Agrumi e mele cinesi tra le new entry del Registro europeo delle Dop e IgpTempo di lettura: 2 min

Traballa il cliché dei Cinesi campioni del discount ma debolucci sul versante qualità. Quattro prodotti per i quali la Cina aveva chiesto l’iscrizione nel Registro Ue delle Dop e Igp hanno infatti ottenuto l’ok dell’Europa.

Si tratta di tre ortofrutticoli (l’agrume Guanxi Mi Yoi Dop, la mela Shgaanxi ping guo Dop e i tuberi lixian Ma Shan Yao Igp) ai quali si aggiunge il thè verde Longjing Cha Dop (sempre cinese) e l’uva passa greca Stafida Ilias Igp. Le 5 registrazioni portano a quota 1024 i prodotti a marchio Dop, Igp e Stg riconosciuti in Europa.

Per la Cina non è la prima volta avendo già usufruito, con gli spaghetti Longkou Fen Si, della facoltà di entrare nel registro dei prodotti agro-alimentari di qualità recentemente accordata anche a paesi extra-Ue. Un privilegio riconosciuto, prima della pasta cinese, solo al caffè di Colombia Igp.

Due dei quattro prodotti cinesi riconosciuti sono in diretta competizione con comparti merceologici tipici della produzione agro-alimentare italiana. Si tratta della mela Shgaanxi ping guo (polpa croccante, buon equilibrio tra i sapori dolce e acidulo, lunga durata di conservazione e facile trasportabilità) e l’agrume Guanxi Mi You (polpa soda e tenera, succoso e di ottimo sapore agro-dolce).

Due prodotti destinati a competer con tutti i crismi della qualità certificata (e magari anche a prezzi più competitivi) e a rafforzare il peso della Cina sui mercati internazionali.

Una forza notoriamente alimentata, più che dalla qualità, dal flusso del falso (anche) italiano prodotto in Cina (tessuti, ‘pummarole’, formaggi, vini per un totale di 100 miliardi di euro di danni per il comparto agro-alimentare italiano, secondo un calcolo del ministero delle Politiche Agricole).

Resta la speranza, come ha ricordato Mauro Rosati della Fondazione Qualivita, “che ora la Cina possa tornare utile all’Europa nell’affermazione delle Indicazioni Geografiche in sede di Wto”, per una battaglia congiunta a favore di una maggiore tutela internazionale dai falsi.

Un’alleanza di cui ci permettiamo di dubitare sposando, in mancanza di riscontri contrari, il realismo del lettore Babbaluci che sulla Rete così commentava qualche settimana fa l’ingresso della Cina nel salotto buono dell’agroalimentare: “Se importiamo anche mele e arance cinesi vuol dire che siamo proprio alla …. frutta. Sic”.

Fonte: qualivita.it, ilmessaggero.it

Foto: bortonevivai.it

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