Oasi Giapponese a Milano. Ottimo ristorante con pizza e cirashi a 30 €

Tempo di lettura: 4 minuti

Oasi Giapponese_Cirashi

Ci sono azioni di cui non sempre sappiamo rispondere. Essere arrivata così tardi al ristorante Oasi Giapponese a Milano, per esempio, è uno degli eventi di cui più non mi capacito.

L’ho scoperto un paio di mesi fa, su consiglio di un’amica, e da allora ho già fatto ritorno in questo piccolo locale di via Montecuccoli – punta della Milano Sud – un bel po’ di volte.

Oasi Giapponese

Già avevo trovato motivazioni necessarie per arrivare nei dintorni già grazie a Fukorou.

Questa volta ho trovato motivazioni sufficienti per non fare ritorno poi così spesso verso il centro. Capita di dover abbandonarsi all’entusiasmo e lasciar perdere le mezze misure: è questo il caso.

Oasi Giapponese_Maki_

Ad oggi, infatti, l’esperienza all’Oasi Giapponese è stata una delle più autentiche nel suo genere a Milano. Gestito da una famiglia nipponica, il locale esiste dal 2002, quando vestiva i panni di un angusto, seppur sincero, take away, oltre a servire il compito di rifocillare quotidianamente con i bento box – i cestini per il pranzo – gli studenti della vicina scuola elementare giapponese. La fama, nonostante la posizione defilata nei pressi della metropolitana rossa Primaticcio, è subito cresciuta, complici i sapori difficilmente reperibili altrove.

Oasi Giapponese_Tonno

Ma andiamo per gradi.

Faccio il mio ingresso nei locali adiacenti allo stellato Luogo di Aimo e Nadia con ottime speranze, subito raffreddate dall’ambiente. Due stanze, di cui una pressoché inesistente, soffitti non molto alti e conseguente rumore, quadri storti alle pareti.

Eppure, se si è in grado di superare l’impasse iniziale, si entra in una dimensione che va abbondantemente oltre i cliché del giapponese milanese e, viceversa, del milanese al giapponese.

Oasi Giapponese_Sashimi

La carta, infatti, è lunghissima, e supera di misura i paletti costituiti dal sushi e dal sashimi. Ci sono i piatti più conosciuti, certamente, ma anche quelli meno rappresentati nelle cucine degli pseudo-jappi in città.

C’è l’okonomiyaki, per dire. La ‘pizza’ giapponese, che ben poco condivide con il piatto italiano al di fuori dell’inaudita bontà (e di cui già vi avevamo parlato qui), gioca un ruolo importante nel menu, declinata nella versione di carne, pesce o verdure, ingredienti che si vanno ad aggiungere a una sorta di frittata fumante fatta di farina, uovo, cavolo, salsa tonkatsu e scaglie di bonito.

Largo spazio, inoltre, a piatti che non sempre si hanno modo di gustare.

Ecco comparire il sukiyaki don (roast beef, tofu, uovo, cipollotti e salsa serviti su di un letto di riso caldo), l’omurice (riso saltato con maiale, verdure e ketchup avvolto in una frittata decorata con ketchup) e l’omusoba (pasta saltata con carne di maiale alla griglia e verze avvolte in una frittata decorata con salsa tonkatsu).

Oasi Giapponese_Maki

Buona scelta anche tra i piatti ‘canonici’.

Ottimi gli amaebi uramaki, roll con gambero crudo all’esterno e all’interno, e gli ebiten roll con gamberi e asparagi fritti, oltre a cetrioli e uova di lompo.

Oasi Giapponese_Cirashi_

Ma è qui, soprattutto, che ho mangiato il cirashi di gran lunga più buono di Milano con salmone e uova di salmone.

Riso cotto alla perfezione e, soprattutto, una qualità di uova ineccepibile.

Oasi Giapponese_Seppia_Ikamentai

Stesso discorso per l’ikamentai, seppia con un uova di merluzzo dal retrogusto vagamente piccante. Il mio antipasto da qui all’eternità.

Oasi Giapponese_Loto_Renkon

Per non farmi mancare niente, poi, ho provato anche una specialità della casa, il renkon mentai age, vale a dire un (leggero) fritto di radice di fior di loto, il renkon, con uova di merluzzo e cetrioli: mai assaggiato prima e entrato di diritto tra i piatti da non farsi scappare.

Oasi Giapponese_Tenpura Soba

Da provare, durante una delle prossime visite, ho già annotato i gunkan di riccio di mare (sfido chiunque a trovare un ristorante a Milano in grado di servirli) e il katsucurry (carne al curry con carote e patate, servita insieme a una cotoletta di maiale e al riso), oltre al ramen in più di una variante e allo yakisoba.

Menzione d’onore, infine, per i dolci wagashi con azuki, per il tiramisu al tè verde e, perché no, anche per i sakura mochi avvolti in una foglia di ciliegio.

Il servizio è un po’ lento e approssimativo alla sera, molto più scorrevole a pranzo, quando il ristorante offre cinque tipi di menù fisso con bevande incluse a 10 euro. A cena, il conto supera di poco i 30 euro a testa.

Se servivano motivazioni forti per arrivare fin laggiù, l’Oasi Giapponese me ne ha servite, è il caso da dirlo, persino più del dovuto.

E voi, eravate arrivati prima di me nel fare queste considerazioni?

Oasi Giapponese. Via Privata Raimondo Montecuccoli, 8, 20147 Milano. Tel. 02 4154 0047. Fortemente consigliata la prenotazione.

[Immagini: Caterina Zanzi. Immagine di copertina: wallpapersus]

3 Commenti

  1. Paragonare l’Okonomiyaki alla pizza non ha senso per me, non hanno nulla di nulla in comune.
    Se proprio lo si può paragonare a un frittatone.
    Inoltre, il “lombo” è un taglio di carne…le uova sono di “lompo”.

  2. Ciao Graziano, abbiamo corretto l’errore di battitura. Quanto al paragone, certamente non l’ho inventato io, e condivido con te che pizza e okonomiyaki non abbiano molto in comune tranne, come scrivo, la bontà.

    • Non era per fare alcuna polemica 🙂 ci tengo a precisarlo 🙂
      L’ho provato poco tempo fa un Okonomiyaki, non male, sicuramente una novità curiosa.
      Ma preferisco mangiare altro dal giapponese.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui