Fuorisalone Milano 2012. Esterni e il food design a Cascina Cuccagna

La zona che si dirama tra Piazza Medaglie d’Oro (quella delle terme Milano, per intenderci) e il trafficato Viale Umbria ha mantenuto sempre un certo understatement in occasione degli eventi Fuorisalone di Milano.

Un po’ radical chic, un po’ studentesca (ma di bocconiana matrice), un po’ milanese d’altri tempi, si presta poco al concetto di un tortonesimo evangelizzato per cui tutti devono esserci e mostrarsi.

Esterni (sempre loro dai tempi delle pentole di pasta fuori dalla Triennale), per quest’anno, ha fatto sua questa landa poco presidiata, concentrando gli sforzi sulla Cascina Cuccagna, simbolo del luogo che si fa spazio pubblico.

Entrare alla Cuccagna dopo la ristrutturazione ispira un solo sentimento, una gioia ubriaca nel vedere che, a Milano, “il tutto si crea e tutto si distrugge”, a volte, si ferma. Nel rispetto dei suoi trecento anni, brilla per modernità, gli spazi si integrano tra loro e con l’area circostante, garantiscono ampio respiro anche in presenza di folle salonesche (molto alternative ma pur sempre folle).
Ovviamente esterni ha fatto dei due baluardi di questo nuovo secolo – rispetto dell’ambiente e ritorno alla convivialità- un passepartout per i cuori di tutti gli idealisti giovani e meno giovani: ma l’ha fatto bene e bisogna dargliene atto.

Con il Pubblic Design Festival, Esterni presenta, nelle stanze della Cascina, la casa che i sopra citati vorrebbero. Recupero a gogò, materiali biodegradabili, risparmio energetico, verde, prodotti etici.
Da segnalare la Solar schiscetta (il pranzo portato da casa per i milanesi), un rudimentale forno solare che si fa lunch box e permette di riscaldare il cibo con i raggi del sole; i filtri in cartone ondulato utili per ridurre la carica batterica presente nei frigoriferi;

i vasi in lolla di riso –biodegradabile al 100% – per tutti coloro che coltivano piante aromatiche (un intero scaffale era dedicato a queste benefattrici delle ricette casalinghe) ma non vogliono riempirsi la casa di plastica.

Il cuore della cascina è, però, una cucina enorme, a vista, dove la materia prima transita direttamente dall’orto urbano che circonda la Cascina al piatto (rigorosamente in mater-bi).
E per chi non disdegna di farsi servire comodamente seduto a tavola, un ristorantino appartato e accogliente in un’ala della struttura, che non abbiamo potuto testare perché già prenotato per tutte le serate del salone.

Il progetto di questo spazio food (che diventerà permanente subito dopo il salone), nato dalla collaborazione con Nicola Cavallaro, prevede l’utilizzo in cucina di prodotti stagionali e del territorio, fatti in casa e biologici e una selezione sia di piatti vegetariani che senza glutine.

Piatti semplici, quasi frugali, valorizzati dalla freschezza delle materie prime: per l’aperitivo, mondeghili (le polpette di carne in milanese), verdura, focacce sfornate al momento, salumi e formaggi. Ma anche il menù, proposto dal 9 al 22 aprile dal ristorante, si basa su ingredienti selezionati senza brillare per inventiva. Il piatto di casa che osa un po’ nella presentazione e nel nome ma che, essenzialmente, vuole farci credere che anche a Milano ci sono mamme e nonne che ci aspettano per pranzo, cena o addirittura (ai più sognatori piacerà) per la merenda. E dopo, l’immancabile pennichella sotto l’albero.

Il Pubblic Design Festival è stato inaugurato martedì 17, seguiranno una serie di appuntamenti
Mercoledì 18 una passeggiata alla scoperta di altri luoghi che potrebbero diventare pubblici.
Giovedì 19 la colazione con il collettivo berlinese MakerLa.
Venerdì 20 gli studenti dello IED presenteranno uno studio sull’orto urbano.
Sabato 21 e domenica 22, il pic-nic a Milano.

Da non perdere, giovedì sera, 18 aprile, Cook for Good, performance di cucina collettiva con la collaborazione dello chef Marco Bianchi; e da giovedì a sabato le cene in tre atti durante le quali i commensali potranno gustare lo stesso piatto realizzato in tre modi diversi.

Immagini: Stefania Cappellini

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