Milano. Peccato, il Mercato del Duomo ha inaugurato senza di me (e Niko Romito)Tempo di lettura: 3 min

Mercato del Duomo evento

Apertura della posta serale, hai visto mai… Toh, che bello, mi hanno mandato le foto dell’inaugurazione del Mercato del Duomo di stasera.

Stasera? Sono le 21:16, la mail è delle 21:04. Che celerità!

Ma io stasera non ci sono andato, anzi, nemmeno lo sapevo – o meglio ancora, nessuno mi ha invitato!

terrazza Aperolspettacolo Mercato del Duomo

Per carità, ce ne sono a centinaia, a migliaia anzi, di posti che inaugurano senza invitarmi, anzi, proprio senza dirmi niente. Io di tanto in tanto mi imbatto in qualche saracinesca nuova, qualche vetrina in fieri, qualche insegna promettente – e se riesco ci faccio la posta, rubo qualche scatto (di dubbio gusto, le mie capacità sono scarsissime), insomma, ci lavoro su. Senza contare i locali che invece aprono millanta miglia lontano, e che mi invitano con aria confidente e confidenziale a benedire con la mia presenza la loro nuova avventura.

Mercato del Duomo banco Carlo Petrini

Il Mercato del Duomo mi ignora. Per carità, liberissimo, anche se un articolo qui su Scatti l’ho anche pubblicato, il 5 maggio, pochi giorni dopo l’apertura (ma ne avevamo già parlato un paio di mesi prima). Apertura avvenuta il 1° maggio, dopo un’anteprima il 30 aprile. Anteprima a cui peraltro ero riuscito a farmi invitare, ma alla quale non avevo potuto partecipare causa improvviso contrattempo. Avevo anche mandato loro una mail per scusarmi, pur rendendomi conto della scarsa valenza del gesto.

A dire il vero, il mittente dell’invito all’anteprima non era lo stesso dell’invio del materiale fotografico. Ovvero, la molteplicità di referenti può risultare in problemi di comunicazione? Perché mandarmi un post-evento, se non mi hai detto nulla pre-evento?

olivo Mercato del Duomo Mercato del Duomo scale mobili

Comunicazione incerta anche perché vorrei sapere quando apre/inaugura/presentano Spazio di Niko Romito. Una comunicazione “allegra” che ha fatto postare sulla pagina facebook del Mercato il richiamo a un articolo su Viaggi.Corriere.it, citandone una frase: “Uno splendido esempio di archeologia industriale restituito alla città e ai suoi abitanti.”

Peccato che – come sa ogni milanese che si rispetti – la Galleria Vittorio Emanuele, nel cui corpo si trova il Mercato, non sia esempio di archeologia industriale più di quanto non lo sia la Scala o il Colosseo; piuttosto, potremmo parlare di architettura monumental-celebrativa.

Industriale è invece il Mercato Metropolitano a Porta Genova, alloggiato negli ex-magazzini della stazione ferroviaria, e quindi definibili come “archeologia industriale”. Di cui l’articolo parlava prima di iniziare a trattare il Mercato del Duomo: ovvero, l’estensore del post facebookiano ha unito due concetti semplicemente susseguenti. “Se MM ha come casa gli ex magazzini della ferrovia di Porta Genova, uno splendido esempio di archeologia industriale restituito alla città e ai suoi abitanti, il Mercato del Duomo si affaccia sul salotto buono di Milano.”

Mercato del Duomo Milano

Non voglio parlare di scarse professionalità, per carità – ma certo l’impressione, specie in un contesto “ufficiale” come una pagina aziendale e in una mail rivolta a operatori dei media, non è positivissima. Un po’ come quei commenti fatti ai post in cui si dice sistematicamente “bello, co sono stata anch’io in quel locale lì, e ne ho scritto sul mio blog ilmioblog.com/quellocalelì. Oppure come quelle mail inviatemi come “Cara amica Blogger”, o anche “Cara Emanuela”, per invitarmi a degustazioni, tour, o a provare un nuovo rimedio per la cellulite. (Come hanno fatto a saperlo?)

PS. Però avevano invitato qualcuno di Scatti. Invito strettamente personale ma il destinatario è di stanza a Roma. Sono proprio invidioso…

15 Commenti

  1. Divertentissimo pezzo, per aprire la giornata. Al netto della (giustificata) amarezza direi che l’autore coglie un aspetto che sta diventando caratteristico in questo settore:
    non sono gli eventi, i contenuti, ad essere comunicati e pubblicizzati; non per promuovere, discutere, fare parlare di cose e locali della ristorazione.
    No, quello che viene comunicato è la capacità di fare comunicazione; insomma, quella che per noi bimbi di campagna è “fuffa” alla fine parla a se stessa di se medesima.
    Non si tratta più di raccontare e promuovere “come-è-bello-come-è-buono” questo o quel locale, bensì promuovere il comunicatore e la comunicazione stessa. Che si tratti del Mercato Metropolitano, del Mercato delle commodity agricole di Chicago, non fa alcuna differenza.
    Altrimenti, dopo la presentazione, la cartella stampa, l’anteprima, l’inaugurazione, e cippalippa, per quale motivo mandare ancora una mail ex post? Paura che su qualche testata/blog ancora non avessero scritot in merito, e allora ecco che vi forniamo pure il materiale “come se”: un bell’articolo su ciò che è successo, senza bisogno di scomodarsi o allontanarsi dalla propria tastiera.
    La comunicazione fatta per i comunicatori: i contenuti, tanto, a chi interessano più?

