“Mi è venuta un’ideona!”
(Magari se faccio finta di niente Totò si distrae e se ne dimentica…)
“Anche se non dici niente, lo so che mi senti!”
(E se provassi a fare la mia faccia-da-pesce-lesso-non-udente-né-senziente?)
“Non provarci adesso col trucchetto del vecchietto sordastro! Senti qua: se questo sarà il primo post vero e proprio di ‘Miracolo a Milano’ per la stagione 2012-13, bisogna offrire ai miei – scusa, ai nostri lettori un antipasto, anzi, no, un ‘aperitivo’ della stagione stessa…”
E quindi?
“E quindi, parliamo un poco di aperitivi! Non è una grande idea? Un post che serve a ingannare il tempo, l’attesa per i pranzi a venire…”

Non ce la posso fare – per cui, eccomi a voi con la (“mia!!”) brillante idea: qualche considerazione sugli aperitivi. Ne avevamo già accennato qui: ora, allarghiamo un poco la prospettiva.

Gli elementi che costituiscono un aperitivo sono: il locale, gli amici, cosa si beve, si mangia, non si mangia.

Il locale può essere molto importante: se bello piacevole confortevole simpatico o viceversa bruttino squallido scomodo affollato rumoroso può influire sull’esito della serata. Allo stesso modo contribuiscono alla felicità totale le persone con cui ti sei accompagnato: “Io prendo solo una camomilla” davanti al campione regionale di mixo e barmaneggio o “Ma non avete i fonzies?” sdegnando il trionfo di doc dop docg proposto da uno chef nemmeno stellato, galassiato, diciamo che favorisce il tracollo e successivo rotolamento delle proprie olive personali…

Sul bere, sia io che Totò tendiamo a ingurgitarne in quantità pari al cibo, limitando il discorso qualitativo all’affermare con sicumera questo è alcolico di fronte a un succo di pomodoro con due gocce d’angostura – ma peraltro a reggere (anche grazie alla stazza…) discreti quantitativi di alcol.

Il mangiare si divide in due categorie: noccioline olive patatine e prodotti insacchettati vari, dai fonzies ai puffies ai wackos ai frittolis, con il tocco multietnico dei tarallini (a volte in variante tarallucci) e del ketchup in cui pucciare le patatine; e i trionfi del gastronomicamente pletorico, con elaborate costruzioni di appetitosità, rutilanti monumenti al piatto freddo, simulacri di porcelli in tutte le possibili declinazioni salumiere, originali contaminazioni di gusti afrori colori sapori. In mezzo fra le due categorie, il panino del mezzogiorno debitamente miniporzionato, la pasta avanzata e passata al forno (quando la crosta non si è formata naturalmente con l’invecchiamento nella vetrinetta..), la cotoletta secca rondellata e tuffata in un bagnet di pomodorini e ovviamente rucola…

Delineate le tipologie, ecco quindi qualche locale che ci piace.

Cubolungo

[Via San Galdino 5, 20154 Milano, tel +39 0234538146]

Vicino all’ufficio, e per questo comodo: come molti altri locali in questa zona (Sempione-Procaccini-Cenisio), ricavati da un ex-meccanico garage concessionaria e simili, ampi spazi (300m2), arredi originali (per dire, il bancone è un gran bel bancone, e viene da New Orleans; i tavoli sono di Gio Ponti). Abbondante e vario il buffet, buono, musica ok. Molto frequentato.

 Milano

[Via Procaccini 37, 20154 Milano, tel +39 0234930819]

Anche questo vicino all’ufficio, molto bello ed elegante, design retrò a profusione, terrazzo… Fa parte di un gruppo cui appartengono anche il Royalto e Kitchen Society, sempre in zona. Anche questo molto frequentato, “di tendenza” come si dice, pubblico variegato. Una volta, buffet a volontà, c’era di tutto e si mangiava di tutto (“E, come piace a me, in abbondanza!”); ora il buffet è ridotto, in parte sostituito da postazioni sparse, tutte diverse, in cui ti vengono servite le preparazioni (che so, i formaggi, oppure i salumi, le paste, risi, e così via, alcune preparate al momento) da camerieri un po’ annoiati e distanti. “Ma a me, per quanto buoni, i piattini con su quattro pezzetti di formaggio, o cucchiainate di qualsiasi altra cosa, mi fanno un po’ tristezza – se poi si considera che io e te siamo campioni mondiali di accumulo torreggiante di alimenti in piattoni pluristrato, capisci che così non mi va…”

Mono

[Via Lecco 6, 20124 Milano, tel +39 02 29409330 +39 3394810264]

Siamo a Porta Venezia, altra zona ricca di locali e occasioni conviviali, particolarmente multietnica. Locale originale, fra retrò e optical, design e fashion ma molto molto carino; non molto grande, è uno di quelli che vivono anche sul marciapiede antistante. Non particolarmente ricco il buffet, ma buono e abbondante. Piacevole, affollato, rumoroso, musica ok.

