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Stiamo lavorando per la seconda. Sottinteso, stella Michelin. Lo assicura Roberto Sciò, patron del “The Cesar” ristorante della magnifica dimora seicentesca, “La Posta Vecchia”, a Palo Laziale, vicino Roma.

La sua carta vincente è Michelino Gioia, chef da 10 anni alla guida del ristorante che 7 anni fa ha conquistato la prima stella Michelin.

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Intanto a Eataly Roma, al grido di battaglia La semplicità è segno di coraggio, Michelino Gioia prova la formula bistrot con il menu La Posta Vecchia Bistrò. Il The Cesar, infatti, si trasferisce nel ristorantino delle osterie romane al secondo piano per un mese. Fino al 28 febbraio.

Ecco cosa potrete mangiare per farvi un’idea della tavola stellata (anche se qui al bistrot i piatti sono più semplici).

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Una piccola tartare, le mazzancolle crude sul biscotto, un micro cannoncino e una cremina dolce-salata.

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La crema di cavolfiore, acciughe farcite e pane raffermo con l’alice quasi glassata.

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Divertente il carciofo alla romana con ricotta e crema di crescione (13 €).

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Gnocchi al guanciale, pecorino e pomodorino (13 €). Deliziosi. Poi cannolo con melanzane e carciofi, assolutamente vegetariano e molto buono.

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Guancia di vitello, tenerissima, con una scaloppa di foie gras e carciofo su crema di polenta. Piatto molto vicino a quello del libro presentato durante la serata da Allan Bay che ne ha scritto la prefazione. Sarebbe il piatto che vi consiglio anche se in carta mi appare un petto di vitello soffice di patate affumicato e spinaci (a 17 €).

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Chiusura affidata al babà, analcolico e imbevuto nello sciroppo di limone per la serata, più tradizionale al limoncello (7 €) al Bistrot.

Ora la parola passa a voi. Farete una puntata a Eataly Roma per vedere se il progetto di avvicinare un pubblico più ampio all’alta cucina di Michelino Gioia è riuscito? Attendo osservazioni e commenti dopo l’eventuale visita. Io, intanto, vi metto il menu per scegliere.

  1. Antipasti. Baccalà mantecato, crema di borlotti e broccoli di Sicilia (€ 14); Carciofo fondente, formaggio di bracciano e crema di crescione (€ 13)
  2. Primi Piatti. Maccheroni freschi, morbido d’anatra e verdure candite (€ 18); Stracci di pasta fresca, cipolla stufata, guanciale, pomodorini e pecorino (€ 17); Crema di cavolfiore, acciughe farcite e pane raffermo (€ 14)
  3. Secondi. Quinto quarto, crema di mais integrale, carciofi e salsa cappuccino (€ 20); Petto di vitello soffice di patate affumicato e spinaci (€ 20)
  4. Dessert. Tiramisù al vetro (€ 10); Soffice di ricotta e croccante di nocciole della Tuscia (€ 8)

9 Commenti

  1. Un carciofo 1 (UNO), a 13 euro!! Mi basta questo per giudicare negativamente il locale. Per quanto sia elaborata e complessa la preparazione non spenderei mai 13 euro per un carciofo.

  2. Da noi in Sardegna il carciofo spinoso sardo ( di qualità eccellente e sempre più rara) viene venduto a 5 Euro la cassetta da 25 pezzi. Aggiungiamo il costo dei formaggi, aggiungiamo il fatto che si tratta di un Bistrot stellato, ma 13 euro non si possono spendere.

    • Io no, molto probabilmente perché non ho la disponibilità economica e questo mi condiziona, ma il costo della materia prima è la prima cosa che noto e ribadisco che pur riconoscendo la capacità degli chef, le stelle Michelin, i costi di gestione e il margine di guadagno, 13 Euro per un carciofo mi sembrano troppi.

  3. Non è solo una questione di disponibilità economica. È una questione di etica, di rispetto per le materie prime, per i clienti e per l’intelligenza umana. 13 euro per un carciofo servito in un bistrò non sono tanti, sono esageratamente troppi!

  4. Signore con moltissimo amore per 26 euro le cucino tutti i carciofi che desidera, in ogni maniera:-)
    Scusate ma per me si tratta di rispetto per l’intelligenza delle persone, che facendo pagare 13 euro un carciofo viene calpestata.
    Cosa farà mai per rendere tanto speciale questo carciofo? È un carciofo del pianeta marte?
    Furbi questi chef

  5. Sarò una sempliciotta…..incapace di comprendere queste meraviglie gastronomiche…..ma sinceramente da queste foto io uscirei dal ristorante con ancora tanta fame.
    Dunque stiamo equiparando arti di altro tipo alla cucina. Proporrei solo di osservare senza mangiare, come per i quadri…e un bigliettaio all ‘entrata, perché mangiare tanta costosa bellezza?

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