Gagliano macelleria vegana Napoli

Dopo Bari, le macellerie vegan sbarcano a Napoli. Pochi mesi fa la notizia di una macelleria che proponesse ai suoi clienti goloso seitan al posto delle costolette d’agnello ha fatto il giro del web.

La moda veg ormai imperversa al punto da convincere i titolari degli esercizi commerciali, anche i più improbabili come le macellerie, a convertirsi al nuovo credo cruelty free per andare incontro alle esigenze dei clienti, certo, ma anche ampliare la propria platea e salire agli onori delle cronache con operazioni furbette.

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Le proposte della Macelleria Gagliano, infatti, non sembrano suggerire un’alternativa alla carne ispirata alla filosofia veg, bensì polpette e hamburger a base di verdure e legumi che solo nella forma evocano sventurati bovini e suini.

tofu

Un’operazione molto diversa da quella condotta in porto da Porzia e Mimì, i titolari della macelleria pugliese che hanno davvero pensato di offrire ai loro clienti dei prodotti che della carne avessero la suggestione, l’aroma, ma naturalmente non lo stesso procedimento di lavorazione.

macelleria vegetariana

Gagliano, quindi, non fa rima con vegano, almeno per il momento almeno: tra poco meno di un mese, infatti, gli stessi titolari della macelleria apriranno poco distante, sempre in via Belvedere, un negozio immaginato esclusivamente per le esigenze dei vegani, che proporrà piatti pronti e tutto quanto questi ultimi sono soliti acquistare per confezionare i loro piatti.

Jaap Korteweg

Nell’attesa che si apra in città l’ennesimo punto vendita cruelty free, una tendenza irrinunciabile che sembra non conoscere fine, vale la pena ricordare l’olandese Jaap Korteweg, il primo ad aver aperto una rivendita di prodotti interamente vegetali che simulano hamburger e costolette già nel 2010.

[Immagini: Google +, Facebook]

15 Commenti

    • I BURGER cruelty free nn sono surrigati.. semplicemente sono fatti con verdure che mangiano amche gli onnivori…quindi fai un po te…

    • Ma la melanzana sia melanzana, e il pomodoro pomodoro. Alcuni cammuffamenti ricordano i trucchi della mamma e della nonna per far ingurgitare cibi non graditi ai bambini.

      • Ma scusa quando tagli a fette la melanzana per la parmigiana o i pomodori a cubetti per farci il sugo ti sembrano surrogati perché hanno perso la loro forma intera originale? Oppure sono preparazioni tradizionali e quindi va bene? E a quanto tempo addietro deve risalire la tradizioni affinché sia tale? E le polpette di melanzane, tipiche del sud Italia, sono quindi più tradizionali delle polpette di verdure miste delle foto nell’articolo? Questa crociata contro i vegetariani assume ormai toni ridicoli…

        • Dove lei intravede i toni della crociata a me sfugge. Troppi cavolate e spirito di patata mi avranno dato alla testa?

  1. Concordo. Nessuna crociata, almeno non in questo post o nei suoi commenti, evidentemente fraintesi. Per citare un meme che rimbalza sul web in questi giorni : ‘chi sono meglio, gli onnivori o i vegani? Quelli che mangiano senza rompere le palle agli altri’

    • Il titolo di questo articolo è sbagliato: la macelleria si autodefinisce vegetariana, e dovrebbe essere a tutti nota la differenza tra vegani e vegetariani.
      La cosa veramente scandalosa di questa operazione discutibile è che si continua a scrivere “Apre la prima macelleria vegetariana/vegana di Napoli” quando, a finale, è una semplice macelleria che vende qualche medaglione (così i supponenti puristi dell’hamburger non si scandalizzano…) di verdure: insomma, articoli su articoli che si basano sul nulla.
      L’operazione napoletana non è tanto diversa da quella pugliese, se non in una cosa: una campagna di marketing ambigua e che sfiora l’inganno. Ma non c’è tempo di approfondire, oggi: si legge giusto un titolo di un articolo da condividere sui social e chi s’è visto s’è visto.

      • Salvatore, titolo a parte (che fa il suo mestiere, cioè il titolo ) spero tu riesca a leggere tra le righe note vagamente polemiche che mettono chiaramente in discussione la validità di tutta l’operazione, anche a nostro avviso.

        • Il titolo fa il mestiere sbagliato, in questo caso: non riassume bene il concept del locale (che è per vegetariani e non per vegani).

    • Ahhahaha appunto cara non rompete le palle a chi vuole mangiare roba NON morta. Come anche chi è vegano non deve romperle a chi è onnivoro.. la tua frase non ci sta proprio. Anche perché la ragazza che ha risposto ai bs commenti ha semplicemente detto che non è un surrogato mangiare vegano o vwgetariano… l’ignoranza è la bestia peggiore. Mangiatevi i morti e nin rompete le palle a chi non li vuole..

  2. Quella macelleria è sotto casa mia a Napoli e di certo non può considerarsi vegana. Avrà una proposta vegana, ma un vengano lì dentro non ci metterebbe piede. Ah, i titolari hanno anche una steak house sempre a Via Belvedere… Manco da Napoli da un paio d’anni ma non credo che ci sia stata una conversione totale, forse una nuova offerta in relazione alla domanda di mercato.

  3. Estraggo dal commento di Salvatore un pezzo per la sua valenza di carattere generale.
    (Attenzione, non voglio collegarlo al post, a maggior ragione dopo l’intervento dell’autrice,
    ma è soltanto un motivo di riflessione personale su una delle caratteristiche del web odierno.)

    “1 una campagna di marketing ambigua e che sfiora l’inganno.
    2 Ma non c’è tempo di approfondire, oggi:
    si legge giusto un titolo di un articolo da condividere sui social e
    chi s’è visto s’è visto”
    .
    1
    Il web è, in larga parte, dominato dal marketing.
    Spesso questo fenomeno non è molto evidente, ma nascosto
    e, quasi sempre, si presenta in forma piacevole:
    da qui l’ambiguità e, spesso l’inganno, a cui accennava Salvatore.
    2
    Per svelare gli inganni del marketing non ci vuole un master alla Bocconi
    (che è anche scuola di marketing) ma, certo, un atteggiamento distratto e superficiale non favorisce la comprensione.
    Il pensiero critico richiede attenzione e sforzo cognitivo.
    3
    Interessante infine, l’accenno di Salvatore ai SOCIAL in cui si compie un ulteriore “assopimento” dello spirito individuale(libero e critico)…
    a favore di un CONFORMISMO dilagante.

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