Pavé Milano

[Via Felice Casati 27, 20124 Milano, tel +39 0294392259]

Stessa zona, un locale nuovo nuovo, nelle intenzioni dei soci fondatori “Una pasticceria con laboratorio a vista, un luogo di incontro, un mondo semplice alla pari dei prodotti che sforneremo, delle storie che racconteremo e di quelle che ci faremo raccontare”. Arredamento da soggiorno di casa, bellissimi tavoli e sedie, meraviglioso pane, ottimi prodotti da forno auto-prodotti, figli del lievito madre di casa, ambiente giovane, aperto dalla mattina a colazione. Aperitivo normale, molto piacevole la proposta di cose da bere (poche, con un’aria “di casa”, buone) – forse si potrebbe fare uno sforzo in più sul “mangiare”, appunto per la presenza di questo pane buonissimo, che al limite potrebbe benissimo essere proposto portato a tocchetti in tavola…

Peck Italian Bar

[Via Cesare Cantù 3, 20123 Milano, tel +39 028693017]

Siamo in pieno centro, in un locale il cui nome evoca in noi milanesi immagini gastronomicamente goduriosissime. Il bar – dietro l’angolo rispetto alla salumeria gastronomia ecc. – non è particolarmente “bello” o attraente: elegante, ma niente di che. Ci sediamo, giusto per fare una cosa diversa. Anche perché questo non è un locale particolarmente incasinato e/o giovanile ma più “istituzionale”. Ci viene proposto una specie di Bellini rivisitato, con succo di uva fragola e se non sbaglio un goccio di sciroppo di sambuco: discreto. Accompagnato da uno scodellino di patatine, uno di olive, uno di mandorle tostate. E da un piattino singolo con due salatini, due polpettine, un bicchierino con mezzo dito d’olio e una foglia di trevisana, due scaglie di carote, due di cetriolo, tre di peperone (ah… è difficile intingere in un bicchierino alto…). 11€ procapite. “Magari si poteva andare al bancone a servirsi… ma se uno voleva solo stare seduto? e poi – se nessuno ti dice niente…” Vero – ma in realtà noi abbiamo iniziato a chiacchierare, e poi avevamo un impegno – “Ma potevano chiederci se gradivamo qualcos’altro, no?” – potevi chiederlo tu – “Ok, posso concludere io? Che Peck-ato!”

[Immagini: rispettivi proprietari, Vita da Papà]

5 Commenti

  1. Devo smettere di scrivere di notte i miei post! Totò dorme, e si guarda bene dall’aiutarmi – e rimangono un sacco di refusi…

  2. Un post molto interessante, ben scritto come al solito, E una domanda rivolta all’autore e/o ai lettori milanesi: ma quanti aperitivi bevete ogni giorno? Ma che c’avrà mai sto aperitivo di così travolgente? me lo chiedo spesso, fnon che qualche milanese volenteroso può darmi una risposta…

  3. CarA FrancescA, sono Totò. Anche se Emanuele non è d’accordo (ah – ti ringrazia per i complimenti…), ti rispondo per svelarti alcuni segreti di noi blogger diteggiatori di tastiere a vanvera. Anzitutto, un buon trucco è quello di andare in un locale per sera (e non necessariamente una sera dopo l’altra): se ne avvantaggia il rapporto dialettico con le persone che ti accompagnano, che solitamente dopo il secondo locale tendono a rispondere ai tuoi farfugliamenti con monosillabi biascicati, che rendono l’occasione di incontro amicale più confusa; la deambulazione, che risulta più sicura; il fegato, per quanto allenato… Un altro trucco sarebbe quello di dividersi i locali: noi siamo in due, e sarebbe semplice. In realtà, non mi fido a lasciare andare in giro Emanuele da solo: si piazza su uno sgabello con rotelle appositamente ideato per lui da un noto designer davanti al bancone della roba da mangiare, e spazzola sistematicamente tutto quanto, sorseggiando una Coca Cola Zero che non fa ingrassare. Quindi, andiamo in coppia, e via.
    Cos’ha l’aperitivo (milanese, ma ci sono altri esempi interessanti, come l’andar per bàcari veneziani…) di “travolgente”? Niente, se non una serie di elementi – il desiderio di stare con gli amici, il finir tardi di lavorare e il trovare più comodo vedersi in giro per bere e mangiare qualcosa senza dover passare da casa per poi andare al ristorante, il fatto che con una spesa ridotta puoi comunque mangiare -spesso- tuto quello che ti trovi davanti…

  4. Insomma, spazzolatori seriali… cmq grazie della spiegazione e una curiosita’: ma perche’ non ti fai dare una rubrica tutta tua, quanto meno un account di posta elettronica…

  5. Cara Francesca – una risposta a quattro mani, questa volta. Totò sostiene un ragazzo – più che all’antica – proprio antico, che maneggia con poca dimestichezza mouse e tastiera, e sostiene di non essere a suo agio col computer… Probabilmente è un vezzo, e anche un modo per lavorare meno. Dopo di che, ci piace andare in giro assieme, e confrontare i nostri punti di vista – e la monorubrica ci consente di sfogarci; mentre la mail unica è una comodità, ci evita di scambiarci e inoltrarci mail dei nostri lettori: abbiamo tutti e due l’accesso alla casella di posta elettronica, conosciamo le nostre password, e comunque lavoriamo e mangiamo e scriviamo proprio come una persona sola…
    Firmato Emanuele e Totò (“perché prima tu? non possiamo firmare Totò ed Emanuele?”)

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