Piatti di pesce a Natale. Al ristorante attenzione alle provenienze orientali

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Pangasio del Mekong anziché filetto di cernia del Marre Nostrum, polpi del Vietnam invece che del Mediterraneo, gamberetti cinesi anziché europei. Complice spesso il prezzo particolarmente competitivo, tre piatti di pesce su quattro consumati in Italia sono stranieri, avverte Impresa Pesca Coldiretti. Che lancia l’allarme proprio alla vigilia delle vacanze natalizie quando i consumi ittici si preparano all’impennata di fine anno.

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La provenienza extra-europea del pesce che finisce nei nostri piatti, a casa o in trattoria, non è, naturalmente, sempre sinonimo di scarsa qualità. Una consultazione, anche sommaria, delle notifiche settimanali emesse dal Sistema di allarme rapido comunitario dimostra (se mai ce ne fosse bisogno) che  può essere vero anche il contrario e che pericoli per la salute possono provenire anche dal mercato comunitario. Qualche esempio: mercurio rinvenuto in pescespada affumicato e in filetti di squalo blu provenienti dalla Spagna (14.12.2009 e 18.01.2010); citrato non autorizzato in sogliola fresca proveniente dai Paesi Bassi e Lysteria Monocytogenere in salmone affumicato dal Regno Unito (2.2.2010).

La provenienza extraeuropea può essere, però, un aggravante quando vongole, Pollak e squalo smeriglio provengono da mercati che danno garanzie modeste in materia di igiene e allevamento. Un esempio: “In Cina, Argentina o Vietnam sono consentiti trattamenti con antibiotici vietatissimi in Europa in quanto pericolosi per la salute”, spiega Coldiretti che lancia una proposta: una “carta del pesce” nei ristoranti (dove si mangia il 75% dei prodotti ittici consumati fuori casa), con l’indicazione della provenienza del pescato. Diversamente che nella vendita al dettaglio, dove l’indicazione di origine è obbligatoria, i ristoranti non sono infatti tenuti a fornire questa informazione al cliente.

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Con risultati che possiamo provare a immaginare: un consumatore edotto, nero su bianco, della provenienza del pesce che ha ordinato potrebbe dirottare più volentieri le sue scelte verso un pescato locale (nella top ten del pesce nostrano prodotto ci sono acciughe, vongole, sardine, naselli, gamberi bianchi, seppie, pannocchie, triglie, pesce spada e sugarelli), diffidare dei prodotti ittici provenienti dalla lista nera dei paesi dove l’attività di pesca è meno regolamentata e magari orientarsi verso un consumo più moderato di specie largamente importate come i gamberetti e il salmone.

[Fonte: Coldiretti.it]

Foto: Naturamediterraneo.com, solofornelli.it, asimoneristorante.wordpress.com

1 commento

  1. Bell’articolo, noi proprio in tema di alimentazione sostenibile stiamo portando avanti un progetto che prevede per il pesce fresco la filiera corta: pesce locale, fresco, di stagione: per ora siamo operativi su Roma ed il pesce va dalle reti dei pescatori alle reti dei gas. Abbiamo piacere che si parli e soprattutto si consumi il nostro pesce!

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