Bio contaminato con Ogm. La Corte Ue: occorre l’autorizzazione

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“Ho un incubo: un prodotto biologico contaminato dal transgenico che deve chiedere l’autorizzazione per essere commercializzato come Ogm!”. E’ il commento sconsolato di Andrea Ferrante, presidente di Aiab, sulla sentenza della Corte di Giustizia europea in materia di coesistenza tra Ogm e colture convenzionali.

La sentenza, che fa giurisprudenza a livello europeo, ha stabilito che il miele in cui è riscontrabile la presenza di polline di mais Ogm (Mon 810, l’unico prodotto geneticamente modificato di cui in Europa è autorizzata la coltivazione insieme alla patata Amflora, non destinata al consumo alimentare) deve essere soggetto ad un’autorizzazione per l’immissione in commercio ed etichettato come Ogm.

La controversia giudiziaria era nata qualche anno fa dopo che nel miele prodotto con sistemi di agricoltura biologica dall’apicoltore bavarese Karl Heinz Bablok erano stati riscontrati residui di Dna del mais transgenico coltivato a 500 metri di distanza dagli alveari. “E’ l’ennesima dimostrazione del fatto che la coesistenza in campo aperto tra coltivazioni tradizionali e coltivazioni Ogm è semplicemente impossibile», ha commentato Ferrante.

Proprietario del mais in questione è un Land della Baviera, il Freistaat Bayern, e i campi sono posti nelle vicinanze della proprietà di Karl Heinz Bablok, un apicoltore che nel 2005 aveva riscontrato la presenza, nel suo miele, di Dna di Mon 810 e di proteine geneticamente modificate. Era stato Bablok ad avviare il procedimento contro il Freistaat Bayern al quale la Corte amministrativa bavarese aveva dato ragione adducendo la motivazione che il polline, pur se contaminato da Ogm, non ha capacità di fecondazione. Ora la sentenza della Corte europea che ritiene, al contrario, che la presenza di polline di mais ogm  debba essere considerata una “alterazione sostanziale” al punto da rendere necessaria la richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio come accade per tutti gli alimenti contenenti ingredienti ottenuti a partire  da Ogm (Regolamento Ue 1829/2003).

Con questa sentenza la Corte europea interviene, indirettamente, nella delicata materia della vicinanza tra prodotti dell’agricoltura convenzionale (o bio) e prodotti geneticamente modificati. Una questione su cui in Italia si sono recentemente pronunciati il Tar del Lazio, bocciando il decreto che vietava all’agricoltore friulano Silvano Dalla Libera di coltivare sementi Ogm, e il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano, avviando l’iter per l’attivazione della clausola di salvaguardia in Europa sul mais Ogm Mon 810 con l’intenzione di vietarne la coltivazione sul territorio italiano.

“Le coltivazioni illegali di mais ogm, recentemente scoperte nelle province di Pordenone e Udine, stanno provocando lo stesso genere di contaminazione avvenuta in Germania”, ha commentato Greenpeace che ha aggiunto: “E’ ora che il ministro Romano adotti la clausola di salvaguardia per vietare una volta per tutte le colture ogm in Italia”.

Intanto è arrivata la sentenza. E con la sentenza, l’incubo: dover scrivere Ogm sull’etichetta… invece che bio!

[Fonte: aiab.it. Foto: tmnews.it]

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