inserito in carta da Arcangelo per una serie di confronti con un sito gastronomico) e qualche frittatina di ramolacci, baccalà e lumache in un piatto dal nome rievocativo per arrivare all’argomento che maggiormente accalora la tavola: spaghetti o spaghettoni? Calibro 1.7 o corde da natante?

web-2-Pastificio-Campi-spaghetti

Arcangelo prova a dare corpo alla discussione con un grazioso avvitamento di spaghetti al leggero aglio e olio per farci apprezzare il sapore della pasta quasi al naturale. La nostra blogger internazionale Katie Parla ritorna alla lingua madre per i commenti, mentre io mi chiedo il motivo della mini porzione e della cottura avanzata.

web-2-Pastificio-Campi-calle

E siamo alle calle che dopo rapida consultazione con il mio co-editor e sodale di magnate finisce diritto nella lista Alta Fedeltà delle paste. Il formato è quello di una calamarata a taglio obliquo che io non ho mai particolarmente amato. Ma qui lo studio condotto con uno chef come Gennaro Esposito (prendete appunti quando scegliete i testimonial che possono essere di aiuto anche tecnico) è molto convincente. Le avevo provate di mare e qui di terra. Praticamente vanno bene sempre.

web-2-Pastificio-Campi-rigatoni

Nella serata dei confronti non potevano mancare i rigatoni. Le sottili nervature sono sempre state nell’occhio del ciclone perché spesso mascheratura di problemi della pasta (come il formato corto era indice di una qualità inferiore della materia prima rispetto al lungo formato) ma in questo caso i dubbi svaniscono. E ancor di più con questa matriciana Zen da rilassamento dei sensi.

web-2-Pastificio-Campi-spaghetti-coda

Finale a dir poco scoppiettante grazie agli spaghetti con coda alla vaccinara. Un connubio tra Gragnano e Roma che per un istante mi ha fatto sorridere dei matrimoni forzati consumati all’insegna del velenose bene tra Nord e Sud.

La forza dell’Italia è produrre qualità in ogni angolo del Paese ed evitare di giocare al ribasso mettendo in moto la sola leva prezzi. Non vinceremo mai contro i Paesi dell’Est o la Cina perché le capacità di dumping sono inferiori. Un messaggio che arriva preciso dal Pastificio dei Campi e che possiamo estendere anche al marketing web 2.0. Le “markette” sono un’altra cosa. La stessa differenza tra la pasta buona e quella mediocre.

Pastificio dei Campi. Via dei Campi 50. Gragnano (Napoli). Tel. +39 081.8018430

9 Commenti

  1. La pasta del pastificio dei campi costa molto di più del normale. Eppure si dice che i costi dei prodotti alimentari sono alti se c’è la pubblicità. In questo caso se c’è solo il web non dovrebbero costare di meno? O almeno non tanto di più?

  2. Da studioso(ci provo)e appassionato sia di marketing che di cultura del cibo,Le faccio i complimenti per questo articolo,e spero che sviluppi questo argomento in altri post futuri.
    Ancora complimeti,Saluti.
    Alberto

  3. ha risposto a Francesca: La pubblicità è una delle componenti di costo che vengono spalmate sul prezzo finale e quindi sul consumatore. A parità di prodotto, quello che afferma è vero: un pacco di pasta A costa X se non viene pubblicizzato e X+P se viene pubblicizzato (dove la P è un numero che dipende dall’investimento pubblicitario e dalla quantità ipotizzata di prodotto che sarà venduto in un arco di tempo).

    Ma questo non è vero nel caso del Pastificio dei Campi. Il prezzo è più elevato per diversi motivi legati alla produzione.

    Innanzitutto la selezione del grano che viene effettuata su grani italiani in condizioni di eccellenza per evitare le aflatossine (che si ritrovano nei grani umidi come possono essere quelli canadesi raccolti con condizioni climatiche sfavorevoli dovute al ciclo stagionale).

    Poi la tracciabilità. Sul sito del Pastificio dei Campi c’è un’area che permette di risalire dalla scatola acquistata al campo di grano. E questo è un costo di “filiera certa” (quella che piace molto a noi di scatti, più della corta).

    Qualche perplessità ha sollevato il packaging. Da una parte c’è il merito delle confezioni da 250 g e il design innovativo che preserva il contenuto. Dall’altro il costo maggiore e l’impatto di un maggiore imballaggio che in parte va ad equilibrare lo spreco alimentare. E’ ovvio che si tratta di una pasta alto di gamma o di lusso. Forse qualcosa si potrebbe inventare, ma occorrerebbe che mutassero le aspettative (ad esempio, acquistare pasta da un distributore e conservarla in contenitori di vetro riutilizzabili).

