Cilento. Il Panettone del Contadino con formaggio e fichi sfida Una Mole di Panettoni a Torino

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Siamo tutti un po’ come il Panettone del Contadino: una scorza solida fuori, sapori più dolci all’interno, qualche picco di acidità, in fondo estremamente consistenti.

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Solo che Domenico Manfredi l’ha realizzato veramente questo dolce nella sua Pasticceria D’Elia di Teggiano, in Cilento con farina di segale, di avena e di orzo; zucchero, uova, burro, miele, frutta, cioccolato e noci; ma anche formaggio podolico, paprika, peperoni cruschi e fichi bianchi.

Ed è così che in bocca ci ritroviamo quei sapori di un tempo, non troppo remoto, quando ci si arrangiava con quello che c’era.

Nulla è azzardato o ostentato in questo panettone anzi, il richiamo è alle nostre radici, che affondano in una storia a noi ancora familiare.

E poi in Cilento la figura del contadino non ha nulla di nostalgico o superato, si sente e si respira ancora nelle case quell’odore, quel senso di sacri­fi­cio e di amore di chi tutte le mattine con la sua vespa va a pasco­lare i pro­pri ani­mali in mon­ta­gna. Schiena diritta, siga­retta sulle lab­bra, non si piega mai. Lavora e ama la sua terra e il Cilento è que­sto.

Un vec­chio che non si stanca mai, per­ché la terra lo nutre.

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Questo panettone racchiude proprio tutto questo: è un omaggio ben riuscito a una terra unica nel conservare così intatta la sua economia agricola, sempre attenta e custode quasi ignara dell’immensa ricchezza che sta portando avanti.

Mulino Caputo

In Cilento vedere le proprie terre petazzo, cioè avere i propri terreni incolti o coperti di rovi, è motivo di vergogna perchè nel codice culturale di ogni cilentano che si rispetti la terra è prima di tutto una questione d’onore e di dignità.

Dalla terra si torna sempre con qualcosa in mano, per questo l’economia cilentana è così basata sull’autosussistenza e non esiste famiglia che non abbia un suo pezzo di terra coltivato.

A renderla ancor più degna di stima e rispetto è il motivo per cui continua a contare su un’economia imperniata più sulle proprie coltivazioni, che non riguarda tanto il risparmio che se non è nullo è molto basso, ma una questione di qualità e genuinità, ovvero di sicurezza sulla provenienza di ciò che si mangia, che addà venì dalla propria terra.

Ora ditemi voi se non è forse questo un uomo.

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L’aver mantenuto un sistema produttivo basato più su parametri ideologici e tradizionali che economici hanno reso questo territorio un serbatoio unico di biodiversità, tanto che l’Unesco l’ha dichiarato ormai quasi sette anni fa Patria Mondiale della Dieta Mediterranea, grazie ad ogni cilentano, che è restato, ha creduto e sta lavorando, non nella comune litania che altrove sia sempre meglio.

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Tra questi, uomini come Domenico, pasticciere con una medaglia d’argento ai Mondiali dei Pasticcieri di Massa Carrara e un primo posto al Gran Prix di Pasticceria del Lussemburgo nel 2005 e con una grande madre alle spalle, Giuseppina, una di quelle donne cilentane che ha tramandato ricette antiche tradizionali quasi irripetibili, come le paste al latte, ci racconta, o le coronette di castagne e cacao. In tutti gli altri suoi dolci il richiamo è al mondo principesco e signorile, perchè ricordiamoci che siamo a Teggiano, dove si celebra la festa della Principessa Costanza e Domenico, Duca della creatività in questo regno del Vallo di Diano ha sempre in mano la sua sac à poche come uno scettro.

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Questa domenica 20 Novembre il Panettone del Contadino sale ngopp’ a Torino per Una Mole di Panettoni, come partecipante della categoria panettone creativo e panettone tradizionale. Se verrà compresa tutta l’importanza della questione che si cela dietro un panettone così, non semplicemente diverso dagli altri o innovativo, ma metafora di una terra e di una storia, allora non potrà che esser premiato. C’è un proverbio che segna la differenza sociale tra una classe dominante e l’identità contadina, ovvero non far sapere al contadino quanto è buono il formaggio con le pere, perchè la sua natura grossolana non potrebbe apprezzarne la raffinatezza.

In realtà il contadino lo sa benissimo quanto è buono il formaggio con le pere, mentre invece la giuria di Torino sarà in grado di rendersene conto?

Pasticceria D’Elia. Via Anca del ponte, 25. Prato Perillo di Teggiano (Salerno). Tel. +39 0975 73170

2 Commenti

  1. La Pizza Pollo Sadia deve restare al Nord, pena intervento Cavalleria. A noi al Nord – che tutto ci ingolliamo se ha un’aria radical senza chic – deve arrivare ‘sta schifezza? Ma mi faccia il piacere! Spero che la giuria sia più illuminata del contadino del Cilento.

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