Tartufo bianco: mangiarlo vicino Bologna

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calanchi

Non si finisce mai di imparare. Fino ad un mese fa non sapevo nemmeno dell’esistenza di Savigno, un piccolo paese nel Valsamoggia in provincia di Bologna, e tanto meno della Fiera del Tartufo bianco di Savigno che è arrivata alla sua 32 edizione, e oggi ve ne parlo con grande entusiasmo.

D’accordo, fino allo scorso anno era più una Sagra del paese che il Festival internazionale, ma la qualità del tartufo bianco non ha nulla da invidiare a quello di Alba o di Acqualagna.

Anzi, ne approfitto per rilanciarvi le 21 regole da conoscere.

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Non è facile arrivare a Savigno se non in macchina, ma ne vale la pena, anche solo per vivere un weekend  di pace e di assoluta tranquillità.

Praticamente un “serendipity” nostrano, specie se il tempo è bello, i colori d’autunno risplendono tra i calanchi (dove si trova il tartufo più pregiato) e il profumo del tartufo stesso vi perseguita ovunque, soprattutto in questi fine settimane del 7-8 e 14-15 novembre, visto che sono dedicati al Festival Internazionale del Tartufo bianco.

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La Fiera del Tartufo si sviluppa lungo la strada principale e le due piazzette di Savigno. Sui banchi trovate ogni bendiddio: tartufo bianco e nero (l’uncinato per la precisione), funghi porcini, ovuli, salumi e formaggi, oli e sott’oli di qualità e molto altro.

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Sulla piazza principale è  allestito un grosso tendone con la cucina a vista e tanti tavoli sociali, sabato sera e domenica a pranzo potete gustare il menù a base di tartufo, preparato dagli chef, famosi o meno, con l’aiuto di ragazzi della scuola alberghiera.

Io sono stata fortunata: ho assaggiato la grande cucina di Igles Corelli.

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Volendo, potete partecipare anche alla caccia del tartufo in compagnia di due cagnoline molto sveglie, Luna e Macchia, che vi faranno vedere come è facile trovare il tartufo (basta avere il fiuto!)

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Mentre girate tra i banchi, assaggiate lo street food tipico della zona: i borlenghi. Sapete cosa sono? Il borlengo è una sfoglia molto sottile fatta di pastella come da crêpe, cotta in una grossa padella unta. Diventa croccante e trasparente come la pasta filo, però viene condita con pezzettini di salsiccia e parmigiano e piegata a portafoglio, ed è una vera goduria!

Una volta finita la passeggiata tra i banchi, assaggi e degustazioni comprese, che si fa? Vi do qualche indicazione in merito: dove mangiare, dormire, cosa comprare e degustare.

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Non potete lasciarvi sfuggire la Vecchia Osteria di Ponzano,  locale caratteristico e rinomato per l’ottima cucina tradizionale bolognese, dove la signora Luisa vi farà leccare i baffi nel vero senso della parola.

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Ovvio, con l’aiuto del menù tutto a base di tartufo: tortellini, passatelli e gnocchi, ma anche affettati e secondi di carne, in particolare le cotolette alla bolognese, dette le petroniane.

Qui troverete 3 menù degustazione: a 50, 70 e 80 €, vini (locali) in abbinamento compresi, dipende solo da quanto lussuoso deve essere il vostro pasto.

Vecchia Osteria di Ponzano, Via Valle Del Samoggia – 40053 Valsamoggia (BO), tel. 051 670 3009

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Per dormire vi consiglio un posto molto carino: l’agriturismo Cà Bertù che si trova a un paio di chilometri dall’osteria. E’ un bel cascinale molto curato ed accogliente, gestito da una giovane coppia.

Una camera doppia da 70 €, colazione compresa

 Agriturismo Cà Bertù, Via Valle Del Samoggia, 3369, Castello di Serravalle, Valsamoggia BO, tel. 051 6703084

tortellini

Il giorno dopo dovete dedicare allo shopping: non potete andare via senza i veri tortellini, piccolissimi e saporiti che troverete da Mazzini, una storica macelleria di Savigno, ovvero, Il tempio del Suino, che fa la produzione propria di molte specialità locali. Sempre lì potrete acquistare salsiccia al tartufo, il macinato insaporito per farcire le tirelle calde e la coppa che, vi assicuro, non dimenticherete mai più.

Macelleria Mazzini Via Libertà n. 4 – 40053 Valsamoggia località Savigno (BO), tel 051 6708065

Proprio di fronte alla macelleria c’è il forno, Scuola di pane, dove potete fare il pieno di farina appena macinata, tigelle fresche e focacce con i ciccioli e, naturalmente, focacce al tartufo.

Panificio Scuola di Pane, via Libertà 11, 40060 Savigno (BO), tel. 051 670 0062

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Ora che avete anche il pane, vi manca solo il vino, ma so dove indirizzarvi. Sempre in via Valle di Samoggia c’è un’azienda vinicola che si chiama Torricella: 7 etichette attualmente in produzione, tra cui 3 Pignoletto, tipico della zona.

Assaggiate però il Merlot invecchiato nelle barrique, e resterete sorpresi. Oramai è un dato di fatto: ovunque vado, trovo anche il rosé. Ce l’hanno anche a Torricella, ed è la Barbera vinificata in rosé. Sembra quasi un orange wine che, pare, vada tanto di moda ultimamente, ma è una bollicina sublime. E chi riuscirà ad assaggiarla, mi faccia sapere cosa ne pensa!

Az.Agr. Torricella, via Samoggia 534/G Savigno (Bo), tel. 051 6708552

Ora sapete cosa fare nei prossimi due weekend, giusto?

[Immagini: Fotografi Ambulanti]

7 Commenti

  1. Il borlengo non viene condito con la salsiccia, ma con la classica “cunza” o “pesto montanaro” che si mette nelle crescentine (altresì dette tigelle).

  2. Posto che le tigelle non son crescentine, e viceversa, la versione “Savigno” che ci descrive Laura è davvero golosa, anche solo in lettura. Da testare al più presto!

  3. Che spettacolo! Altro che Noma.
    .
    Tra tutti gli splendidi piatti
    i Borlenghi io me li sogno spesso.
    Perché non li ho mai mangiati
    e rappresentato il limite massimo a cui si è spinto l’uomo
    nella tecnica del flatbread…
    raggiungendo la TRASPARENZA.
    .
    Anche Giulia N, sembra rispecchiare, nel suo sorriso,
    accanto al grande Igles Corelli,
    la simpatia, la genuinità, del posto.
    .
    Vorrei andare a mangiare i borlenghi di Santina
    di Roccamalatina di Guiglia (Modena).
    https://www.scattidigusto.it/2015/07/10/10-migliori-borlenghi-modena/

  4. Ho dimenticato di salutare Laura Rangoni, scrittrice di molti libri, anche sulla cucina emiliana e bolognese(ma anche su molte cucine regionali).
    Come Allan Bay, dà prestigio ai nostri dibattiti la sua presenza.

  5. Renato, se vai dalla Santina è meglio che prenoti la stanza nella locanda stessa, e ti organizzi un cena-colazione-pranzo.
    Perché dalla Santina non te ne vai con i soli borlenghi. Ti dico solo che dopo averci portato in tavola la pentola dei tortellini ‘se qualcuno vuole fare il bis’, ci ha sventolato due teglie di lasagne ‘che non potete mangiare solo brodo’.
    Tutto ciò prima di crescentine e borlenghi, ovviamente 🙂

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