Un marziano a Roma/20 Osteria Di Monteverde. Basta crederci di più

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Tutta la storia umana attesta che la felicità dell’uomo, peccatore affamato, da quando Eva mangiò il pomo, dipende molto dal pranzo. (Lord Byron)

Nei giorni scorsi ho spesso sentito parlare di questo nuovo localino, nella mia Monteverde. È curioso, non mi abituo ancora al fatto che il mio quartiere stia diventando alla moda. Ci abito dal 1984, e penso che all’epoca fossi il solo ragazzo che ci abitava, o quasi… Il mio condominio, grazie alla mia presenza, passò dai 70 anni di età media, ai 65! Un successo. Quando anni fa aprì l’Antico Arco in molti pensarono che fosse una follia, la zona era piena di trattorie antiche, ma la cucina gourmet non sapevano neanche cosa fosse.

Invece a poco a poco e soprattutto negli ultimi anni è stata una vera epifania. L’osteria di Monteverde è l’ultimo arrivato dei molti indirizzi golosi che oramai caratterizzano il quartiere. Nella blogsfera e in città è un inseguirsi di voci che lo indicano come l’ultimo must immancabile dell’anno.

Quindi quale posto migliore dove condurre il mio marzianino del martedì sera? Tra l’altro è ad un tiro di schioppo da casa, non è pregio da poco per la mia proverbiale pigrizia e lui è diventato un vero maniaco di cucina romana. Pare che su Alfa Centauri stiano studiando la dipendenza da matriciana.

Il locale è semplice e curato: un anonimo stanzone al confine tra Monteverde nuovo e vecchio, lindo e pinto di fresco. L’atmosfera è rilassata e un po’ caciarona come si confà ad una trattoria. Un post-buiaccaro penso, e spiegare a Qwerty cosa sia un buiaccaro è cosa perigliosa e complicata, come del resto a qualsiasi straniero. Il menù è semplice e giustamente stringato, molta Roma nel piatto e qualche ambiziosa (forse troppo) divagazione gourmet. La carta dei vini è fresca con uno straordinario rapporto qualità prezzo che rende la nostra scelta per la birra artigianale alla fine dispendiosa.

Come al solito ordiniamo tanto, probabilmente troppo. Nel complesso una cucina solida molto abbondante di sapori e porzioni. Che parte dalla tradizione e la reinterpreta con tocchi a volte felici e altre meno: molto aceto balsamico secondo una moda imperante e non felice, trovare in carta le animelle è un bel piacere, meno gli imperanti piatti rettangolari che mal si attagliano allo stile del locale.

Insalata di puntarelle e polpo. Le puntarelle sono deliziose, sode e scrocchiarelle. Il polpo morbido e succulento. Sarebbe una gran bella entrée territoriale e moderna, peccato per un aceto soverchio che appiattisce un poco tutto. Modaiolo.

Gnocchi con sugo di spuntature di maiale. Un piatto gagliardo, goloso e intenso. Per grandi appetiti. Gli gnocchi sono migliorabili come qualità, perfettamente rotondi e molto sodi. Il sugo è spaziale e gaglioffo. Nel complesso un primo di grande soddisfazione e pancia. Guascone.

Gricia. Molto classica: senza troppe smancerie e sofismi. Lontana miglia e miglia da quel mondo gourmet e austero di tante gricie moderne. Molto mantecata e morbida, il guanciale è stufato e saporito, il pecorino intenso e tipico. Il tutto risulta piacevole e molto legato, quasi da cacio e pepe mantecata a freddo. Solida.

Animelle glassate con puré di patate al cipollotto. Le animelle sono buonissime, cotte al millimetro e tirate. La crosticina golosa che scrocchia sotto i denti, il cuore tecnicamente fondente: rischia di esse un gran piatto. Peccato per l’aceto balsamico che lo appiattisce e lo sbilancia irrimediabilmente sul dolce. Pavido.

Baccalà arrosto con patate e pecorino. Una portata che fa della semplicità il suo pezzo forte. Il baccalà è succoso di bel taglio e cottura, la schiacciata di patate lo veste piacevolmente e il pecorino gli da un po’ di sprint che non guasta. Un secondo semplice e di buona soddisfazione. Efficace.

Millefoglie. Un dessert corroborante per amanti dei dolci. La crema al pistacchio rinfresca un grande classico che chiude adeguatamente la cena. Goloso.

Qwerty finisce il pasto contento e rimpinzato come al solito, pronto per salire sul suo disco volante e tornare tra le stelle. Io, tra le stelle della notte romana, rifletto su questa simpatica trattoria. Il nome è azzeccato, semplice e pulito, come la cucina che propone. Se solo ci credessero un pizzico in più sarebbe veramente un bel posto, ma si faranno!

