Sveglia comoda e due passi in centro, a Roma, per smaltire quell’irresistibile cocktail di troppo sorseggiato poche ore prima al Jerry Thomas (che Dio l’abbia in gloria): ti incammini pigro su via del Leone, per ogni passo una caloria bruciata.

E come fosse un appuntamento con il destino il primo gorgoglio di stomaco si fa sentire proprio mentre transiti davanti al civico numero 4. Alzi gli occhi dai sanpietrini e immobile ritrovi un vecchio amore sacrificato alla rincorsa di tendenze e nuove aperture, un tuffo al cuore ed un rombo dallo stomaco certificano che forse questa è la giornata giusta per mettere di nuovo le gambe sotto il tavolo della Matricianella.

Non è cosa facile trovare un ristorante romano rigoroso in pieno centro storico capitolino (Armando al Pantheon è un altro dei pochi “sopravvissuti” alla chimera turistica): dal 1957 la Matricianella è lì a sfamare un pubblico estremamente eterogeno cui non mancano gli habitué.

Anni addietro si è fatto un gran parlare di questo ristorante, spesso usato come “definizione” di ristorazione romana centrata e riuscita, ultimamente caduto un po’ nel dimenticatoio, complice anche un paventato calo nella qualità delle preparazioni.

Tavolo all’aperto, che a Roma basta un po’ di sole per dimenticare le sale interne benché nella vetrina di fronte sia già spuntato un albero di Natale, ed attenta lettura del menu tra proposte del giorno e classici alla carta cui non manca una ricca sezione dedicata ai fritti (forza Roma… in senso culinario!).

Proprio dai fritti si parte per preparare lo stomaco: alicette dorate e fritte alla maniera romana aperte senza la lisca centrale, servite bollenti su cui lasciar cadere qualche goccia di limone (lapidatemi se volete, ma io la penso così) e, giacché siamo in autunno, profumati e scioglievoli porcini fritti tutelati da una panatura grezza fatta con la farina di mais.

Per primo si va di bombolotti alla gricia: pasta al dente, guanciale di buona qualità che come nelle migliori case romane è una strana via di mezzo tra il croccante e lo stufato, mantecatura minima sindacale ed altro pecorino aggiunto sul piatto finito a creare quei grumi di sapidità.

Si prosegue poi con altri due super-classici: le animelle arrostite sono correttissime con la crosticina esterna appena bruciacchiata che tanta soddisfazione regala ai denti ed un interno cotto a puntino.

La vitella al forno con le patate è invece un piatto che ha il sapore di tutte le nonne romane, l’acidità del vino, il profumo del rosmarino e la carne morbida intervallata qui e lì da qualche nervetto giocano bene con le patate al forno tagliate abbastanza grosse e perfette per cottura.

Per finire quello che doveva essere un frugale pranzo, trasformatosi invece in un vero pranzo della domenica, arrivano i dolci che lasciano un po’ perplessi: il “crème caramel” per consistenza e pesantezza ricorda più il cugino “brulée” ancorché il sapore sia molto gradevole; la torta della nonna sconta la sua permanenza in frigorifero con una frolla sotto-tono ed una crema eccessivamente ispessita.

Una cantina ampia e un servizio rilassato ma efficiente mi fanno proseguire la passeggiata con il sorriso, pronto per una nuova battaglia alcolica e consapevole di aver (ri)trovato un locale dove celebrare il pranzo della domenica anche il sabato.

Ristorante Matricianella – Via del Leone, 4 . Roma. Tel. +39 06 6832100

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