Un marziano a Roma/13 Vino e cibo? Da Trimani

Tempo di lettura: 4 minuti

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Qwerty si aggira tra le bottiglie di una degustazione. Una sfilata lunga, lunghissima di etichette e drappelli di bicchieri che vengono sostituiti ora dalle insegne del rosso ora da quelle del bianco, Un tavolo che sembra un immenso risiko con gli uffciali ai lati che compilano schede, confrontano valutano e raramente gridano “secchiooooooo”. E la bottiglia indicata finisce subito. Qwerty è indeciso se seguire la strada di Bacco che viene tracciata da questi cavalieri e amazzoni che la percorrono con grande divertimento. Ci pensa mentre gironzola tra gli scaffali ordinati dell’emporio del vino tra i più conosciuti di Roma: Trimani. Ma la sorpresa è nella porta accanto all’enoteca, giusto sotto alla sala delle degustazioni: si mangia!

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Sul bel bancone che corre lungo una parete appaiono furtive delle ostriche. Furtive nel senso che fuggono subito dal piatto mentre gli avventori hanno qualche dilemma da sciogliere. Cosa abbinare per questo rapido spuntino?

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Lo confesso subito sperando di non far incavolare a morte la Trimani Family che ho avuto il piacere di conoscere da poco. Se qualcuno mi chiedeva dove andare a mangiare a Roma non è che mi veniva in mente il Trimani Wine Bar. Al contrario, da “perfetto” conoscitore di cose del vino a qualunque straniero si trovasse a calcare il suolo capitolino indicavo l’indirizzo di Via Goito come suprema espressione della cantina. Potenza del marchio e delle innumerevoli citazioni. Paolo, Carla e Francesco (qui ritratti) sono la generazione odierna che affonda le radici all’inizio dell’800 o giù di lì. Insomma, vino da queste parti ne è scorso tanto sotto i ponti.

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Del cibo, no, devo dire che non avevo un gran ricordo del paio di volte che mi ero ritrovato ai tavoli del wine bar. E quando, alla fine di una lavorata degustazione multipla condotta dalla squadra enoica di scattidivino, Paolo ha proposto di mangiare qualcosa nella sala accanto non è che mi sia entusiasmato. Dai Paolo, vino ne capisci ma… Non ho preso una legnata da Carla e quindi vi racconterò che lei, anche grazie a questa fanciulla che si chiama Sara Longo, ha una carta che non competerà con la biblioteca del vino ma per me è stata una scoperta. Da marziano, appunto.

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Chiarito che il conflitto di interessi non può riguardare la tavola [ 🙂 ] dalla cucina hanno preso le misure per un tavolo non proprio facile (che avete capito, c’è la Cristiana Lauro/Black Mamba che infilza con la katana come fosse un fioretto con risultati divertenti, molto). Ed ecco quindi un antipastino in cui la battuta di carne dell’oltrepò pavese e la mortadella di Pasquini sono in buona compagnia di una mozzarella Rivabianca il cui unico difetto è dovuto alla piccola pezzatura.

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Carla tanto per complicare la vita alla cucina mi propone uno spaghetto kamut con Castelmagno e alici del Cantabrico. Viene subito invitata da qualche commensale a buttare in acqua la confezione senza scartarla. Bella fusione, giusto dosaggio e chiodo quanto basta. Sara sale nelle quotazioni, mentre Qwerty guarda digitare sull’iPad considerazioni di un vino.

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Arriva un fagottino con rana pescatrice e pancetta. La leggerezza e il tocco del grasso e della sapidità in questo piatto farà piacere agli enogastrofighetti. Io farei a meno dell’involucro, ma come si dice, de gustibus.

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Mi diverto molto di più con la carne appartenuta a una Galloway allo stato brado estradata dalle parti di Vipiteno e accompagnata da una bella sfilza di salsettine che fanno molto brasserie parigina senza l’incubo di beccare qualche micidiale béarnaise mal confezionata. A mezzogiorno potrebbe andare anche come piatto unico stante i possibili affondi del pane nelle ciotoline (contenetevi…)

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Non siamo all’enoteca solo salumi e formaggi, ma un giro di formaggi perché negarselo visto che gira un’altra (un’altra!?) bottiglia da provare. Registro mentalmente un Parmigiano Reggiano di 32 mesi di Bonati e un buon mandarone.

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Invitati dagli acini e dalla frutta secca, chiudiamo con uno svelto dolce al bicchiere e un po’ di piccola pasticceria.

“Ma stai a fare foto?” Sai, Paolo, può sempre servire una stroncatura su un sito e farla a te è facile! non te la prendi vero? Sorride Paolo, non sa che il difficile sarà convincere che a questo Trimani Wine Bar si mangia anche bene. Qwerty annuisce. A questo giro nessuna sorpresa, se non la mia di aver mangiato come non mi aspettavo nel tempio del bere 🙂

Trimani. Via Goito, 20 – Roma. Tel. +39 06.4469661

13 Commenti

  1. fiocco azzurro a casa trimani, è nato Leonardo! auguri a mamma Silvia a papà Francesco e ai fratellini Beatrice e Giammarco!
    un supernatale davvero pt

  2. Il wine bar di Trimani è una vera e propria istituzione a Roma, un punto di riferimento per noi appassionati di vino. Devo segnalare, a parte la cucina di cui si è sapientemente occupato Vincenzo Pagano di gran lunga più esperto di me, una spinta in avanti ulteriore della mescita che propone attualmente Dom Perignon e Coche Dury. Se permettete, è l’unico a Roma. Dom Perignon al bicchiere viene servito solo alla Pergola dell’Hilton e all’Imago dell’Hotel Hassler, ma sono ristoranti e pure stellati. Chapeau! Io sono pazza dei Trimani, tutti!!!!!! Benvenuto Leonardo!

  3. ha risposto a Nico aka tenente Drogo:
    Buongiono Niko,
    il nostro menù corre veloce e oggi non ci sono più i piatti di cui parla Qwerty salvo le ostriche, gli spaghetti e i formaggi.

    i prezzi del nostro menù variano tutti dagli € 8 ai € 20.

    Mi auguro incontrarti tra i nostri tavoli, saluti e auguri
    Carla

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