Ogm, la messa al bando integrale in Italia ora è più vicina.

L’avversione del ministro delle Politiche Agricole per gli Organismi Geneticamente Modificati è nota da tempo. Ora Saverio Romano, catapultato a marzo dal gruppo parlamentare dei Responsabili alla poltrona di via XX Settembre, è passato dalle parole ai fatti e ha sottoposto al Ministero delle Politiche Comunitarie la richiesta di avviare la procedura per l’attivazione della clausola di salvaguardia sul mais OGM MON 810, l’unico prodotto geneticamente modificato, insieme alla patata Amflora, consentito dalla legislazione europea.

L’Europa infatti, mentre autorizza la loro coltivazione, riconosce agli Stati membri, con direttiva 2001/18, il diritto di decidere, per ragioni d opportunità ambientale, se limitarli o vietarli sul proprio territorio. Lo hanno già fatto altri Paesi dell’Ue come Austria, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo e Ungheria.

Compatte contro gli Ogm le Regioni italiane che già a marzo avevano deliberato all’unanimità, con la sola eccezione della Lombardia, a favore dell’esercizio della clausola di salvaguardia da parte dell’Italia e ora che il provvedimento ha formalmente iniziato il suo cammino, il ministro incassa i primi apprezzamenti. “Diamo atto dell’interesse dimostrato dal Mipaaf volto a tutelare i sistemi agricoli italiani”, ha commentato Andrea Ferrante, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica. “Come ha dimostrato eloquentemente la situazione spagnola, in cui le coltivazioni transgeniche hanno cannibalizzato le coltivazioni biologiche e convenzionali di mais, infatti, l’utilizzo degli Ogm in agricoltura ha ripercussioni a dir poco lesive. Se poi si considera il sistema produttivo agricolo italiano, in cui, stando ai dati preliminari del 6° Censimento ISTAT sull’Agricoltura, le aziende hanno una media di sette ettari, è chiaro che risulta impercorribile la strada di una coesistenza “pacifica” tra  coltivazioni transgeniche e coltivazioni biologiche e convenzionale”.

Una questione controversa, quella della coesistenza tra colture convenzionali e Ogm. A giugno il Tar del Lazio aveva bocciato il decreto con il quale, nel 2010, l’allora ministro delle Politiche Luca Zaia aveva vietato all’agricoltore friulano Silvano Dalla Libera, già in possesso del via libera del Consiglio di Stato, di coltivare sementi Ogm. Un’iniziativa accolta positivamente dalle organizzazioni degli agricoltori, da Legambiente e Wwf, da Confartgianato, Slow Food e Federconsumatori. Dopo la bocciatura del Tar ampi settori del mondo agricolo e ambientalista avevano chiesto al ministro dell’Agricoltura di intervenire “a monte”, chiedendo l’applicazione della clausola di salvaguardia.

[Fonte: aiab.it, corriere.it Foto: uomoplanetario.org, ecoblog.it]