Milano. 6 cose da assaggiare se andate (ancora) a GolosariaTempo di lettura: 3 min

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Anche quest’anno, come sempre, sono stato con Daniela (Ferrando, amica collega collaboratrice in ordine sparso) a Golosaria, la manifestazione del duo Gatti-Massobrio, a Milano Congressi in FieraMilano.

Giornata uggiosa, resa ancora più uggiosa dall’aver dovuto pagare il biglietto. Per carità, 10 € si possono spendere – e del resto sono io che, al solito, mi sono scordato di accreditarmi: ma il presentarmi come firma autorevole (no, ‘autorevole’ non l’ho detto: forse avrei dovuto?) di Scatti di Gusto di solito funziona come lasciapassare. Questa volta no: poco male (insomma), ormai ero arrivato fin lì…

Se andate (avete tempo fino alle 16:30 – ultimo ingresso), ecco 6 cose che vi raccomandiamo io e Daniela.

1. I taralli di Puglia’s

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Friabilissimi, leggermente verdastri, abbastanza irresistibili da decidere risolutamente di assaggiare acquistare e andar via per non predare tutti gli assaggi. Sono i taralli alle cime di rapa dell’azienda Puglia’s di Andria (BT). Ho assaggiato anche la variante al calzone e patate e rosmarino, per convincermi meglio.

2. I pecorini affinati di Le affinità gustative

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L’azienda Le affinità gustative di Claudia Ridolfi a Mondavio (PU) propone la sua selezione di pecorini affinati in grotta: a partire da un Classico, stagionato 6 mesi, per proseguire con gli altri affinati, tutti di 4 mesi, in ordine di intensità: Maggengo (affinato in orci di terracotta e botti di rovere tra fieni appena tagliati e fiori d’acacia), Ampelos (stessa metodica di affinamento, ma avvolto in foglie di vite), Crosta Pepe (adagiato su cassoni di legno e insaporito con strutto e pepe, che ne colora la crosta), Crusca (affinato in botti, ricoperto da crusca di grano), Casecc (affinato in grandi orci tra foglie di noce), Crosta Vino (affinato con alloro e finocchietto selvatico, bagnandolo ogni giorno con vino rosso).

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Per arrivare all’Ipogeo – il più potente nell’escalation casearia proposta. Il più misterioso dei prodotti di questa azienda, perché affinato in cassoni di legno, tra strati di paglia e di un’erba aromatica locale che il produttore non rivela. Sta di fatto che lo senti sfaldarsi piacevolmente in bocca e percepisci un sapore che punge e che consola, direi io – oppure “delicato e deciso”, come recita la presentazione ufficiale.

3. Le mostarde e non solo di b73

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Molto bello, sobrio ed elegante il packaging per questa azienda b73 (iniziale e anno di nascita del fondatore) che produce “Salse, confetture, mostarde e liquori biologici di produzione artigianale italiana” a Carbonera, vicino a Treviso. Piccoli produttori, aziende artigianali, attenzione a sostenibilità, biologico eccetera, e anche un’intensa collaborazione con alcune cooperative sociali.

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Assaggiate tutte quelle a disposizione, giusto per avere una panoramica completa: non mi sento di consigliarne una sola, la mostarda veneta è ottima, certo, ma anche il resto…

4. Intervallo. I vini di Cascina Garitina

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Lo so, i vini di Gianluca Morino non sono certo una novità, né una mia scoperta. Ma valgono sempre una sosta, quando li si incrocia. Io ho sostato, e ho assaggiato – e, da profanissimo qual sono, ho, come sempre, apprezzato incondizionatamente.

5. Il limoncello di Donna Frida

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Partiamo subito precisando che Donna Frida esiste davvero: è lei che, con il figlio Andrea, ha dato vita a questa azienda veramente a conduzione familiare, dove i limoni di Sorrento vengono veramente sbucciati a mano… Tutto è iniziato con Lemon’Armonia, una crema di limoncello prodotta per il consumo personale e di pochi amici, e poi commercializzata; è poi arrivato il Frida’s Limoncello – e non c’è molto altro da dire.

6. Le Cucine di Strada

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In una rassegna gastronomica dedicata ai Golosi ci sta sicuramente – e se non è certo una novità, la presenza di truck e apecar ripieni di food, anzi, cominciano a diventare stucchevoli, qui c’erano alcune cose interessanti, come il pastrami di Casa Largher, il panino con la cassoeula di Brianza Che Nutre, il risottino di Riso Goio.

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E i tagliolini “eretici” dello stellato Marco Sacco del Piccolo Lago: una Carbonara Au Coque con prosciutto della Val Vigezzo, una salsa a base di tuotlo d’uovo, grana, e gin. Notevoli.

con Daniela Ferrando

[Immagini: iPhone Daniela Ferrando, Emanuele Bonati]

2 Commenti

  1. Sono andato anche quest’anno a Golosaria ma a ogni edizione rimango leggermente meno soddisfatto. In particolare non riesco proprio a capire con che logica sono distribuiti gli stand a meno che non ci sia nessuna logica e allora sono io a farmi le cosiddette “pippe mentali” di voler trovare i produttori di riso tutti da una parte, quelli dei dolci da un’altra e invece mi è sembrato che fosse tutto molto confuso. Mi dispiace anche che ormai è quasi più una fiera dello street food rispetto che una delle eccellenze gastronomiche italiane perché ne trovo sempre meno con qualche concessione di troppo ai grandi nomi.

  2. Posso provare a rispondere, almeno in parte.
    La logica del “mischione” è probabilmente da un lato quella di indurre il pubblico a girare dappertutto, e non solo dove c’è il prosciutto o i tarali, dando quindi visibilità a tutti gli espositori, dall’altro suppongo quella di limitare la “concorrenza” fra produttori. Peraltro, il vino ha un settore a sé, i salumi erano abbastanza raggruppati all’inizio: quindi?
    In quanto all’effetto-fiera street food: beh, una dozzina di truck su 300 o quanti erano espositori…
    Infine: il discorso sulle eccellenze è sicuramente complicato e lungo. Altrettanto sicuramente, ce n’erano molte. Dopo di che, il Golosario – guida gastronomica cartacea di cui Golosaria è la vetrina dal vivo – dichiara esplicitamente di raccogliere “cose buone”, per di più secondo loro (quindi non le migliori, né tutte le migliori, né solo le eccellenze): e come tale la manifestazione andrebbe probabilmente considerata…

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