Luca Gardini lascia il ristorante di Carlo Cracco e interrompe un rapporto di lavoro consolidato. Motivazione non dichiarata: la tempesta che si è abbattuta sul locale di via Hugo con la polizia annonaria che ha ritrovato alimenti sospettati di avvenuta scadenza e di surgelazione. Insomma la coppia professionale che ha fatto sognare appassionati di tutt’Italia si sarebbe infranta sulla carne di lepre.

Invece, la motivazione dichiarata dallo stesso Gardini a Daniele Cernilli, con cui si è intrattenuto al Vinitaly, è di tutt’altro tenore. Luca Gardini avrebbe maturato la decisione di seguire una nuova strada professionale di consulenza e di sommelier non più legata ad un unico ristorante già da quasi un mese.

Un lasso di tempo non sufficiente a mettere questo divorzio al riparo di congetture legate al pesante incidente di percorso su cui Cracco ha deciso di non pronunciarsi. L’articolo del giornalista Luca Fazzo è del 6 aprile, mentre l’ispezione della polizia locale di Milano risalirebbe al 25 febbraio come lui stesso scrive. Allora Luca Gardini sarebbe stato all’oscuro di quanto accaduto? All’oscuro della denuncia alla Procura di cui dà indicazione l’articolo del Giornale? Non sarebbe questa una sua contromossa per evitare un danno d’immagine? In mancanza di dichiarazioni di Carlo Cracco e di un’eventuale risposta a Gardini, si resta nel campo delle congetture.

E non è l’unica domanda cui gli appassionati dovrebbe essere data risposta. Sebbene si tratti “solo” di un titolo, “Il cibo surgelato piace troppo ai super chef” non avrebbe dovuto chiamare in causa l’élite della nostra cucina per una presa di posizione su un argomento così scottante? Chiarire il punto sull’utilizzo degli alimenti in cucina, sulla necessità di abbattere alimenti come il pesce per evitare nel crudo l’anisakis (o era solo una paranoia l’indicazione di portare il pesce per 96 ore a -15° C, 60 ore a -20° C, 12 ore a –30° C, 9 ore a -40° C?), su un distinguo “naturale” circa l’impossibilità di ammettere un errore relativo a cibi scaduti non eliminati dal ciclo di produzione di un ristorante.

Insomma, sembra ancora una volta che il settore della ristorazione sia incapace di fare sistema e non ne esca proprio in splendida forma se pensa di mettere la testa sotto la sabbia o di far finta di niente aspettando la tempesta che passi. Perché la bufera qualche vittima la fa sempre e non è detto che l’emulazione da audience non faccia proseliti presso qualche altro organo mediatico con ulteriore potenza di fuoco.

Foto: © Francesco Arena/scattidigusto.it

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