Viterbo. C’è arsenico nell’acqua, nel pane e nella filiera alimentare

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Arsenico nell’acqua. Ce n’è più del doppio nell’organismo dei cittadini viterbesi rispetto alla popolazione generale. Parola di Istituto Superiore di Sanità che ha appena divulgato i dati di una ricerca  condotta a Latina, Roma e Viterbo, in corso di pubblicazione sulle riviste scientifiche.

Un vero peccato che sia finita così. Perché di questa tragedia, davvero, non si vede il termine. 12 anni per non decidere, tanti ne sono trascorsi da quando l’Italia recepiva una direttiva comunitaria sulle acque potabili che ne fissava i parametri chimici e microbiologici. Tra questi il tetto dei 10 mg/l di arsenico. Da allora due deroghe sono state concesse dai ministri della Salute e una dall’Europa. Il 1° gennaio del 2013 l’Unione Europea boccia la quarta richiesta di innalzamento dei limiti consentiti e in un sol colpo l’acqua di un milione di rubinetti, secondo un calcolo di Legambiente, diventa fuorilegge.

12 anni per ignorare il problema, innalzando i limiti della potabilità dell’acqua anziché renderla potabile. Ora è il ministro della Salute, Renato Balduzzi che, in mano i dati dell’Iss, lancia l’allarme. ‘E’ una vera emergenza, per la cui soluzione non si può più aspettare”, ha dichiarato Balduzzi che il 4 gennaio aveva sollecitato l’ultima volta l’ex-presidente Polverini ad adottare misure urgenti e ora ci riprova con il neo governatore Nicola Zingaretti con il quale si è appena sentito al telefono.

A rischio l’acqua, il pane e l’intera catena alimentare. Particolarmente esposti i comuni della Tuscia dove sono 40 quelli non a norma nei quali, allo scadere della terza deroga i sindaci hanno emanato ordinanze di non potabilità dell’acqua (nel frattempo, tutti gli esercizi commerciali che lavorano con acqua avrebbero già dovuto dotarsi di impianti appositi, i cui costi, circa 20mila euro, non sono però alla portata di tutti). Comuni dove è vietato bere, cuocere, usare l’acqua per alimenti e bevande, lavarsi i denti.  In 16 dei comuni del viterbese la concentrazione di arsenico nell’organismo è del doppio rispetto a quella normale e sono più alte anche nei bambini. Nel frattempo tutti gli esercizi commerciali che lavorano con acqua avrebbero già dovuto dotarsi di impianti ad hoc, il cui costo (proibitivo per molti) si aggira sui 20mila euro.

“Il quadro è migliorato rispetto al 2009”, rassicura l’Iss. Allora a rischio per l’emergenza arsenico erano 90 comuni per un totale di 854 mila abitanti, oggi la situazione resta ancora di emergenza per 50 Comuni in tutto.

Ma intanto per i Comuni interessati la situazione è al limiti dell’insostenibile. Un esempio per tutti Capranica. “Qui si fanno le file alle casette dell’acqua come nel dopoguerra. E si distribuiscono i ‘buoni’ acqua come un tempo le ‘tessere del pane’, ha detto il sindaco Angelo Cappelli. Che aggiunge: “Il Comune si è indebitato per aiutare bambini, anziani e donne incinte”.

[Link: ansa, qn.quotidiano.net Immagine: leggo.it]

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