Trend | Alimenti senza glutine per tutti? No, grazie!

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La moda del gluten free sbarca in Italia. Un vero boom, nel regno della dieta mediterranea, in arrivo dagli Stati Uniti dove la febbre del cibo senza farina di frumento ha già i suoi numeri e le sue certezze. Qui le vendite di prodotti senza glutine è infatti quasi triplicata in cinque anni e l’impennata non sarebbe correlata ad un aumento dei malati di celiachia.

A magnificare i vantaggi di una dieta priva di glutine, racconta corriere.it, è già scesa in campo una star del tennis come Novack Djokovic che “ha dato buona parte del merito delle sue 40 vittorie consecutive alla dieta gluten free”.

Quella dei cibi senza frumento “è una moda che giunge da oltreoceano e che fino ad oggi non sembrava avere particolare appeal sugli italiani, così affezionati a pasta, pane e dolci”, spiega Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il boom di negozi gluten-free farebbe pensare però ad un’inversione di marcia” e all'”l’ennesima trovata del marketing che ha eccitato gli animi dei salutisti fai da te”.

La tendenza appare poco comprensibile quando la riduzione dell’apporto di glutine nella dieta non è però una necessità dettata dalla malattia. Tanto più se si tiene conto che una riduzione del glutine può passare anche attraverso il consumo di “prodotti biologici a base di riso, grano saraceno, quinoa, amaranto e mais”, come scrive, rispondendo ad una richiesta di consigli sulla Rete, Ruggero Grazioli, medico specializzato in scienza dell’alimentazione. Che ai cibi gluten free rimprovera per giunta di essere “molto artificiali e lavorati in modo industriale”.

85 mila celiaci diagnosticati, 400 mila potenziali, 5000 nuove diagnosi ogni anno e 2.800 nascite di bambini celiaci: in questi numeri, forniti dall’Associazione Italiana Celiachia, c’è la dimensione del problema. Un’emergenza in soccorso della quale, accanto alle aziende specializzate della prima ora come Pandea, Dr. Schar, Pedon, Cerealvita, sono scesi in campo anche giganti come Nestlé, Findus e Galbusera. Un mercato ‘promettente’, non solo per chi offre prodotti pensati per i consumi casalinghi, ma anche per quello della ristorazione. In questa ottica è nato il network DS Pizza Point di Dr Schar, una rete di ristoranti (erano 400 all’inizio dell’anno) che mettono in carta la pizza gluten-free.

Corsi pratici per la preparazione delle pizze senza glutine sono organizzzati anche dalla Nazionale Italiana Pizzaioli. Un elenco di pizzerie, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, negozi, agriturismi, aree di servizio e ricette  per celiaci, costantemente aggiornato anche con l’aiuto degli utenti, è disponibile su questo sito.

[Fonte: corriere.it, sole24ore.it, gustareitalia.it Foto: tennisnow.com]

2 Commenti

  1. Ecco, il problema è proprio questo: il gluten free per molti è diventato una moda ma per altrettanti è una vera necessità e a farne le spese sono (siamo) proprio noi che dobbiamo seguire questa dieta per forza di cose. I prezzi dei prodotti lievitano sensibilmente e la qualità, spesso, non è assolutamente quella che ci si aspetta specie dalle cosidette farine industriali lavorate per cui è comunque sempre meglio affidarsi alle farine naturali. E’ un po’ quello che successe anni fa con le intolleranze alimentari: tutti ne soffrivano, il business crebbe in maniera spaventosa e per quelli che ne soffrivano davvero erano dolori. Chissà quanto durerà questa moda anche a fronte del poco supporto economico che un celiaco riceve dallo stato (io, in irlanda, non pago nessuno dei prodotti che consumo!!!)…

  2. Vero il problema del costo….
    I celiaci sono un bel po’, ma gli intolleanti al glutine ancor più perchè nel corso degli anni un bel numero di nutrizionisti, anche in Italia, hanno pescritto test per le intolleranze.
    Ovvio da dire che noi italiani risultiamo al 90% intolleanti e quindi via a mode anche qui… per fortuna noi siamo pastasciuttari e il demone non ha attecchito.
    A breve attendiamo un po’ di nuove patologie dagli States… che facciamo vogliamo farcele mancare ?

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