E’ sempre bello, a distanza di qualche anno dagli ultimi pasti, riscoprire e trovare conferme in locali colpevolmente dimenticati a causa di una continua rincorsa del nuovo. Così capita che in una piovosa sera romana ti ritrovi affamato nel quartiere San Lorenzo e che tutto quello che vorresti è un luogo all’asciutto per un pasto caldo e confortevole. Trascinandoti pensoso nel dedalo di viuzze riconosci i binari di via dei Reti e ti ricordi del periodo universitario e di quell’osteria che tanto amavi frequentare: il Tram Tram.

Aperta la porticina che si trova al numero 46: nulla è cambiato. Il bel bancone è lì con gli sgabelli di legno e le scaffalature strabordanti di bottiglie di vino, le luci sono soffuse ed il calore del locale è rimasto identico dal 1991, anno in cui la famiglia Di Vittorio, mamma Rosanna e le sue due figlie, Fabiola e Antonella, hanno per la prima volta alzato la saracinesca del locale.

Sempre più convinto che i tuoi desideri stanno per essere esauditi, ti accomodi ad un tavolo nella sala da pranzo e scruti il menu: la cucina ha due anime, per il pesce prevale la tradizione pugliese senza dimenticare classici romaneschi, per la carne si parla invece prevalentemente in romano con qualche accento del sud.

Qualche minuto ed arriva Fabiola, prototipo di ostessa da clonare per entusiasmo e capacità, per prendere la comanda e raccontare i piatti grazie ai quali il Tram Tram è famoso ben oltre le mura di San Lorenzo; la fame non è poca e la voglia di riprovare alcuni piatti non manca.

  1. Si parte subito forte, un assaggio di coratella con i carciofi per sentirsi a casa: la cottura è perfetta, ogni parte della coratella ha avuto il giusto tempo in padella, i carciofi tagliati grossolani sono ben amalgamati in un piatto da fare invidia ai pranzi domenicali dei romani più incalliti.
  2. Si prosegue poi con alcuni assaggi vegetariani: fave e cicoria è da urlo, una madaleine per me che spesso ho frequentato il “tacco d’Italia”; i carciofi alla romana, piccoli e saporiti, sono profumati e scioglievoli mentre le puntarelle raccontano la storia di mamma Rosanna che ancora oggi taglia le cimette con il coltello per poi condirle con una generosa dose di battuto di alici che sprigiona sapidità ed evocative zaffate di mare.
  3. Si scende, solo un po’, con le orecchiette broccoli e vongole che, seppur assemblate con materie prime di ottima qualità, scontano una eccessiva prevalenza del vegetale sul frutto di mare mantenendo comunque una buona fragranza del piatto.
  4. Il baccalà alla mediterranea, preparato al momento con pomodorini, capperi ed olive, ha il sapore di casa, goloso e profumato, che un cestino di pane non basta per la scarpetta finale buona almeno quanto il baccalà stesso.
  5. Si chiude con una crema allo zabaione, onesta e non eccessivamente dolce, da cui leveresti la pasta sfoglia sbriciolata per non alterarne il sapore, anche rinunciando alla componente crispy che nulla aggiunge in questo caso.

Mentre paghi il conto, da osteria di quartiere, già pensi a cosa mangerai la prossima volta: le alici fritte dorate bollenti e saporite, gli spaghetti alici e pecorino equilibaratissimi e profumati ed una coda alla vaccinara cotta a puntino e golosissima.

La prossima volta, sono sicuro non la dimenticherò più questa osteria, proverò anche a chiedere vini fuori carta alla bella Fabiola: sembra infatti che la sua cantina abbia più da raccontare di quanto voglia attraverso la lista dei vini.

Tram Tram Di Vittorio. Via dei Reti, 46 –  00185 Roma.  Tel. +39 06 490416