“Ohimè! ohimè! ho fatto tardi!”
Eh?
“È tardi, è tardi, è tardissimo, mamma mia…”
Da qualche giorno Totò è così, sempre di corsa – sembra il Coniglio Bianco di Alice nel Paese delle Meraviglie – e non si riesce a parlargli.
Totò, dove andiamo a mangiar…
“No, no, non posso, è tardi! Tu non hai idea delle cose che accadono, che cambiano a vista d’occhio…”
Scusa?
“Eh, sì, guarda i miei appunti: negozi che aprono, locali che chiudono, palazzi interi che non ci sono più, altri che sorgono come funghi dopo una notte di luna piena…”
No, scusa, non ti seguo.
“Non importa, è tardi. Non ho tempo per venire a mangiare con te: ma se vuoi sono stato l’altro giorno fuori a pranzo, e ho scritto il pezzo. Tieni!”
E se ne è andato. Ora, io non voglio certo attribuirmi meriti o paternità sulle rubriche, “Miracolo a Milano” è tanto mia quanto sua, ma mi sa che sta diventando tanto sua quanto poco mia…

“Sabato festivo, città semideserta, un po’ di sole, caldo. Due tavolini minuscoli di ferro, quattro sedie, un tendone. La vista su una vecchia facciata liberty, sede di una biblioteca, un albero (una magnolia, forse). Un vago languore, stimolato dalla vista, dall’insegna. Il Pesce Ubriaco. Un nome, un programma. Vorrei mangiare qualcosa si accomodi dove preferisce dentro o fuori beh fuori, grazie. Una pescheria con cucina, piccina – una ventina di posti a sedere? –, il menu scritto col gesso sulla lavagna all’esterno.

Il pesce con la sua espressione irrigidita dal freddo del suo letto di ghiaccio tritato ti osserva. Pennette con calamari, grazie. Buone, cottura buona, buono il sughetto coi calamari, semplice, avrei senz’altro aggiunto un po’ di peperoncino, giusto per un guizzo, il sapore se ne stava lì, buono ma un po’ rigido.

Gamberoni al forno. Quattro. Inutile dire che ne avrei mangiati quaranta. Buoni, freschi, forse avrei fermato la cottura un paio di minuti prima. Il signore al tavolo di fronte si è fatto un aperitivo, poi un bis, poi un bis del bis, con gamberi e altre crudité, due parole, ma ha sentito che buoni questi gamberi?, si alza paga e se ne va. Il locale è rinomato anche per i suoi aperitivi a base appunto di pesce. Finisco il calice di Prosecco Bortolomiol, arriva il tiramisù. Troppo cioccolato spolverato sopra, ottima la crema, che delizia i pavesini inzuppati nel caffè.”

Ah, sì, lo faceva così anche la mia mamma…
“Bravo Carmine, il cuoco. Quaranta euro ben spesi, tutto sommato.”
Ah. Bene, ma…
“Ma non ho tempo, ti dico. Allora: lo sai che ha aperto Pavé Milano?”

Sì, ma – “Ma niente, ho fatto un salto all’inaugurazione, BlogVs CibVs non potevano mancare. Posto molto carino, curato, arredato con gusto estremo, vecchi mobili, cassette da fruttaverdura, le sedie tutte diverse, tavoli con piani di marmo, belle lampade, luminoso. Un soggiorno con laboratorio di pasticceria. Ti ci devo portare: ho assaggiato i loro dolci, buonissimi, ho anche mangiato, un tagliere di salumi formaggi – e il pane… non ho parole…”

Ecco, bene, allora stattene zitto. Il pane lo conosco – lo ha usato Cristiano de Il Cucinotto allo showcooking che abbiamo fatto a Taste of Milano. Era, è anzi, qualcosa di speciale… a partire dal fatto che è un pane figlio di una pasta madre – e questo la dice già lunga.

“Dice Giovanni Giberti, il cuoco pasticcere: ‘Ogni giorno parlo con il mio pane. Ma il bello arriva quando io lo sto ad ascoltare’ – che mi sembra bello, bisogna anche saper ascoltare, nella vita, no?”

