sbafatori copertina

“Corriere della Sera”, giovedì 8 ottobre 2015. Notizie immagini interventi cronache commenti.

E una recensione dell’ultimo libro di Camilla Baresani, Gli Sbafatori, edito da Mondadori Electa, di Marisa Fumagalli.

E la rubrica “Italians” di Beppe Severgnini dedicata al “giornalismo svenduto” prendendo le mosse dal libro di Camilla Baresani Gli Sbafatori eccetera.

Sono le coincidenze, certo. Ed è comprensibile che non ci sia qualcuno che dica no, due pezzi sullo stesso libro di una nostra collaboratrice nello stesso giorno, no, spostiamone uno.

Intendiamoci: è ovvio che si possa e si debba parlare di un libro anche in queste condizioni. E che se ne possa parlare bene, specie se è ben scritto, e di piacevole lettura: può piacere o non piacere, ma non è questo il punto. E sono due pezzi. Quello della brava Fumagalli è tutto centrato sulla classica narrazione del libro, come già il brillante post di Beba Marsano di anticipazione dell’uscita su Style.it, la rubrica di Severgnini invece è più centrata sul lato “giornalistico”, sullo sfruttamento del lavoro precario, e così via.

fotografare cibo

Il punto è che suona appena un poco stonata – non tanto le lodi, ripeto –  la contemporaneità. E alla lontana serpeggia quell’idea che comunque i colossi editoriali possano distorcere in qualche modo la comunicazione, e il mercato – che non è il questo caso, certo, la fusione Mondazzoli o Rizzadori che dir si voglia non era ancora avvenuta, ma il retropensiero può balenare, il “lo sappiamo tutti cosa c’è dietro” ormai è un riflesso condizionato.

Del libro poi si dicono quasi tutte le cose giuste, appunto dalle difficoltà dei giovani a inserirsi nel mondo lavorativo, e in particolare in questo mondo paragiornalistico, agli eccessi di presenzialismo, delle “marchette”, dalla reciproca diffidenza fra carta stampata e web, alle degenerazioni massmediatiche del mondo del “food”, al giochino del “ma quello lì è il famoso, quell’altra la celebre…”.

Si sarebbe forse potuto aggiungere qualche dettaglio, ventilare la possibilità che in realtà una parte (magari anche consistente) del mondo delle (e dei) foodblogger lo faccia per passione, più o meno a tempo perso, magari addirittura pagandosi cene corsi lezioni e seminari, pur nell’ottica di farne una professione.

Visintin

E magari anche evidenziare le pagine, particolarmente godibili, dedicate all’Uomo Mascherato (93-95), temuto blogger in incognito armato di ruspa e forchetta, così simile al critico del Corriere stesso, Valerio M. Visintin, avversario della Baresani in una polemica di qualche anno fa sull’opportunità o meno, per un critico gastronomico, di essere o meno identificabile.

Il gioco dell’opportunità della non-identificazione, qui, non vale?

5 Commenti

  1. Non ho (ancora) letto il libro. Ma mi piacerebbe contare gli articoli di Scatti vs Visintin. Forse hanno superato quelli vs tripadvisor?

  2. Come frequentatore di Blog di cibo(in senso lato) ho maturato questa convinzione:
    i Blog hanno dei precisi nemici da abbattere:
    MaCDonald
    L’olio di Palma
    Tripadvisor
    M V Visintin
    Ce ne sono altri, ma mi fermo qui.
    .
    V M Visintin è stato pesantemente ingiuriato da …TUTTI…i Blog fino a non molto tempo fa:
    ma, da quando Visintin gode di stima grande da parte di lettori ed appassionati di cibo sempre più numerosi, i TONI di denigrazione si sono abbassati.
    Anch’io, nel mio piccolo, non gli fatto mai mancare la mia stima e simpatia.
    .
    E’ inutile dirvi che sto dalla parte dei vostri nemici(v. elenco),
    anche se non vi ho MAI considerato un mio nemico da abbattere 🙂
    I mie bersagli li conoscete.

    • Andrea, Sergio – Per quel che può valere – ho un buon rapporto personale con Visintin, direi di quasi amicizia (se si può essere amici di uno che si presenta tutto ricoperto di nero, di cui quindi non si conosce la faccia…); vado di tanto in tanto da McDonald’s, e mi piace anche se non credo lo metterei in una classifica (non nei primi posti almeno); ho molti dubbi sull’olio di palma, come su molte altre cose, e aspetto risposte definitive da parte della scienza, magari nel frattempo senza metterlo sull’insalata; e su TripAdvisor ho un atteggiamento diciamo disincantato, ne riconosco pregi e difetti (fra questi, quello di non “metterci la faccia”, come invece faccio io – e anche VMV, seppur sotto un passamontagna).

  3. “Si sarebbe forse potuto aggiungere qualche dettaglio, ventilare la possibilità che in realtà una parte (magari anche consistente) del mondo delle (e dei) foodblogger lo faccia per passione, più o meno a tempo perso, magari addirittura pagandosi cene corsi lezioni e seminari”.
    Faccio fatica a definirmi un foodblogger, ma comunque quanto sopra riportato è pura realtà, almeno per me.

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