Eataly in Campagna. Cosa mangerete ora che ha aperto per i turisti, presumo

Ristoranti

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Siamo stati da Eataly in Campagna, a San Damiano in frazione Lavezzole, provincia di Asti. La nuova creatura di Oscar Farinetti che ci dice che la campagna per conquistare nuovi spazi fuori città è iniziata.

Innanzitutto ci siamo persi per raggiungerlo, ma questa è un’altra storia che renderà la scoperta di Eataly in Campagna molto più divertente. Avrei subito da chiedervi se a Eataly in Campagna sarà frequentata dai cittadini in fuga verso la campagna sul modello mai dimenticato dei cacciatori di loden scontati fuori porta anni ’70 o dai turisti che dopo il Chiantishire degli anni ’80 e ’90 hanno nel mirino Piemonte e Campania di questo secolo.

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L’edificio di Eataly si amalgama bene con la campagna. Non è affatto un cubo di cemento in mezzo alle colline, ma ha l’aspetto di una grande cascina ristrutturata con il tipico colore bordeaux che ti accoglie e fa tanto country.

Ci siamo stati solamente a pranzo e non abbiamo svolto nessuna delle attività didattiche che il centro offre. Abbiamo girovagato tenendo ben a mente la piantina di Eataly Torino, la madre di tutti gli Eataly del mondo, e ovviamente abbiamo mangiato i piatti. Clienti normali, insomma.

La prima differenza che colpisce appena si varca la soglia di Eataly in Campagna, rispetto a Eataly Torino, è la dimensione. Qui a San Damiano è tutto molto più raccolto, in scala, come ti aspetteresti nel confronto tra metropoli e campagna. Resiste, però, la suddivisione su due livelli.

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A piano terra ci sono le zone dedicate all’acquisto: i prodotti agricoli locali, con prezzi molto onesti e un bel cartello che avvisa della provenienza locale dei prodotti; i prodotti selezionati dagli scaffali di Eataly Torino) e una zona tavoli dove si può mangiare. La scalinata fa da spartiacque con la zona bar: qui viene servito e venduto solo il caffè Valle della zona, e non altre miscele.

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Al primo piano si sale con le scale che  spiegano il senso della location con i campi e le colline che si stendono davanti e invitano al pranzo agricolo. È questa l’area dedicata alla ristorazione, con arredi sul modello quasi Ikea dei tavoli che hanno lo scomparto borse e affini e le sedie country. Sullo sfondo, ecco il forno per la pizza. Non ci sono, ahimè, vetrate ma solo finestre per guardare il panorama.

Non ci sono le isole tematiche, “la carne”, “le verdure” e così via degli Eataly di città, ma un’unica area e un unico menu che propone sia pasta, sia carne, sia pizza (che a pranzo non servono). E poi, scritte su lavagne, le specialità del giorno tra cui il vitello tonnato e la grigliata mista che decidiamo di ordinare.

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Si parte con un’insalata russa decisamente buona, con tonno e verdure croccanti. Il vitello tonnato è servito (meno male) come dovrebbe sempre essere: la salsa che non copre la carne e in porzione decisamente abbondante. La grigliata mista non mi fa gridare al miracolo, come il dolce di pesche e cioccolato.

Un conto di 46 euro con acqua e vino locale, per un pranzo promosso.

Il personale è stato, per la nostra esperienza, il fiore all’occhiello del pranzo. Molto diverso dal tipo di concezione “eatalyana” torinese in cui si ordina a una persona, ti serve un’altra e un terzo cucina. Qui abbiamo visto poche persone servire, tutte molto competenti e senza le magliette reclamizzanti gli slogan Farinettiani. Finalmente, oserei dire! Sarà la svolta di campagna più agricola e meno propensa agli slogan?

Eataly in Campagna San Damiano d'Asti forno pizza

Locale poco frequentato in questa giornata ferragostana: oltre a noi solo una coppia e una famiglia. Tra assenza di pizza e ferie si potrebbe annidare il motivo della scarsa frequentazione che non è certo la norma per gli store di Farinetti.

Il posto è  bello e curato e sicuramente attirerà turisti impegnati in vacanze enogastronomiche nella zona, ma non siamo sicuri che possa corrispondere alle esigenze degli abitanti locali. O forse bisognerà attendere il rientro per vedere se Eataly saprà attirare chi intorno a San Damiano abita e lavora, agricoltori e produttori compresi. Mi sembra un po’ come vendere il frigorifero agli eschimesi, ma sarà la mia visione distorta da cittadina in cerca di cibo tipico come varco la scritta Torino e la Mole sparisce alla mia vista.