Lascia perdere – dobbiamo andare da Pavé, visto anche che ho seguito l’allestimento del locale attraverso i vari post su Facebook, i tweet su Twitter, i filmati postati su YouTube (un gran bel modo di usare i social network) e gli amici…

Ecco, è bello questo fatto, giovani entusiasti che aprono locali, che ci mettono dentro la loro vita, e fanno le cose col cervello, e col cuore.

A proposito, il cuore mi si è fermato – “Ma dai – me lo dici così? Quando? come ti senti, vuoi un bicchier d’acqua, delle coperte, dei teli. fate bollire dell’acqua!” – calma, l’acqua si fa bollire per tenere occupati i mariti durante i parti d’emergenza nel Far West – io sto bene, mi si è fermato il cuore passando per via Torino tempo fa, e vedendo, al posto della Pasticceria siciliana dei Fratelli Freni, un negozio di intimo.

“Nooo… La Pasticceria Freni? Ma non era in Corso Vittorio Emanuele, poi dopo la guerra l’han spostata…”

Arrivati a Milano dalla Sicilia nel 1914, anzi dalla Messina distrutta dal terremoto del 1908, i Freni aprirono in Corso Vittorio Emanuele, al 2, e vi ritornarono, dopo la distruzione della guerra, nel 1954 (“Ah… ecco, quando me ne sono andato nel ’51 non l’avevano ancora aperta”), e in seguito aprirono all’inizio di via Torino. E ora non c’è più. “Ma è rimasta la sede di via Beccarla, vero?”

Vero – con le loro paste di mandorle, tutti i dolci tipici, e i cannoli, riempiti al momento…“No, dai Emanuele – non puoi commuoverti per un cannolo…”

Se c’è qualcosa che ti piace, o perché è buono, o perché è legato ai ricordi e ai sapori della tua infanzia, della tua vita, puoi anche commuoverti. Anzi, stasera cannolo come aperitivo. “O due…”

Comunque – altri posti nuovi si affacciano: ad esempio, Stickhouse – il gelato artigianale su stecco, inaugurata qualche giorno fa in via Vigevano angolo via Corsico.

“E ci sei andato…”
Certo – è un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo ecc ecc.

L’idea è carina, gusti e sapori non sono male, all’assaggio. Peccato che quello Fior di panna con i pezzetti di nocciola in superficie abbia iniziato a perderli, i pezzetti, dato il caldo, quasi subito.

Decidiamo di portarne qualcuno a casa. Peccato che la bustina da asporto non fosse funzionale appunto all’asporto, e i gelati siano arrivati in condizioni un po’ approssimative (meglio i ghiaccioli, come conservazione), dopo ¾ d’ora. Buono, molto, quello al Mojito, un ghiacciolo comunque leggero. Il gelato fiordilatte ricoperto di ghiacciolo alla fragola si era piuttosto sciolto, e rassodandosi di nuovo si è un po’ “scombinato”… non male. Insomma, da rivedere, diamo loro una seconda possibilità.

“Certo, dovrò mangiare lì 4 o 5 gelati, per avere una panoramica più panoramica…!”

Il pesce ubriaco. Via Melzo 28. Milano. Tel.+ 39 02 20242022

Pavé Milano. Via Felice Casati 27. Milano. Tel.: +39 02 94392259

Pasticceria siciliana F.lli Freni. Via Beccaria 3 (angolo Via Passarella). Milano. Tel. +39 02 76 31 80 70

2 Commenti

  1. Da pavè ci sono stato l’altro giorno ma, dal momento che avevo ben due esami in università, ho solo pranzato con un panino. Ottimo pane e buone materie prime, ma una pecca: due ore dopo avevo già un bel buco allo stomaco! Passerò comunque per testare i dolci, anche perchè ho parlato con i ragazzi e mi piacerebbe conoscerli un po’ meglio! 🙂

  2. “Vale la pena di conoscere i ragazzi, certo – ma ti consiglio una relazione moolto stretta con le brioscine, e la torta col cioccolato, e il dolc…” – Totò!!!

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