Ana Roš, migliore chef donna del mondo per la 50 Best 2017 (riceverà il premio il 5 aprile), ha iniziato la sua carriera, scambiando quella di un diplomatico con la posizione di una cuoca in un ristorante a conduzione famigliare Hiša Franko nella cittadina slovena di Caporetto a 3 chilometri dal confine italiano e a 30 da quello austriaco.

L’ha intervistata Alisa Kurmanaeva per la rivista russa Style.

D. Ma come, lei è laureata in scienze politiche e parla 5 lingue straniere, come ha fatto diventare uno chef? Ha mai avuto rimpianti per aver lasciato la carriera di diplomatico?

R. La mia storia è una lunga serie di coincidenze. Mi sono innamorata del mio futuro marito e ho lasciato la carriera politica per stare con lui. Ho iniziato a cucinare perché qualcuno lo doveva fare nel ristorante, mentre mio marito si occupava di vino (Hiša Franko è il ristorante di famiglia di genitori del marito di Ana). La necessità è diventata amore, anche se quando ho dei momenti di sconforto, penso che sarebbe stato più facile occuparmi di politica. I miei genitori erano piuttosto irritati e dispiaciuti per quella mia decisione, anche perché sapevano quanto avevo investito negli studi. E comunque non è facile accettare che il proprio figlio passa dall’impegno intellettuale al lavoro fisico.

D. Lei è entrata in cucina senza averla mai studiato. Cos’è che le ha creato più difficoltà? Pensa che sarebbe stato più facile se fosse stata uomo?

R. La cosa più complicata è imparare le basi, capire come gestire la squadra e farsi rispettare da chi ha più esperienza. Quando sei motivata, è più facile, ma è proprio l’assenza dell’esperienza che crea difficoltà, vale sia per gli uomini sia per le donne.

D. Si sa che cucinare a casa spetta alle donne, ma sono gli uomini che diventano gli chef migliori. Perché secondo lei?

R. Credo che sia le donne sia gli uomini devono essere ugualmente istruiti e organizzati, approcciarsi alla cucina in modo creativo e avere la mente aperta. Ai clienti non importa se sei uomo o donna, il pranzo o è buono o non è buono, punto. Ma le donne devono lottare di più per arrivare in alto. Sono più deboli fisicamente, e inoltre sono anche mamme e mogli. Per questo devono affrontare più rinunce della vita quotidiana. Per diventare una chef riconosciuta e rispettata, una donna deve essere concentrata, motivata, disciplinata e avere talento per la cucina.

D. Lei è stata la prima donna invitata a Cook It Raw, il progetto gastronomico al quale ogni anno partecipano stelle come Massimo Bottura e Mauro Colagreco. Ha avvertito per caso un po’ di diffidenza da parte degli uomini?

R. Certo. Questo è un “club per soli uomini”, e loro non volevano condividere le loro esperienze prettamente maschili con una donna che in qualche modo è un essere di un altro pianeta. Ma quando hanno capito che sono altrettanto creativa, curiosa e virtuosa, mi hanno aperto le porte del loro club.

D. Secondo lei, nel mondo dell’alta cucina esiste la discriminazione tra i sessi?

R. Si, in un certo senso si.

D. E in che modo la si avverte?

R. A volte è legata ai soldi, ed è un problema globale. Ma davvero i miei piatti o i miei show cooking hanno meno valore perché sono una donna? Eppure sono cose che accadono, e i motivi sono anche la mia nazionalità e il fatto che in Slovenia non c’è la guida Michelin, e, quindi, niente stelle.

D. E lei sogna una stella Michelin? Oppure preferisce non assumersi una responsabilità così grossa?

R. Ma certo che vorrei una stella! Questo è un vero snobismo, credere di essere superiori alla guida più importante e più internazionale del mondo. La verità è che se non ci sei nelle guide più influenti, hai più libertà di esprimerti, ma le stelle sono più importanti.

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