Web all’aceto | La guerra dello spumante con il copia-incolla

Tempo di lettura: 2 min

Delizie del web: si finisce nel tritacarne come nei peggiori salotti televisivi senza nemmeno essere potenti o importanti. Qualcuno si irrita e puntuali appaiono due (due!) post che rielaborano materiale online da una settimana (7 giorni 7!) e creano una polemica astiosa e strumentale. Sono un pivellino di internet, ma se a starci 12 anni ci si riduce così me ne andrò prima, statene certi! Eppure ci incontrammo la prima volta, anche se lui non se ne ricorderà, nel gennaio 1988 alla riunione dei collaboratori della neonata guida del Gambero Rosso dove venne rampognato, nemmeno troppo bonariamente, da uno dei due curatori per aver chiuso una magniloquente scheda definendo di “possanza bruckneriana” un nuovo vino dell’azienda.

Meravigliato per l’esagerata tardiva attenzione sono costretto a rispondere. Ho letto i due livorosi post senza riconoscere il mio discorso, artatamente virgolettato per fargli acquisire il senso desiderato da colui-che-è-in-rete-da-prima. I motivi che lo hanno spinto a rimontare con cura il mio pezzo per costruire un inesistente attacco alla Franciacorta mi sfuggono e non mi interessano, immagino però che il suo cv ne risulterà arricchito. Il fatto che l’attacco sia partito a colpi di clava più che di mouse a una settimana dall’uscita online resta inspiegabile. Si tratta di un compitino svolto da un diligente allievo di taglia-e-incolla (W Totò e Peppino maestri maldestri ma non velenosi!) e non si è nemmeno accorto che gli esami di maturità riprenderanno solo lunedì.

So di non avere la verità in tasca, ma non accetto che il mio resoconto di un piccolo reale episodio venga trasformato in quello che non è. Se avessi voluto tirare qualche sasso avrei pubblicato stroncature di questa o quell’azienda che invece non ho proprio scritto, preferendo impostare un ragionamento generale su alcuni evidenti limiti di una categoria di prodotti. Proprio per evitare la sterile identificazione dei campioni assaggiati abbiamo ritoccato le foto e nascosto le etichette ma non è bastato. Alcune bottiglie si riconoscono? Sono state volute e vengono usate apposta per questo fine!

Per non farsi mancar nulla questo arcigno fustigatore di costumi chiude i post con allusioni vagamente minatorie, ma di cosa stiamo parlando? Questo è un modo di vedere il mondo e di comportarsi che mi fa orrore per la fragile arroganza che ne trasuda e per la dimestichezza con il codice penale che dimostra.

Tra le altre cose aveva promesse a me e a scatti “5 minuti di gloria” (W Andy Wahrhol che ne garantiva 15 a chiunque!) e dai due siti sono piovuti poco più di 100 lettori. Tutto qui? Protesto!

Da matricole eravamo simpatici a tutti, siamo cresciuti e da qualche posto arriva fango. C’est la vie e per queste cose non c’è la SAI. Una solo cosa mi ha fatto veramente incazzare: l’uso ipocrita dell’anodina locuzione “non vedente” che nel contesto risulta anche denigratoria. Le parole giuste ci sono, per usarle serve onestà intellettuale.

Foto: Stefania Rinaldi

28 Commenti

  1. La locuzione non vedente con quei tre puntini di sospensione mi fa inorridire, anzi, incazzare almeno quanto te! Per usare i termini giusti ci vogliono le palle e qualcuno non le ha. Ecco perchè minaccia azioni legali nelle sedi opportune. Paolo, hai solo scritto un bel pezzo su un assaggio che abbiamo fatto insieme di vini misti (una vera macedonia di bollicine a prezzi contenuti) che non ci sono piaciuti. E’ reato dirlo? Dobbiamo fare i nomi di quelli che ci sono piaciuti? No problem, io posso anche farli ma ripeto, le delusioni quando assaggio spumanti italiani sono assai frequenti e questa è opinione diffusa, la pensino come vogliono i tuoi detrattori.

