Cracco l’avete mangiato in tutte le salse e ora temete la lepre scaduta?

Il famoso ristorante di Carlo Cracco a Milano conservava cibi scaduti nel freezer. Contro di lui denuncia, stampa e blogger

Ristoranti

Premessa. Io da Cracco non ci sono mai andato causa costo da gastrofighetto ricchissimo. D’altronde ebbi a leggere qualche anno fa che in sei avevano ricevuto un conto da 4.140 euro ovvero 690 a capoccia. Roba da mutuo a tasso fisso per un agile frequentatore di pizzerie. La cronaca azzardava che il costo tutt’altro che esiguo fosse dovuto all’abbondante spolverata di tartufo che aveva fatto alzare il prezzo (sì, ok, ma di quanto?). Cracco in quell’occasione aveva detto: “Farmi una domanda sul prezzo non ha senso, non è un problema che mi riguarda. C’è chi è capace di spendere 7.000 euro per una bottiglia di buon vino o chi spende 1.000 euro per un telefonino. Il mio è uno dei migliori ristoranti d’Italia…” E aveva chiamato i carabinieri per farsi pagare denunciando l’avventore (tra l’altro un manager che faceva il confronto con precedenti cene).

Poi c’è stato il libro della Bellantoni che ha creato un putiferio sulla condotta non cristallina dello chicchissimo chef. E a molti è venuta in mente l’idea di una discesa agli inferi (a proposito, ma si scende per entrare nel ristorante di Cracco?) anche se qualcuno ha provato a ristabilire la verità (?!) con una recensione molto dettagliata.

Ora arriva la notizia che conserva carne congelata acquistata al supermercato (e quanto costa questo supermercato?) oltre a un paio di confezioni di lepre scaduta da un paio di mesetti.

E le malelingue hanno subito cominciato a sputare veleno: Cracco chiude, Cracco ha perso il suo socio finanziatore, Cracco ha arretrati con l’affitto da 200 mila euro annui da versare a Stoppani, Cracco ha pensieri personali come la separazione che lo distraggono… Cacchio ma dimenticare per 2 mesi un prodotto scaduto, non c’è un altro della brigata che metta la testa in quella cella, mi domando?

Però non capisco se tra il pagare 690 euro a capoccia e l’estasi contemplativa a seguito, cito, di una testina di vitello bollita con salsa di acciuga, cardo e corbezzoli (che) era nella giusta dose e perfetta in ogni sua sfumatura, di una ricerca di rilanci olfattivi e gustativi volutamente mancanti in una nota, molto spesso quella acida, talvolta quella sapida (ma che vorrà dire?) oppure del mettere in scena un suo accostamento, per la delizia di coloro che non hanno mai approcciato il desco di via Victor Hugo: l’Ostrica in crosta, mozzarella di bufala e pepe (che a leggere gli ingredienti farebbe venire il beri-beri), del mangiare vermi per stare ancora più avanti di qualsiasi gastrofighetto da naviglio, e la lapidazione dello stesso Cracco ci sia una via di mezzo.

O dobbiamo credere che la Bellantoni abbia ragione ed è stata un mese intero da Cracco, lei che ha cercato il suo momento di fama andando a fare una critica sconsiderata? O Forse è l’annonaria che ha seguito l’esempio per darsi visibilità e dopo i ristoranti etnici si è messa a fare le pulci agli stellati milanesi?

(Non è che siamo tutti squilibrati gastrici cui piace vedere scorrere il sangue?)