Via la  zuppa di pinne di squalo nei banchetti ufficiali cinesi. Pechino non fa più orecchie da mercante e cede alle proteste degli ambientalisti e degli animalisti, da tempo sul piede di guerra contro la pratica del finning che consiste nel tagliare le pinne agli squali vivi e poi rigettarli in mare dove muoiono per asfissia. Non un nuovo corso politico, ma solo una tenue operazione di restyling per la quale i funzionari cinesi avranno, per giunta, tre anni di tempo per adeguarsi.

Gradualità presto spiegata: la zuppa di pinna di squalo è una delle pietanze più prelibate e “identitarie” di questo paese, un po’come chiedere ai francesi di mettere al bando il foie gras.

Operazione di spending review, anche, visto che questa zuppa ottenuta con grande dispendio di pescecani è anche molto costosa e si vede che anche dalle loro parti è tempo di tagli alla spesa pubblica.

[Fonte e foto: panorama.it]