  2. Che brutto esempio di giornalismo, caspita. “Non mi hanno invitato, e mi fanno schifo” is the new “Mi hai fregato la palla, con te non gioco più”.

    Meno inviti stampa, degustazioni gratuite, più articoli con fonti, pensieri propri (e non indotti da bravissimi uffici stampa) e guizzi, per favore.

    • Io ad esempio non concordo: questo articolo a me è piaciuto, proprio perché con penna leggera e (secondo la mia interpretazione) ironica ci svela un modo singolare di gestire queste cose.
      Che temo non sia solo relativo al settore enogastronomico, ma di un certo giornalismo 2.0. Crediamo di leggere cose viste, controllate e verificate da parte della firma, e invece…

      • Caro Paolo, è ovvio che non si leggono cose solo verificate dalla firme. Come spieghi un aumento esponenziale dei contenuti a fronte di una sempre più impietosa riduzione delle persone nelle redazioni?
        Su Scatti di Gusto come in altri molti magazine (non solo di enogastronomia) si vedono articoli fotocopia; certo magari qui si aggiunge un guizzo ironico e una battuta ad effetto, ma se vai a vedere le informazioni sono identiche, e prima di divertire un magazine di qualsivoglia natura deve anche informare e differenziarsi (se può). E all’inizio di questo post io vedo solo un ennesimo orgoglio ferito del giornalista abituato ad essere invitato ovunque, dalla polleria al Ristorante Michelin, e incredibilmente quando si è invitati tutto è molto buono.

        • Cara Roberta, un paio di puntualizzazioni.
          Anzitutto, l’intento era ironico, come spesso nei miei scritti (ma non è che uno debba leggermi per forza). Poi, non sono invitato ovunque, anche se mi piacerebbe.
          Orgoglio ferito? Ma per carità, mi vanto di essere un Nessuno qualunque – ma visto che comunque scrivo in giro, ci gioco su, speravo con sufficiente (auto)ironia. Evidentemente, non abbastanza.
          Il mio articolo è una fotocopia? No, ovviamente – e direi che è un’estremizzazione. Le “fotocopie” si usano per dare delle notizie che arrivano da agenzie e simili (e si trovano anche sui giornali): aprirà il locale, è successo questo e quell’altro. Ed è facile distinguerle dai pezzi “dal vero” – si dice (io dico) “ci si mangia”, e non “io ho mangiato”.
          Per finire: io NON ho detto “mi fanno schifo”. Né in relazione ai vari piani del Mercato (ho mangiato, piuttosto bene, dappertutto, e naturalmente pagando), né in relazione a chi mi ha inviato le notizie: mi limito a constatare una certa approssimazione nella comunicazione, ma evidentemente per un mio difetto comunicativo non sono riuscito a comunicarlo…

          • Gentile Emanuele,
            a volte la leggo, a volte no, insomma quando capita.
            Credo che ultimamente ci si celi un po’ troppo dietro l’ironia – vera o supposta che sia. Del tipo “dai te lo dico col sorriso, e uso questa cosa come una parabola, per dire altro, ma a te (ufficiostampa, pincopallo, chiunquetusia) lo faccio capire lo stesso”. Le chiedo scusa di aver pensato male se così non è, anche se come detto, lo sembra.

            Ovviamente quando parlo di articoli fotocopia non parlo dei suoi in particolare: parlo della tendenza a pre-confezionare di bei post con le foto giuste, i commenti giusti, e che fanno tanto felici gli uffici stampa amici, quelli che poi ti invitano agli eventi belli e “superesclusivi”. Non sto parlando dei semplici comunicati stampa che vengono poi ripostati (pratica anche quella abbastanza dubbia), sto parlando anche di reportage di ristoranti che sembrano tutti uguali (non facciamo finta che non esistano, su!).

            Mi fa piacere che lei sia uno qualunque, per un attimo con questo post lo avevo dimenticato..

          • Non ci sono ancora termini di paragone per essere dei buoni commentatori, diversamente ci sono diversi metri per misurare un buon giornalista. Osservazioni certo, informazioni però anche, dai 😉

  3. Articolo vuoto, penna leggera o meno, si poteva risolvere la faccenda privatamente, per telefono tra voi; cosa sappiamo in più sul Mercato del Duomo? Nulla. Ma si poteva aggiungere qualcosa in più a riguardo sull’ennesimo locale/bistrot/ristorante/store presente a Milano? Ormai, c’è spazio per tutto e tutti (e per fortuna), anche per un articolo su una inaugurazione mancata

    • Non si tratta di un mancato invito, ma di una comunicazione professionale insufficiente, secondo me almeno. Tanto che il post è classificato come “Notizie”.
      E da questo post non si viene a sapere nulla in più sul Mercato di quanto non sia stato detto nel post del 5 maggio, che ho segnalato debitamente (https://www.scattidigusto.it/2015/05/06/milano-cosa-mangiare-mercato-duomo/), in cui raccontavo bancone per bancone cosa c’è.
      L’insostenibile leggerezza del vuoto – potrei farne un motto.

  4. Emanuele, non prendertela troppo, sia per i commenti che per il mancato invito. Probabilmente, ti scriviamo perché manca la sezione “pacchi/comunicazioni professionali insufficienti” dove infilare articoli come questo; “notizie” è fuorviante: che notizia sarebbe? 🙂

  5. Roberta: mi sento meglio, io NON sono un giornalista – e questa non è una testata giornalistica.
    Andrea: è difficile crederlo, ma l’incipit di questa mia è retorico: non me la sono presa affatto (nemmeno per i commenti…). Volevo dire una cosa (per me è una specie di notizia), l’ho detta partendo da lontano.

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