Galline ovaiole, i nuovi ministri Lorenzin e De Girolamo alla prova delle sanzioni UE

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polli batteria

Nunzia De Girolamo, nuovo Ministro dell’Agricoltura, e Beatrice Lorenzin, al dicastero della Salute, hanno ereditato subito una gatta da pelare in area Unione Europea. Sono trascorsi più di 14 anni per dare alle galline ovaiole in gabbia (dalle quali provengono le uova di codice 3, la stragrande maggioranza di quelle che arrivano sulle nostre tavole) una sistemazione degna di un paese civile. E ora scopri che la norma viene allegramente (e dai più) inapplicata.

Correva l’anno 1999 quando con una direttiva l’Unione Europea metteva fuori legge le gabbie prive dei requisiti minimi di comfort: poter razzolare e appollaiarsi, avere a disposizione almeno 750 cm2 per gallina, presenza di uno spazio separato per deporre le uova, di una lettiera, di sistemi di abbeveraggio e mangiatoie confortevoli, posatoi per farsi le unghie. Dal 1° gennaio del 2012, dopo più di 12 anni (generosamente) regalati agli allevatori per dare loro il tempo di mettersi in regola, quella norma avrebbe dovuto entrare in vigore. Così non è stato e il 26 gennaio la Commissione Europea ha inviato un ultimatum all’Italia e ad altri 12 Stati membri. Tra questi solo l’Italia e la Grecia, perseverando nell’inadempienza, si sono visti deferire alla Corte di Giustizia e ora rischiano una procedura d’infrazione.

Paolo-Parisi-prepara-l'uovo-in-padella

“Ancora una volta paghiamo l’allergia alle regole delle autorità italiane e il loro totale disinteresse per il benessere di povere galline costrette a vivere in uno spazio grande come un foglio di carta”, ha detto Andrea Zanoni, vice presidente dell’Intergruppo Benessere degli Animali al Parlamento europeo. “Nonostante i vari avvisi di Bruxelles, e i miei personali avvertimenti l’Italia ha continuato a fare orecchi da mercante, e questi sono i risultati”.

“Ancora una volta denunciamo le pesantissime responsabilità delle Istituzioni nazionali, in particolar modo il Ministero dell’Agricoltura ed il Ministero della Salute”, spiega Roberto Bennati, vicepresidente LAV, “che, anziché difendere i cittadini e le Istituzioni, non hanno adottato provvedimenti severi nei confronti degli allevamenti non a norma, rendendosi così responsabili della seconda procedura di infrazione a carico dell’Italia”.

etichettatura-uovaIl Ministero della Salute aveva precisato che le norme che evitano il procedimento sono state inserite in un disegno di legge approvato in via definitiva dal governo nel Consiglio dei Ministri del 18 aprile 2013 e che tale disegno di legge potrà essere presentato alle Camere.

Se riusciremo in extremis ad evitare la procedura d’infrazione non sappiamo, nel frattempo occhio all’etichetta. E mettiamo solo uova di codice 0 o 1 nel carrello!

[Link: helpconsumatori.it, geapress.org, prontoconsumatori. Immagine: Reuters]

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