Biologico a gonfie vele. L’Italia è il primo esportatore mondiale

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Biologico, una strada tutta in discesa. Lo attestano i dati Ismea-AcNielsen relativi al 2010 (+11,6% i prodotti bio nei carrelli degli Italiani). In crescita ininterrotta dal 2008, quando hanno toccato quota 50 miliardi di dollari di valore tra Stati Uniti e Europa, i prodotti agroalimentari non convenzionali, cresciuti pure nell’annus horribilis 2009, registrano incrementi anche in aree geografiche e canali distributivi dai quali finora si erano tenuti più a distanza: nel Sud dell’Italia (+22,5%), nell’Europa orientale in termini di superficie coltivata (+7% la Polonia, +11% la Repubblica Ceca), nei negozi tradizionali (+35,2%), negli ipermercati (+19,5%), nelle superette, i supermercati di medie dimensioni (+25,5%). “Ma sono aumentati del 24% anche i ristoranti con menù biologico, dell’11% gli agriturismi, del 10% le mense scolastiche”, spiega Sergio Rossi, responsabile dell’organizzazione della nuova fiera del biologico certificato BtoBIO EXPO, che si terrà dall’8 all’11 maggio a Milano.

L’Italia, dove il mercato bio vale ormai 3 miliardi di euro e dà lavoro a 48 mila addetti, è il primo esportatore al mondo, figura tra i primi Paesi per superficie coltivata bio (più di un milione di ettari), per numero di aziende biologiche (un terzo di quelle europee si trova in Italia) ed è leader nella produzione di ortaggi, cereali, agrumi, uva e olive bio.

Ma è l’intero settore del biologico europeo che ha resistito alla crisi economica mondiale aumentando costantemente (con la sola eccezione della Gran Bretagna) in termini di vendite: +15% nel 2010 la Francia, dove nascono più di 300 nuove aziende bio al mese, +10% in Germania, dove nel 2010 sono nati 28 nuovi bio-supermercati, +20% in Olanda e +30% in Austria.

In Italia, in termini di settori merceologici, le migliori performance le hanno registrate i salumi (+56,4%), la pasta e il riso (+22,3%), i biscotti, i dolciumi e gli snack (+13,5%), i lattiero-caseari (+12,2%), il pane e i prodotti sostitutivi (+12,3%), l’olio (+10,2%), le uova (+7,5%) e l’ortofrutta (+4,2%) che resta anche il comparto con maggiore peso sul totale di consumi interni biologici (21,7%), seguito dal lattiero-caseario (18,6%) e da cereali e derivati (16%). Nonostante l’exploit del Sud, è il Nord ad assicurarsi la porzione più grande in termini di consumi (71,6%).

Fonte: Cia, Ismea-AcNielsen, Bio Bank

Foto: it.greenplanet.net

1 commento

  1. Il quadro sembra piuttosto positivo. Speriamo che, visti i risultati positivi, il settore agroalimentare punti sempre di più su produzioni bio (e quindi sane per l’organismo e l’ambiente).

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