Il Financial Times salva 5 tavole a Roma. E voi non siete d’accordo

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Anche gli uomini della finanza hanno una pancia. A loro, ai lettori del quotidiano della City di Londra, piu’ a loro agio con Opa, swap e da qualche settimana con lo spread, il Financial Times dedica un articolo sulle tavole romane delle quali scongiurare l’estinzione. Per loro stila questo piccolo elenco dei locali-Panda.

Ed ecco, in un articolo firmato da David Winner, la lista (con relative specialità) dalla quale, da oggi in poi, un analista di Goldman Sachs e un banchiere di Barclays dovranno gioco forza pescare per scegliere l’indirizzo giusto quando passeranno per la Città Eterna.

  1. Il Quagliaro (Largo Mola di Bari).  Quaglie all’aceto di Tiberio Picariello. Servite con funghi, olive nere e la mitica (indimenticata) ciriola.
  2. Pompi (Via Albalonga). Tiramisù.
  3. Dar filettaro (Campo de’ Fiori). Filetto di baccalà salato e fritto.
  4. Da Said (Antica Fabbrica del Cioccolato in Via Tiburtina). Pietanze di carne e pesce a base di cioccolato. Ma anche i primi come i tonnarelli con formaggio, pepe e scaglie di ciooccolato. E poi i marmorizzati con ricotta, cioccolato e melanzane,
  5. Betto e Mary (Casilino). Piatti della tradizione romana allo stato puro.

Ora sono sicuro che voi vorreste salvare dall’estinzione ben altri ristoranti. E vi dò ragione, la mia classifica non ne prevede nemmeno uno di questi qui in alto.

[Fonte: ilmessaggero.it, Financial Times. Immagine: ciramisu.blogspot.it]

22 Commenti

  1. Bonci che con tutte queste novità come i 4 salti al microonde finirà per dimenticare il Pizzarium e la pizza buona

  2. Proprio ieri ho scritto un post, commentando il tiramisù della nota “tiramisuteria” Pompi come: caldo e troppo dolce. Sembrava trasudare ed la consistenza al palato non era soda e spumosa, bensì scivolosa sul gelloso andante. Opinioni puramente personali. Sono una consumatrice tra tanti. ( Il tiramisù l’ ho preso al tavolo: banana&cioccolato e pistacchio. Una volta ho preso la vaschetta ad asporto di quello classico e devo dire che è andata meglio)

  3. Stavo notando che si tratta di tutti locali accessibilissimi, con spesa medio-bassa…sintomo di una prtofonda crisi, dove anche i “grandi banchieri” devono fare i conti con la spesa enogastronomica, senza comunque rinunciare a quel sapore caratteristico che ogni turista cerca nei suoi viaggi. Financial Time come guida Guide du Routard.

  4. E’ sempre la solita storia, ma come sono disinformati questi giornalisti stranieri in fatto di cibo! Ma perche’ non si documentano prima sui siti specializzati, magari italiani? Basterebbeun giro veloce… Sara’ mica la barriera linguistica?! 🙁

  5. Io salvo Betto e Mary… Mi piacciono da sempre e citorno sempre conmolta gioia, anche se da tempo hano ridotto un po’le porzioni degli antipasti….

  6. pompi?? il tiramisu?? penso che i romani non hanno mai assaggiato un vero tiramisu…quello di pompi è solo una strategia di mercato..xkè di tiramisu quello di pompi non ha un bel niente…..ciaooo

  7. Trovatemi un posto più “romano” del Quagliaro, e con prezzi più bassi, e poi ne riparliamo.
    E’ molto più un’esperienza, per un Inglese, andare dal Quagliaro, che non in uno dei tanti ristoranti blasonati che potrebbero essere a Londra anziché a Roma.

    • almeno il Quagliaro è “molto pittoresco”, come direbbe Enrico Montesano travestito da vecchia signora inglese

      sul resto, stendiamo un velo pietoso
      ma chi gliel’avrà consigliati questi posti?

      e se un banchiere inglese prendesse sul serio questa top five, cosa penserebbe della ristorazione a Roma?

  8. Che i giornalisti inglesi, mediamente, non capiscano una mazza di gastronomia mi pare cosa appartenente al c.d. “fatto notorio”. Dei locali succitati non ne inserisco nessuno nemmeno nei miei primi 50 preferiti (a parte il filettaro, forse, che non è esattamente un ristorante).
    A gentile richiesta dell’Autore, Vi propongo i 10 che io salverei, ma non so da cosa dovrei poi salvarli ‘sti ristoratori, in effetti. Andiamo (a proposito, le classifica non vuol dir niente, li ho messi giù come mi venivano):
    1) Roscioli; 2) Felice a Testaccio; 3) Armando al Pantheon; 4) Cesare al Casaletto; 5) l’Arcangelo; 6) Giuda ballerino (più l’osteria che il ristorante); 7) Trattoria Monti; 8) Settembrini cafè (anche se fa un bel po’ gastrofighetto e , perciò, non ci vado più); 9) da Tonino Bassetti; 10) Gatta Mangiona (ma è una pizzeria, buona buona). Fuori concorso ma special guest: Pizzarium e 00100.
    Tanto dovevo all’autore.
    Cordialità.
    Giovanni

    • se non vai da Settembrini perchè è gastrofighetto, allora io rivedrei un pò tutta la lista (che appoggio in pieno per inciso) 😉

      • Senza offendere Settembrini, intendevo dire che – ultimamente – ci si va più per essere visti che per mangiare (bene, s’intende…).
        Negli altri ristoranti mi sembra che la maggior parte degli avventori stia lì per mangiare. Ma forse mi sbaglio, o magari non so bene che vuol dire “gastrofighetto”. Un saluto cordiale. Giovanni

  9. Tutti trascurabili. Chi per la dubbia qualità, chi per la pulizia, chi per il servizio, chi per i vini (cioè praticamente tutti).

    • Chi va dal Quagliaro non ci va per i vini e la lista del FT è per il mangiare. Settembrini è troppo modaiolo per consigliarlo a uno straniero, proprio come pompi

  10. SAID é un locale suggestivo, che combina una eccellente pasticceria con una ristorazione di livello, pronta a contaminare la tradizione con scelte esuberanti. Se non lo avete considerato, probabilmente la mancanza é vostra!

    Cristalli di Zucchero é un posto certamente interessante, ma caro. Nella zona di Monteverde punterei anche alla tradizione di Ghimenti (in via Jenner).

    Dar filettaro é una specie di istituzione. Resisterà!

  11. Ci ho partato diversi clienti inglesi ed americani dal Quagliaro e dopo non sono voluti più andare a Trastevere….ottima cucina! Molto “vintage” e anche ripulito, ma senza perdere la sua originalità!

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