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Carnevale – il periodo di “follia” che precede i quaranta giorni della Quaresima – è una festa celebrata anche a tavola.  Vi proponiamo la ricetta dei bliny, delle specie di crespelle ma lievitate, direttamente dalla Russia. Si possono accompagnare sia al salato che al dolce: panna acida e caviale, o salmone, oppure uova di salmone, è l’accoppiamento più classico, ma si possono mangiare anche con marmellate, latte condensato, sciroppi di frutta…

L’usanza russa di cucinare i bliny in occasione di festività o anche solo nei giorni di riposo risale a prima del IX secolo, ai tempi della religione pagana. La festa più importante durante la quale si mangiano i bliny si chiama Masleniza e ha lo stesso significato del Carnevale – precede il digiuno della Quaresima e dà l’addio ai cibi più sostanziosi.

Masleniza è stata da sempre la festa preferita dal popolo, rimasta tale anche dopo l’arrivo del Cristianesimo. Essa cadeva tra febbraio e marzo, quando la neve era ancora abbondante, ma il sole splendeva sempre più forte e la voglia irrefrenabile di darsi alla pazza gioia si faceva strada.

Il divertimento preferito durante Masleniza era andare su una slitta colorata trainata da tre cavalli addobbati con nastri e campanelli, la trojka. I ragazzi suonavano la fisarmonica e la balalajka, le ragazze cantavano, fra contagiose risate e battute spiritose. Altri costruivano fortezze di neve e ghiaccio e, divisi in due gruppi, si tiravano palle di neve fino a quando non rimanevano sfiniti. Poi, per riprendersi, ci si ritrovava tutti insieme per uno spuntino con i bliny e il tè fumante, sotto tendoni colorati, accompagnati dalle esibizioni delle maschere, soprattutto da Petrushka, il Pulcinella russo, la maschera preferita dal popolo, la più spiritosa, maliziosa e sarcastica.

Ogni giorno della settimana di Masleniza era dedicato a un’attività particolare: lunedì si dava il benvenuto alla festa, martedì ci si dedicava maggiormente ai giochi, mercoledì le suocere invitavano i generi con le mogli a mangiare i bliny. Giovedì si andava in trojka, venerdì i generi contraccambiavano il precedente invito delle suocere, sabato ci si incontrava con i cognati. E domenica si faceva visita a tutti gli altri parenti e amici, ci si scambiava baci, abbracci, si faceva pace e si domandava perdono per ogni sgarbo commesso.

La tipica ricetta base dei bliny non è complicata: latte, uova, lievito, zucchero e farina. Anche se la farina più classica da usare è di grano saraceno, la più buona in assoluto rimane quella di grano tenero.

La ricetta dei Bliny

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Mulino Caputo

Ingredienti 

300 g di farina
2 uova
1 bustina di lievito (7 g)
100 g di burro
1 l circa di latte intero
100 ml di acqua tiepida
½ cucchiaino di sale
3 cucchiai di zucchero

Procedimento

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Sciogliere il lievito nell’acqua tiepida, messa in una ciotola. Aggiungere 1 cucchiaio di zucchero e 2 cucchiai di farina. Coprire con la pellicola e lasciare per 10-15 minuti, fino al formarsi di una bella schiuma.

Aggiungere nella stessa ciotola tutta la farina, i tuorli, la metà del latte, sale e il resto dello zucchero. Coprire sempre con la pellicola e lasciare lievitare per 1 ora – 1 ora e 10. Trascorso il tempo, mescolare e lasciare ancora una ventina di minuti.

Far bollire il latte rimanente, sciogliervi il burro e, caldo così com’è, versare nell’impasto, mescolando sempre con il cucchiaio di legno.

Montare gli albumi e mescolarli all’impasto che deve rimanere liquido.

Scaldare una padella in ghisa, pennellarla con un velo di burro e versare un mestolo dell’impasto, distribuendolo bene sul fondo ruotando in mano la padella. Dopo circa un minuto girare il blin e cuocere dall’altro lato. Proseguire fino all’esaurimento dell’impasto.

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Servire i bliny con il caviale, le uova di salmone e la panna acida o con il salmone affumicato. Oppure con le marmellate e confetture, accompagnate dalla panna o la panna acida, ma anche con il latte condensato o il miele.

2 Commenti

  1. Mi riprometto di farli da una vita, è giunto il momento di mettersi all’opera. Grazie per la ricetta, la proverò al più presto.

  2. “Il generale Loewenhielm … quando fu servita una nuova pietanza rimase in silenzio. “Inaudito!” disse a se stesso, “questo è Blinis Demidoff!”. Si guardò attorno, osservò i suoi compagni di tavola. Mangiavano tutti calmi calmi il loro Blinis Demidoff, senza dar mai segno di stupore o di approvazione, come se lo avessero mangiato ogni giorno per trent’anni di fila.”

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