  2. Caro, carissimo Paolo, tralascio cose volgari e a me oscure, per riportarti qui un sincero e disinteressato pensierino sul tuo post, che, lo posso dire, mi aveva un pochino, per la sua strana, come dire forma, lasciato perplesso. Durante la disucussione nata dal thread incriminato(…) tu dici giustamente “parlare in generale è l’unico modo per segnalare alcune caratteristiche comuni a tutti senza dover parlare di ogni singola referenza (compito chiaramente impossibile)”
    Giusto Paolo, ma la piccola ingenuità, non me ne vorrai, commessa dal tuo articolo, è che una degustazione, che prevede un campionario, è un “incipit” che lavora contro al tuo tentativo di ambire ad un discorso generale. C’è una oggettiva, per me, forzatura, un gesto innaturale, nel mettere insieme “la forma del giudizio” che deve esssere sempre circonstanziata e lo sguaro a volo d’uccelo, diciamo il pamphlet, anche polemico. La spia della forzatura è, te lo dico ovviamente stando al di fiori di tutto, in queta cosa stranetta del non dire cosa si è bevuo, perchè a tal punto scadente sarebbe stata la valutazione.La cosa, insomma, traballa, un pochino. Secondo me, in questo caso, vale la solita regola del decano della critica cinematogragica. Se non ti piace un film al punto che te ne vai, non parlarne. Ma se ne parli, scrivi il più bel pezzo della tua carriera.

  3. ha risposto a umberto: infatti Paolo ha scritto un gran bel pezzo… Non so se sia il più bello della sua carriera, che sono certo sarà lunga e piena di bei pezzi e giudizi sul vino!

  4. ha risposto a Alessandro Bocchetti: No, ripeto, della Francia Corta e dell’equivoco, non mi inreressa nulla, ma lo schema del thread, ha qualcosa di forzato e non lineare, e forse in amicizia, al netto delle porcherie che ho letto qua e là, si potrebbe anche ammettere. Ma è una opinione del tutto personale.

  5. caro paolo chi ha il coraggio di esprimere le sue opinioni senza offendere nessuno ha tutto il mio rispetto, ma purtroppo devo constatare che la liberta di opinione non fa parte del mondo che le nostre aziende,la tua piu’della mia,hanno sempre cercato di rappresentare al meglio.grazie a te

  6. …non ho capito: qualcuno se l’è presa per il bello , anche se un pò velenoso (per la zona) articolo scorso della degustazione dei Franciacorta di Trimani? C’era da aspettarselo , ma non ti curar di loro …

  7. Caro Paolo, l’unica cosa che posso dirti è “welcome in the club”, che è la stessa cosa che ho detto a Michel Bettane qualche anno fa, quando, sempre dopo di me, s’intende, fu oggetto di trattamenti simili da parte di un personaggio che mi sono sempre onorato di non nominare. Un solo consiglio: le bottiglie trasparenti la prossima volta mettile dietro alle altre…Così non si vedono. Come diceva Andreotti, che di queste cose se ne intendeva, a pensar male si fa peccato ma…. continua tu nella tua mente.

  8. @ Arcangelo @ Fabio @ Vinogodi @ Daniele @ Alessandro @ Cristiana @ Umberto @ Vincenzo
    grazie per i vostri interventi

  9. ha risposto a paolo trimani:
    Grazie Paolo, rileggendo il tuo thread, parola paer parola, credo di aver capito cosa non scatta. Vorrebbe liberare l’energia di un giudizio anche radicale, ma dentro c’è unìenergia trattenuta, una implosione, invece che un’esplosione. Ti abbraccio, pensaci.

  10. Caro Trimani, da anni seguo il blog di Ziliani di cui ho spesso condiviso le opinioni e le battaglie anche se a volte la vis polemica ė un po’ sopra le righe. Credo che in questo caso tutti abbiano sbagliato: lei perchė un effetto denigratorio della Franciacorta in generale traspare comunque dal suo articolo (e questo in effetti,probabilmente al di là delle sue intenzioni, non ė corretto), Ziliani perchė, come gli capita a volte, ė andato giù con mano un po’troppo pesante. Queste, se le possono interessare, le sensazioni di uno spettatore neutrale.