Il servizio è familiare e cortesissimo, e da quel quid in più. Il conto sui 35 € a testa bevendo birra artigianale, rovina un poco la festa. È ora di tornare al mio divano e alla puntata di MadMan che Qwerty ha interrotto!

Osteria Di Monteverde. Via Pietro Cartoni, 163. Roma. Tel. 039 06.53273887

Foto: Andrea Sponzilli

36 Commenti

  1. Bella dritta! Ne avevo letto ma non avevo capito molto… Ora mi sembra di capire che sia un posto da tenere sott’occhio!

  2. Ci sono stato molte volte e penso di aver scritto qualcosa sul forum del Gambero.
    Io con un primo, un dolce (abbinato al calice) e mezzo litro di vino non ho mai speso più di 15/16 euro.

    Ottimo indirizzo per chi non ha grosse pretese

  3. ha risposto a andrea petrini: Allora in due conto di 76 € abbiamo mangiato quello che c’è scritto e bevuto una bruton e un’altra birra proposta da loro perché la bruton era finita…
    Il posto mi è piaciuto e ha alcune incertezze inevitabili, con ampi margini di miglioramento… Però non propriamente economicissimo.

  4. ha risposto a Chefgiovà: Giovà le “birette” erano due e poi mica tanto ette 😉 l’ho scritto con i ricarichi superonesti sui vini e i prezzi delle “birette” artigianali italiane… Rischiano di essere più economici i vini! Ma questa è un altra storia (della quale si dovrà parlare) ma non riguarda questo indirizzo. 😛
    La definizione post-buiaccaro era un gioco sul tono piacevolmente informale e caciarone 🙂

  5. ha risposto a andrea petrini: Beh Andrea l’ho scritto… Per esempio l’aceto balsamico sulle animelle, che per altro erano molto belle di cottura e un eccesso di mantecazione eterodosso della gricia. Per dire le prime due cose che mi saltano in mente 😀

  6. ha risposto a andrea petrini: Beh André i prezzi di cui parla Alessandro mica so spiccioli! Se poi debbo anna in un posto pe magnà un primo e un dorce, resto a casa. 40 euretti li ho spesi a le coq ma me sembra de capire con tutto un altro taglio!

  7. Grazie Alessandro di questa ulteriore scoperta “in zona”… A dire il vero l’Osteria è da tempo nell’elenco tra i “miei ristoranti da provare”, ma ci arrivi sempre prima tu (Le Coq per dirne una) ed allora a questo punto non mi resta che verificare!
    Ma visto che ci siamo provo a consigliarti io qualcosa del genere non lontano da lì: “Da Cesare” a via del Casaletto, vecchia osteria di quartiere, ma rilevata da poco più di anno da una coppia giovane e promettente, a mio umile giudizio…attendo il tuo giudizio!
    P.S. Ci hanno presentati ai Vini Naturali ed ero alla verticale di San Fereolo da Roscioli (in divisa sommelier)

  8. Non ci sono stato ma Qwerty e il Buiaccaroman leggi Bocchetti mi hanno fatto venire una gran voglia di fare una scappata. Concordo sul balsamico, tra l’altro il balsamico sulle puntarelle è una vera bestemmia. Sono un grande amante del balsamico, lo suo spesso, ma da tempo ho smesso di utilizzarlo sull’insalata riscoprendo il piacere dell’aceto di vino che, quando serio, da uno sprint alle verdure crude senza pari.
    Vado pazzo per le animelle e la tua descrizione mi sembra estremamente golosa. Cosa sono le foto del primo e dell’ultimo piatto?

  9. Mi è piaciuta l’osteria di monteverde, ma così come Alessandro penso che un po più di rusticità (vedi l’eccessiva cremosità della grigia) nei piatti e qualche tentazione in meno nei confronti di mode e tendenze renderebbe quest’osteria ancora più golosa ed innovativa: in un ecosistema gastronomico dove tutte le trattorie di nuova apertura cercano design e piatti modaioli, aprire i battenti di un locale sobrio che offre piatti tradizionali impeccabili e senza fronzoli mi sembra la vera essenza del moderno e la corretta interpretazione dell’oggi!
    Trovare pesce stella, aluzze

  10. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Ok! Dimenticavo…con 35 euro mangi e bevi molto bene…Inoltre Leonardo, il titolare, oltre ad essere molto bravo in cucina è anche un appassionato (e competente) sommelier, che a parte qualche etichetta commerciale e/o “naturale”, è anche scopritore di piccole cantine, a volte molto interessanti…

  11. ha risposto a Andrea Sponzilli: …spatola dimostrano come i due ragazzi al timone sappiano esattamente dove vogliono arrivare e quale rotta mantenere, questo non puó che far crescere questo bel locale

  12. ha risposto a jovica todorovic (teo): Ciao Teo, la prima foto è una zuppetta di ceci, rucola e… balsamico, appetizer offerto; l’ultima foto è una tenera e saporita trippa alla romana servita nel coccio ed offerta come antipasto.

