Isis della pizza a rapporto: è nata ‘a pizza pollo

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Avete presente il Colonnello Kurtz nel monologo finale di Apocalypse Now che si interroga sul senso di orrore? Ora ne abbiamo contezza: si riferisce alla Pizza Pollo.

Sì, avete capito bene fondamentalisti del lievito madre: PIZZA POLLO.

Vale a dire una cotoletta gommosa del diametro di circa 20 cm condita, come direbbe qualche simpatico geometra del nord Italia ‘alla napoletana’, cioè con sugo e mozzarella. O meglio quella che lo stesso geometra del nord Italia chiamerebbe mozzarella, cioè una pasta filante al sapore di formaggio.

A commercializzarla l’azienda veronese Sadia, tra i primissimi produttori mondiali di carni di pollo, per intenderci la stessa che da anni produce gli Speedy Pollo, quei bastoncini aromatizzati al puffo di cui vanno pazzi i bambini.

In casa Sadia, dove pure non si chiudono mai gli occhi e si lavora, instancabili, a tirarne sempre una dal cilindro, arriva da qualche settimana ‘A pizza pollo, scritto proprio così, con la A tronca a rafforzare, se mai ce ne fosse bisogno, l’identità di questa delizia, che non può non evocare specchi d’acqua, Vesuvi e mandolini.

https://www.youtube.com/watch?v=i32H3DtKzJs

Nel video promozionale del prodotto (solo per stomaci forti) si vede uno chef fare lo scalpo a una cotolettona, condirla con quello che ha tutta l’aria di essere un sugo pronto e terminare lo scempio con verdure grigliate, formaggio e toporagno a cubetti, per un risultato graditissimo ad una giovane coppia di avventori che non gli pare vero di potersi ingozzare di questa immondezza durante la pausa pranzo e addirittura per l’apericena.

Ora, il punto non è quello che si mangia o come lo si prepara (chi scrive fa il tè con le bustine del discount, per dire), il problema, signori, è tutto onomastico.

impasto pizza fritta

Perché chiamare pizza qualcosa che di pizza non ha un beneamato nulla, se non la forma circolare, mi pare un’operazione abbastanza irriguardosa soprattutto nei confronti di quell’Isis del forno a legna, che passa le giornate sui social a contare quale impasto tiene più buchi.

E allora perché farlo? Perché una fetta di pizza, per parafrasare un antico motto, tira più di un carro di buoi. Centinaia di milioni di pagine web ad essa dedicate dovranno pur suggerire qualcosa. Ma se tanto mi dà tanto dottor Sadia, ‘sta porcheria la potevi chiamare Tacco Pollo o Culo Pollo, parole che su internet pure non conoscono tempi di magra.

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Incauto sì, ma non del tutto, Sadia ben si guarda dal distribuire la sua nuova creatura al di sotto di Caianello, intuendo forse che se tanto tanto un pollo croccante travestito da pizza varca i nostri confini, parte la gendarmeria a cavallo

A rafforzare le teorie di un pezzo da me stessa scritto qualche ora fa, che associa devianza mentale & Foodstagramming, Sadia lancia anche un concorsone che al confronto le Sette fatiche di Ercole sono Giochi senza Frontiere:  dapprima bisogna trovare il coraggio di provare ‘A Pizza Pollo, indi quello di scattarsi un selfie mentre la si manda giù (la prova più ardua, a mio avviso) e infine incrociare le dita e sperare di vincere un iPhone7 Plus per poter fotografare, si immagina, sempre di più e sempre meglio questo stupro culinario.

Curiosi di sapere chi vincerà? Noi non vediamo l’ora di vedere le foto!

p.s. Nessun geometra del nord Italia è stato maltrattato per la stesura di questo becero pezzo.

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