  11. ha risposto a Angelo Cantù: Quindi affermare che la batteria di sei Franciacorta, e non di tutti i Franciacorta, era sconfortante perché i campioni presentavano “tanti tecnicismi e poca zona di origine” meriterebbe un’azione legale da parte del Consorzio. Qui mi pare evidente solo una cosa, e cioè che le uniche bottiglie di Franciacorta riconoscibili erano quelle di una specifica azienda franciacortina, che è Ca’ del Bosco, e questo perché è l’unica che propone vini in bottiglie trasparenti (Cuvée Prestige) ed in champagnotta bassa (Annamaria Clementi), che è l’unica che presenta anche il residuo della fascetta della Docg rimkasta dopo l’apertura. Il Presidente del Consorzio della Franciacorta, Maurizio Zanella, è anche il comproprietario di Ca’ del Bosco. Ora io proprio non vorrei che l’intervento del blog in questione fosse stato in qualche modo favorito dalla pluriennale amicizia che esiste fra Zanella ed il titolare del blog stesso. Non lo vorrei per la stima intellettuale che ho per Zanella, che spero vorrà intervenire per smentire qualunque possibile illazione, innanzi tutto, anche per il ruolo che attualmente ricopre. Consentendoci al contempo di liberare le nostre menti da sospetti che spero siano del tutto infondati.

  12. ha risposto a umberto: commento illuminante, graie per l’attenzione e per l’indicazione, ancora grazie!

    @ Angelo Cantù: il suo discorso si basa su un’interpretazione (poco spontanea direi) del mio
    pezzo, io volevo segnalare alcuni limiti dell’attuale produzione spumantistica italiana a metodo classico che finora nessuno ha contestato
    di sicuro a causa dell’energia non linerata!

  13. ha risposto a Paolo Trimani: Paolo, alla fine della giornata lavorativa (sono quasi le sei) non c’è stata alcuna risposta alla mia richiesta di precisazioni nei confronti di Maurizio Zanella. Resto ovviamente in attesa, come penso resti tu. La speranza è l’ultima a morire. Rileggendo poi quel pezzo di quel blog prendo atto che anche l’autore afferma che si riconoscerebbero le bottiglie di “alcuni” produttori. In realtà si riconoscono le bottiglie di “un” solo produttore, visto che nelle foto voi avete addirittura tolto le fascette della Docg a tutte le bottiglie di Franciacorta e ne è rimasta solo una, stropicciata, sul retro del collo di una sola bottiglia. Incrociando quest’informazione con la forma della bottiglia si può risalire all’azienda e la stessa cosa si può fare nel caso della bottiglia trasparente. L’azienda, ripeto, è sempre la stessa, si chiama Ca’ del Bosco. A questo è dovuta la furia scomposta del blogger e dei suoi consueti compari. Mi dispiace francamente per le parole di Francesco Annibali. Speravo fosse una persona diversa.

  14. ha risposto a Paolo Trimani: Paolo, alla fine della giornata lavorativa (sono quasi le sei) non c’è stata alcuna risposta alla mia richiesta di precisazioni nei confronti di Maurizio Zanella. Resto ovviamente in attesa, come penso resti tu. La speranza è l’ultima a morire. Rileggendo poi quel pezzo di quel blog prendo atto che anche l’autore afferma che si riconoscerebbero le bottiglie di “alcuni” produttori. In realtà si riconoscono le bottiglie di “un” solo produttore, visto che nelle foto voi avete addirittura tolto le fascette della Docg a tutte le bottiglie di Franciacorta e ne è rimasta solo una, stropicciata, sul retro del collo di una sola bottiglia. Incrociando quest’informazione con la forma della bottiglia si può risalire all’azienda e la stessa cosa si può fare nel caso della bottiglia trasparente. L’azienda, ripeto, è sempre la stessa, si chiama Ca’ del Bosco. A questo è dovuta la furia scomposta del blogger e dei suoi consueti compari? Mi dispiace francamente per le parole di Francesco Annibali. Speravo fosse una persona diversa.

  15. a dire il vero nelle foto pubblicate si distingue nettamente oltre alla bottiglia del Franciacorta di Cà del Bosco la sagoma inconfondibile della bottiglia di Bellavista… Per la precisione

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