    Una parte importante del prezzo, comunque, la fa la qualità. E quella si paga. Solo non offrendola si può stare molto bassi con il prezzo finale. Molto più bassi che evitando di fare pubblicità.

  4. @Vincenzo, grazie per il bellissimo articolo!
    Hai interpretato perfettamente il nostro spirito, che è quello di avere un contatto diretto con il pubblico attraverso la Rete, parlando non solo dei nostri prodotti, ma in generale del mondo della pasta e della gastronomia. Il nostro desiderio è quello sì di farci conoscere, ma anche di dialogare, per comprendere quali siano i desideri degli appassionati di cucina e per far conoscere in maniera più approfondita un aspetto della gastronomia italiana – la pasta – che ormai si dà per scontato.

    Che dire poi della serata da Arcangelo: è stato proprio un bel momento di incontro, un’occasione di dialogo piacevole e interessante. E poi la fantastica cucina di Arcangelo aiuta sempre :))

    Speriamo di replicare la serata al più presto!

    @Francesca, Vincenzo ha dato una risposta assolutamente esauriente alla sua domanda. Il prezzo di un prodotto deriva da molti fattori e, in questo caso, gli anni di ricerca per l’ottenimento di un grano duro italiano di alta qualità, la piccola produzione artigianale, la scelta di tracciare completamente la filiera influiscono in maniera decisiva.

  5. Salve nuovo ai vostri post o quasi …domanda quanto contano i commenti e quanto sono indicatore di un successo o meno di un blog o di una strategia comunicativa? Pagine viste e gli accessi sono importanti ma lo è molto anche il tempo per visita.
    Dico questo perchè visitando i due blog del Pastificio Campi la prima cosa che mi è saltata all’occhio è la mancanza di commenti (pochi sul blog italiano nulli su quello londinese), ciò non toglie comunque merito all’iniziativa e alla bravura nello scrivere delle persone che sono dietro ai progetti. Altro punto quanto un blog integrato nel sito aziendale ha capacità di attrarre se non più quella di respingere?
    domande per stimolare la discussione — saluti

  6. ha risposto a crician: I commenti contano e possono essere uno strumento di misurazione dell’interesse soprattutto se sono in linea con l’argomento. Una domanda ai lettori o la richiesta di una partecipazione ad un evento innescano molti commenti. L’importante è chiarirsi anche sul posizionamento del prodotto che inevitabilmente condiziona la quantità dei commenti. Quanto più alzo il livello di posizionamento e quanto più sono precise le indicazioni dell’articolo o del post tanto minori saranno i commenti. Occorre conoscere bene l’argomento di cui si parla in sostanza per aver voglia di commentare. Esistono “piazze” virtuali con un grande numero di commentatori che riconoscono la credibilità al “conduttore” e animano molto bene la discussione. Per me il punto di riferimento è il blog di Bressanini, capace di sfondare la soglia dei 1000 commenti in occasione di titoli sugli OGM.

    A parità di accessi su due articoli sullo stesso argomento possiamo ritenere fatto meglio un post che riceve tanti commenti? Non direi. Uno potrà essere meno coinvolgente e l’altro presentarsi più aperto alla discussione. A volte, insomma, la qualità non è percepibile immediatamente. E’ il motore e il telaio piuttosto che la linea o gli optional.

    Sul punto del blog integrato nel sito aziendale, io sono per la trasparenza anche a costo di far fuggire qualche navigatore che pensa a uno strumento pubblicitario. La pubblicità non è un essere mostruoso pronto a fregarti. Almeno non dovrebbe esserlo. Il web con l’interattività consentira sempre meglio di effettuare valutazioni qualitative su quello che promette un messaggio pubblicitario. E’ chiaro che la formula sarà sempre “il dentifricio X rende i denti più bianchi” e non “il dentifricio Y rende i denti meno gialli”. L’importante è che la comunicazione esalti valori reali, l’arrosto appunto, e non cerchi di gettare fumo negli occhi. Un blog integrato dice questo: sono qui per confrontarmi sul mio prodotto. A me sembra apprezzabile e penso che lo diventerà anche presso chi è maggiormente scettico ed è alla ricerca di verità assolute. Che non ho visto mai stampate da nessuna parte.

    Speriamo di aver stimolato la discussione 😉

  7. @crician salve! Mi rendo conto che i commenti sui nostri blog non sono molti, ma i nostri blog – soprattutto quello inglese – non sono attivi da molto tempo (da un anno circa il mio, da pochi mesi quello inglese) e questo sicuramente influisce sui commenti, tuttavia il numero di visite e il tempo di permanenza sul sito ci dimostrano che c’è interesse e voglia di conoscere la nostra realtà. E questo interesse è confermato dai tanti amici su FB e dai crescenti follower su Twitter, che ringraziamo di cuore!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui