La presenza di Davide Oldani non è solo segno di low cost in cucina

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Cucina Anima Design Milano Oldani

“Eravamo un gruppo felice: io, la fotografa, Philippe Daverio, Cristina Parodi, Giorgio Squinzi, Davide Oldani, e altri amici”, per citare Gianni Minà.
Ovvero, come passare dall’essere due visitatrici in paziente attesa per salire al quindicesimo piano del Diamantone e ritrovarsi al ventisettesimo con i succitati, partecipando a un evento esclusivo organizzato da FederLegnoArredo (FLA) “Cucina, Anima, Design: l’Italia che vive”.

L’argomento è serio e non voglio che mi si consideri un’imbucata da strapazzo; però, uscire dall’ascensore e trovarsi di fronte la vista di Milano dall’ultimo piano di uno dei più famosi skyscraper di Porta Nuova, con schierati Daverio, il gotha dei mobilieri italiani e Davide Oldani che attende l’ora della cena, beh, pensavo partisse la sigla di Beautiful. Certo, a saperlo prima, avrei evitato maglietta e stivaletti, difficile passare inosservati con tutti gli invitati in abito scuro.

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La città, dall’alto, è semplicemente magnetica. Se non ci fossero le vetrate, verrebbe voglia di lanciarsi e non per manie suicide, ma perché il panorama sembra fluido, pronto a inglobarti in un tessuto brulicante di piccole e grandi attività, di uniforme bellezza: la seduzione di ciò che è distante, di cui non percepiamo i difetti e, soprattutto,  di cui possiamo immaginare i pregi.

Così, dopo aver stretto la mano allo smemorato Oldani, convinto di avermi già conosciuto e dimentico del menù previsto per la cena (preparata da lui), abbiamo seguito la presentazione.

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Il progetto di FLA denuncia la fondamentale necessità, per il comparto dei produttori di cucine, di trovare nuove modalità di comunicazione che rendano la manifattura italiana competitiva sul mercato globale.

Dato che, soprattutto il fronte asiatico, non sta a guardare (ma, tuttalpiù, a copiare), meglio diventarne interlocutori d’eccezione, proponendo ciò che, internamente, non genera più profitto: in parole povere, poiché gli italiani, ormai, si possono permettere solo cucine low cost, i produttori nazionali dovranno rafforzare il loro business laddove la capacità di spesa cresce.

A raccontarcelo, Roberto Snaidero e Giovanni Anzani, rispettivamente presidente e vice presidente di FLA, Claudio Luti, presidente di Cosmit, con la partecipazione di Philippe Daverio e la moderazione di Cristina Parodi. Il limite della crescita, non solo per il settore cucina ma per l’intero comparto dell’arredamento, non è dovuto esclusivamente alle ben note ragioni strutturali (aziende medie e piccole che non riescono a creare un sistema competitivo), di politica economica (eccessiva pressione fiscale e scarso supporto delle istituzioni) ma anche a limitata capacità di comunicare, come se gli Italiani fossero troppo bravi per dirlo.

Quindi, onde evitare di diventare terzisti di chi sa creare meno ma sa comunicarlo meglio, FLA lancia una road map che, da Milano passando per Stati Uniti, Russia e Cina, “promuova l’eccellenza del saper vivere italiano nel mondo, a sostegno della cucina made in Italy”.

Perché, per gli Italiani, la cucina rappresenta il fulcro dell’organizzazione sociale, come spiega Daverio: il cuore della dimensione domestica è sempre stato  il focolare che, a differenza degli imponenti fuochi dove le popolazioni nordiche arrostivano le pietanze, era facilmente integrabile con gli altri elementi della vita quotidiana.
Nella nostra lingua, come per i cugini d’Oltralpe, la cucina è sia luogo che azione: nomina sunt consequentia rerum cita Daverio e Anzani gli risponde che lui è solo un falegname anche se, secondo me, ha capito il concetto meglio di chiunque altro, essendo uno dei principali artefici del successo internazionale del gruppo Poliform.

L’idea è quella di enfatizzare il valore delle creazioni made in Italy, fatto di tradizione, creatività, competenza artigianale e tecnologica, attraverso  il potere evocativo del saper vivere all’italiana, che si esplicita nelle cosiddette “quattro F”: Food, Fashion, Furniture e Ferrari.

Una sorta di congregazione De propaganda fide,  dice Daverio, per l’evangelizzazione del gusto e dello stile; in soldoni, si dirà ai ricchi ma pagani stranieri che, per vivere e mangiare bene come noi, l’acquisto di una cucina italiana è fondamentale. Speriamo che ci credano come ai tempi in cui vendevamo loro reliquie.

Si partirà con un Kitchen Road, un tour internazionale che toccherà Londra, New York, Mosca e Shanghai, proponendo momenti conviviali legati alla cucina italiana e ai suoi protagonisti; in concomitanza, verrà realizzato un Kitchen Book da un fotografo di fama internazionale che interpreterà l’estro creativo e la capacità produttiva dei cucinieri italiani; inoltre, nel 2014, verrà assegnato il Kitchen Award, un riconoscimento per coloro che avranno contribuito all’eccellenza del made in Italy.
Per finire, in occasione di Eurocucina 2014, verrà allestito l’Eurocucina Temporary Show, uno spazio in cui comunicare i molteplici aspetti dell’ambiente domestico che, più di tutti, interpreta l’italianità.

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Una serata pressoché perfetta per contesto, ospiti e temi affrontati; sono riuscita a tollerare anche cravatta e intervento del presidente della Regione Roberto Maroni, con il solito copione della Lombardia motore economico del paese e dell’Europa e la posticcia solidarietà nei confronti degli imprenditori vessati dalla pressione fiscale: ormai e dopo Crozza, con lui è come sparare sulla Croce Rossa.

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Purtroppo, non abbiamo potuto godere della cena preparata dall’Oldani ma solo di un leggero aperitivo; però, nelle prossime tappe del Kitchen Road, mi auguro non ci saranno i grissini (anche se con il sale marino di Cervia) e gli spaghetti fritti, altrimenti si finirà per giustificare il successo di Ikea e delle sue polpette.

3 Commenti

  1. “la fotografa”, “un fotografo di fama internazionale”: scusate, ma i fotografi non hanno anche un nome che così uno magari si ricorda anche di loro e non solo di Maroni e Oldani?

    • La fotografa è una mia amica, di solito, alla fine dell’articolo viene scritto foto di: Stefania Cappellini, nella corsa di ieri lo abbiamo dimenticato e mi sono già scusata con lei.
      Il fotografo di fama internazionale non è stato rivelato, per questo non ho scritto il nome.

  2. Articolo molto bello…. Ma (per dirla alla DiPietrese) “il titolo che c’azzecca?!”.

    Userò una citazione della citazione per spiegare quello che intendo – “titulus” sunt consequentia rerum – (non conosco il latino quindi chiedo scusa in anticipo se il vocabolo utilizzato non è corretto :-))

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