  13. il mio quartiere, dove ci sono sempre nuove cose da scoprire come questa osteria.
    (E mica è vero che son tutti anzini, anzi, è proprio il quartiere per le famiglie, e mi dispiace contraddirti ma Monteverde è sempre stato di moda :-)).

  14. ha risposto a FrancescaV: Mah ti assicuro che negli anni ottanta e buona parte dei novanta di anziani ce ne erano a pacchi! E in quegli anni si comprava a due lire amm

  15. ha risposto a FrancescaV: ha risposto a FrancescaV: Mah ti assicuro che negli anni ottanta e buona parte dei novanta di anziani ce ne erano a pacchi! E in quegli anni si comprava a due lire a monteverde vecchio… Provaci ora 😛 anzi se hai dritte mandamela…

  16. ha risposto a Chefgiovà: di Le Coq continuo a non fidarmi, anche se visto da fuori è grazioso. Sarà che è gestione Bar Fiorini, di cui non apprezzo affatto l’offerta dolci & salato. Sono prevenuto, lo ammetto.
    Invece le birre artigianali italiani sono la più costosa leggenda metropolitana degli ultimi tempi…

  17. ha risposto a Riccardo I.: Fai male! Non so nulla di Fiorini, sono di n’artro quartiere. Mica so un fichetto monteverdino io 😛 le bire artigianali italiane so bone, ma inspiegabilmente tutte care… Io so precario, faccio er programmatore e devo sta attento 😉

  18. ha risposto a Riccardo I.: in effetti a Le Coq ci sono stato, anche se sempre qualche giorno “dopo” Alessandro!
    Devo dire che non mi ha convinto pienamente, ma ci voglio tornare per vedere se conferma la mia idea iniziale…
    Mi hanno detto che per anche i vini si sta iniziando a muovere su qualcosa di meno scontato e commerciale…vedremo!

  19. ha risposto a Fabrizio Vicari: mah, io trovo che sia un bel posto in via di perfezionamento su più fronti… Se ci spogliamo dalle nostre manie e prevenzioni gastrofichette non si può fare a meno di apprezzarlo per la ricerca nelle materie prime, per l’ambiente confortevole, per la solidità della cucina di Agit e ora anche per la passione nei vini che stanno uscendo dai soliti binari…
    Alcuni piatti sono spaziali, come il fegato grasso, gli spaghettoni cavaliere al sugo di polipi, la carbonara, il piccione, il manzo… altri meno per lo più perchè a Agit bisognerebbe buttare via il frullatore per le salse. ma in realtà quello si dovrebbe fare con la gran parte dei cuochi romani 😀
    Cmq non è che in giro vedo tutte queste carte dei vini da strapparsi i capelli… se venite con me a farvi un giro per le province italiane ve ne faccio vedere di stupefacenti a prezzi onestissimi.

  20. ha risposto a Alessandro Bocchetti: si, infatti anche per questo vorrei tornarci, per provare quello che non ho sperimentato.
    Ho parlato con Silvia, la titolare, ed apprezzo molto il suo impegno nella ricerca, come infatti hai giustamente rilevato.
    D’accordo infine con le carte dei vini, ultimamente mi è capitato di girare un po’ l’Italia e ci sono delle cose eccezionali in giro a prezzi molto abbordabili (un problema è che tante volte ne fanno poche bottiglie), ma purtroppo il discorso sarebbe lungo, Roma non è una piazza facile, anche per la mentalità dei ristoratori che hanno paura a proporre qualcosa di diverso dallo Shiraz di Casale del Giglio!

  21. ha risposto a Alessandro Bocchetti: Ora verrò fucilato sul posto, ma…a me la carbonara dell’ottimo Dandi non piace: sulla famosa cottura al chiodo non discuto, però è troppo carica col solo rosso d’uovo. Presa due volte…preferisco altro, come la matriciana che lui fa più leggera di quella della Matricianella. Ma è solo questione di gusti.

  22. ha risposto a Riccardo I.: Tutti i gusti son gusti diceva il gatto… Riccardo, qui non si fucila mai messuno… Siamo laici, al limite dell’anarchia 😀
    Cmq anche a me matriciana e carbonara di arcangelo nun me piacciono… Me fanno impazzi!!!!! 😛

  23. Sono andata e ho trovato l’esperienza esattamente come il titolo sintetizza “un Marziano a Monteverde”. Mi considero felice e fortunata di avere finalmente un ristorante di qualità nei paraggi di casa mia 🙂 Un ristorante che mi piace molto perchè è un progetto intrapreso con sacrificio da due ragazzi che, nonostante le lauree, hanno seguito il cuore e la tradizione…buon sangue non mente e ristoratori non ci s’improvvisa. Complimenti di cuore a tutti 🙂

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