Un marziano a Roma/47 La migliore coda alla vaccinara è da Checchino!

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Piccolo, verde, caro, vecchio Qwerty. Abbiamo provato tanti locali insieme, pizzerie, trattorie, ristoranti stellati e non, ma a ben vedere il nostro ruolino di marcia manca di un pilastro che, per il marziano più gourmet di Roma, non può mancare: Checchino a Testaccio; quel Checchino dove si narra si siano uditi i primi vagiti della cucina romanesca testaccina, quella che parla di osterie e di ostesse, di recupero e di salari pagati a suon di scarti di macellazione nobilitatisi poi in quinto quarto.

L’appuntamento è chiaro: ore 13 e 30 di fronte l’ingresso dell’ex-mattatoio, lato Macro; proprio lì, a pochi metri di distanza, si staglia con orgoglio dal 1887 l’insegna di Checchino, sicuro approdo per chi cerca una cucina romanesca diretta e senza troppe mediazioni, servita con garbo ed attenzioni old fashion.

Nella telefonata in cui riservo il tavolo, mi assicuro che ci sia la coda alla vaccinara vero pezzo da novanta nella proposta del locale, dall’altro filo del telefono cordialmente mi rispondono che il giorno in cui non dovesse esserci significherà che probabilmente neanche Checchino esisterà più, consapevolezza tanto rassicurante quanto malinconica.

Ad ora di pranzo ancora non pioveva a Roma, l’atterraggio di Qwerty è andato benissimo, ma la tensione accumulata tra le intemperie intergalattiche ha messo un particolare appetito al marzianino, rido.

Ad insaputa di Qwerty abbiamo alla nostra tavola un ospite tanto inatteso quanto gradito, la taglientissima Black Mamba in carne, ossa e katana: il marziano alla sua vista trasecola, arrossisce, quasi intimidisce ma dopo pochi secondi di impasse, con la sua affamata determinazione, sollecita l’ordinazione.

Spaghetti alla carbonara: l’esecuzione parla romanaccio stretto, quasi casalingo, il risultato è una carbonara di pancia e di gola in cui sembra quasi starci bene l’uovo diventato un po’ frittatina e si riesce anche a perdonare la cottura un attimo prolungata dello spaghetto.

Tonnarelli con il sugo di coda: che piatto! La salsa quasi barocca, opulenta, ricca ed intensa, è un inno all’abbondanza tipica delle trattorie romane; il tonnarello ha una cottura ineccepibile, il risultato arriva dritto al cuore del marziano.

Padellotto: l’ex mattatoio, a pochissimi metri di distanza, arriva prepotentemente nel piatto raccontandoci la storia che lo ha reso famoso: il quinto quarto. La frazione immaginaria qui è quanto mai reale sotto forma di fegato, pajata, animelle, granelli e rognone saltati in padella con aceto, cipolla ed odori. Afrori e sapori che raccontano i profumi che si spandono nei caseggiati romani le domeniche di autunno.

Coda alla Vaccinara: non si può venire da Checchino senza assaggiare questa preparazione, semplicemente la migliore a Roma. La carne si stacca senza difficoltà, è suadente ed umida, un piacere tuffarla nella gaudente orgia di pomodoro, sedano e pinoli che la accompagna. Secchio please!

Vista la presenza dell’affilato ospite, non possiamo esimerci dallo scegliere con attenzione un vino da accompagnare al felice pranzo. Beviamo un vino laziale ignoto anche a Black Mamba, per la precisione di Tarquinia, da uve Montepulciano 100%, che tuttavia secondo Black Mamba per essere un Montepulciano sapeva un po’ troppo di Merlot, il vino è Tenuta Sant’ Isidoro Soremidio 2006.

Per terminare il vino optiamo per un piccolo assaggio di formaggio (su tutti un ottimo pecorino) ed a seguire una discreta torta alla ricotta dall’aria e dal sapore estremamente domestico.

Nel frattempo una pioggia torrenziale, senza timidezza, è iniziata a battere violenta e minacciosa: arriva il coupe de theatre di Black Mamba, che di piacevolezze e di piccole coccole quotidiane la sa lunga; la sua trovata è quella di continuare la nostra giornata Amarcord altrove.

Sistemiamo Qwerty sul sedile posteriore della Torpedo Blu targata BM ed in un batti baleno ci ritroviamo a Via Veneto, pronti ad entrare nel più classico tra i classici: l’Harry’s Bar.

Piove, fa freddo, le giornate sono corte, in altre parole è arrivato l’autunno: cosa c’è di meglio di un Irish Coffee per passare un pomeriggio che sa di swing e di stornelli romaneschi?

Credo che dopo questa esperienza Qwerty non sarà più lo stesso, attenta a te Black Mamba!

Checchino dal 1887. via di Monte Testaccio, 30. 00153 Roma. Tel +39 06.5743816 – +39 06.5746318

Harry’s Bar. Via Vittorio Veneto, 150. 00187 Roma. Tel. +39 06.484643 – 06.4742103

[Foto Aldo Fabrizi: Checchino dal 1887]

20 Commenti

  1. grande pezzo, per grande posto!
    Talmente un classicvo, da diventare una novità… ci dimentichiamo troppo spesso di postii così, poi mangiare d’estate al sole davanti al mattatoio nun ha prezzo! Qui il prezzo è persino conveniente 😉

  2. Emozione…
    Il primo ristorante in cui misi piede la prima volta che venni a Roma.
    Flash: Gricia e Vaccinara.
    Chambertin, ma era Trapet o Rousseau?
    Mah!
    Per una volta ricordo i piatti ma mi sfugge un dettaglio sul vino.
    Doveva essere proprio straordinari quei due piatti 😉

  3. Io qui ho mangiato un’ottima cacio e pepe e, pur non essendo un’amante della coda alla vaccinara, la scarpetta in quel sughetto era da urlo!! :).
    E cmq complimenti per il pezzo, ben scritto ed estremamente piacevole da leggere 🙂

  4. ha risposto a Claudia-Cloo: per il momeno bisogna accontetntarsi di quella d’agnello anche se prorio oggi ho visto al mercato di Testaccio un maccellaio che vendeva quella di vitella. Ma è successo qualcosa che mi son perso a livello europeo in termini di interiora di vitella?????

  5. a me Checchino piace molto e il padellotto è un classico che non mi faccio mancare, mai. Mi sono molto divertita in questa giornata di pioggia battente ad andare in giro col marziano, che dopo pranzo ho portato all’Harry’s bar a bere irish coffee. Dopo Checchino, ci voleva. P.S l’irish coffee è stato molto più difficile da digerire del mio padellotto e della coda alla vaccinara di Querty. Belle foto, bravo Andrea!

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