Giornata mondiale, inizia oggi la campagna per il referendum sull’acqua

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Oggi è la giornata mondiale dell’acqua. Ad istituirla è stata l’ONU nel 1992 per sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi di tutto il mondo su un corretto uso delle risorse idriche.

L’evento, declinato quest’anno sul tema dell’impatto che l’urbanizzazione ha sulle risorse idriche (‘Water for Cities. Responding to the Urban Challenge’) accende i riflettori sull’argomento proprio alla vigilia del referendum sulla privatizzazione dell’acqua (insieme al nucleare), atteso per il 12 giugno e voluto da 1.400.000 Italiani firmatari della richiesta.

Sempre più costosa, con l’arsenico, con le bollicine, a scartamento ridotto, dall’odore poco invitante, in competizione col vino. Ecco l’acqua degli Italiani in cifre.

Aumenti in bolletta. Il costo dei servizi idrici è in continuo aumento, rileva l’Osservatorio Prezzi & Tariffe di Cittadinanzattiva. La media dell’incremento dal 2008 al 2010 è stata del 6,7% con punte a Viterbo (+53,4%, il record nazionale), a Treviso (+44,7%) Palermo (+34%) e in altre sette città, dove gli incrementi hanno superato il 20%: Venezia (+25,8%), Udine (+25,8%), Asti (+25,3%), Ragusa (+20,9%), Carrara (+20,7%), Massa (+20,7%) e (Parma +20,2%). Ma l’aumento medio è decisamente più elevato se si considera l’intero decennio trascorso (64,4%).

Bollicine e vino. I consumi di acqua di rubinetto sono in aumento in Italia, avverte l’Istat, compensati solo in misura lieve da un calo negli acquisti di acqua minerale che, come dimostrano i dati, ancora gioca un ruolo di primissimo piano sulle tavole degli Italiani: nel 2009 il 63,4% delle famiglie italiane ha acquistato acqua minerale (era il 67,6% nel 2000 e il 64,2% nel 2008) spendendo quasi 20 euro a famiglia al mese (21 euro nel 2008). L’acqua resta la prima voce di spesa del bilancio familiare per le bevande (circa 20 euro a famiglia al mese) ben oltre i 12 euro mensili spesi per il vino, ormai in ritirata nello stanziamento mensile destinato al bere.

Diffidenza per l’acqua di rubinetto. Gli elevati consumi di acqua minerale in Italia, che restano superiori alla media europea, si spiegano anche con la diffidenza degli Italiani nei confronti dell’acqua di rubinetto, che pure è in leggero calo. Al Sud il 60% dichiara di non bere abitualmente l’acqua di rubinetto a causa del cattivo odore e di dubbi sui controlli di qualità. E’ di pochi mesi fa la decisione dell’Europa di rigettare la richiesta di deroga dell’Italia sulle concentrazioni di arsenico nell’acqua, decisione che in un sol colpo ha messo fuorilegge un milione di rubinetti.

Divario Nord-Sud. La spesa media per l’acqua minerale è più alta al Nord (20,34 euro) che al Sud (18,75 euro). “Il 32,8% delle famiglie ha al suo interno uno o più componenti che dichiarano di non fidarsi a berla”, stima l’Istat (erano al 32,8% nel 2010). Fenomeno che tocca le sue punte più alte in alcune Regioni del Centro-Sud: Sicilia (64,2%), Calabria (52%) e Sardegna (49,6). Al Sud anche il primato delle irregolarità nell’erogazione dell’acqua, lamentato in Calabria e Sicilia (rispettivamente dal 33,45% e 28,3%). ‘Equamente’ distribuite risultano invece le tariffe più alte dei servizi idrici con Umbria, Emilia Romagna, Marche, Puglia e Sicilia in cima alla lista delle Regioni più costose.

Fonte: helpconsumatori.it, cittadinanzattiva

Foto: wwf.it, versoriente.net, psfk.com


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