Vi abbiamo parlato di Luciano Bifulco, macellaio di tradizione familiare in quel di Ottaviano, in occasione dell’apertura del nuovo spaziale locale a pochi giorni dal taglio del nastro.

Ci siamo ritornati e l’aggettivo strepitosa che aveva riassunto quella felice esperienza ha avuto più di una conferma.

Il rodaggio della sala ha fatto bene alla Braceria e la maggiore calma di una routine – nonostante i numeri monstre – dimostra che qualità e quantità possono anche andare d’accordo.

Luciano Bifulco ha poggiato tutto sulla capacità di selezionare e frollare la carne con lunghe e lunghissime maturazioni che accarezzano l’anima delle sue creature coccolate come figli.

Spettacolare la vista delle vetrine con i gioielli in esposizione che potete scegliere e farvi preparare alla brace in un continuum spazio temporale della filiera.

Con qualche ulteriore affinamento, l’ammiraglia di casa Bifulco (c’è sempre la braceria originaria più piccola che funziona a pranzo) saprà regalare ancora maggiori soddisfazioni.

Il consiglio immediato è cercare di resistere alle sirene degli antipasti snocciolati in un susseguirsi di formaggi e salumi da antologia: gorgonzola, Joselito, mangalitza sono lì a stuzzicarvi con accompagnamenti di pane, grissini e chips.

Non che dobbiate abbandonare il capitolo, sia chiaro.

Ma concentrarvi su uno dei migliori carpacci di vitella giustamente arricchiti dalla salsa di alici di Cetara è step obbligato. Da accompagnare con una buonissima tartare (a 40 giorni) con salsa di capperi e crescione d’acqua e con un fantastico vitello tonnato. O con un carpaccio di lingua a dir poco commovente.

Buonissimi tanto da oscurare una pregevole pizzaiola con salsa di San Marzano (in netta crescita rispetto alla volta precedente) e una “solita” guancia su patate.

Ci sono piatti cucinati in carta, ma il vostro obiettivo deve essere la brace.

90 giorni di frollatura per la scottona. 150 per la marchigiana del beneventano. Quest’ultima strong e animalesca negli umori di una cottura da manuale. Giuste anche le verdure di accompagnamento (puntarelle in pole position) e i rossi di una cantina ben fornita.

Chiudete con i dolci di tradizione, i fichi al cioccolato.

Noi ci siamo portati anche un gelato della Cremeria Gabriele di Vico Equense a rinfrescare con i gelsi e la nocciola le note di una carne che ha pochi competitori.

Con una spesa di 50 – 60 € conquisterete un giro di felicità su questo locale che ha puntato con decisione sulla qualità della materia prima e che potrà solo migliorare nell’offerta gastronomica.

C’è da ritornare per assaggiare e ri-assaggiare polli e capretti che arrivano dal Cilento.

Perché Luciano Bifulco è un curioso navigatore della sua regione sempre pronto a cogliere l’opportunità di portare a casa l’animale allevato in maniera esemplare. Che sia pronto a fare anche l’allevatore?

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Braceria Bifulco. Via Lavinaio, 200. Ottaviano (Napoli). Tel. +39 081 827 3538

2 Commenti

  1. E speriamo a presto di vedere un buon prosciutto di piatraroja o di nero lucano al posto del joselito, che non é molto locale come prodotto…quindi anche in Italia é possibile fare carne di qualitá!!!

    • Concordo con te Mr Gigio c’è anche il prosciutto del maiale nero di nebrodi che è secondo me molto meglio degli spagnoli…..un saluto da San Francisco

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