Lurisia ha fatto il mix. Ha mescolato un drappello di giornalisti e di bartender (ma attenzione: adesso si chiamano mixologist) con l’idea di provocare la creazione di nuove bibite italiane per il bere miscelato. Lurisia, sì, quella del chinotto vintage, delle bottiglie di minerale a campana col tappo disegnato dallo studio Sottsass, dell’acqua tonica, è alla ricerca di nuovi basi per nuovi cocktail. E nuovi cocktail per nuovi pubblici. Per ritagliarsi nuovi spazi in mercati diversi.

“We Want Your Mix”, è un progetto dal nome perentorio con deadline 2018 e, a coordinare il tutto e a credere nel coinvolgimento diretto di esperti fuori azienda, tre persone. Sono l’AD Lurisia Roberto Roccatti, il consulente-alchimista Fabio Re e il team di Davide Terenzio Pinto, patron di Affini, locale torinese nel quartiere di San Salvario – una sorta di avamposto di proposte di miscelazione.

Un workshop a Lurisia, nemmeno tanto segreto.

E così, ostaggi consenzienti delle Terme eponime, da una parte giornalisti (e blogger), con sensibilità di osservatori di tendenze e capacità di analisi sensoriale, età mediamente matura.


Dall’altra, ma in realtà insieme agli stessi tavoli, i mixologist venti-trentenni da tutta Italia, con una stupefacente competenza in fatto di gusti della loro clientela e struttura delle bevande, di potere degli aromi e degli estratti naturali, e altresì ferratissimi sulle sfumature di marca sia in campo alcoolico sa in campo analcolico.

Io c’ero. Le tre sessioni di lavoro – creare una variazione sull’acqua tonica Lurisia già esistente; costruirne una ex novo; reinterpretare una bibita che non esiste ancora, sono state intense. Non mi era mai capitato di lavorare in gruppo con flaconcini, contagocce, pipette, dosatori, bilance, cannucce e tabelle.

Annotando impressioni volanti. Trascrivendo percentuali di diluizione. Succhiando gocce di prodotto dal dorso della mano per comprendere come progrediva la composizione del gusto.

L’esito del workshop?

Visibile nei prossimi mesi, dopo un periodo di test in locali selezionati, con prodotti dal nome ancora non rivelato, destinati a bar di tendenza e ristoranti con attenzione alla mixology – in Italia e all’estero.


E se vi sembra che la figura del barman o della bar lady professionista sia la prossima facile star mediatica accanto ai pizzaioli giramondo, non pensiate che basti essere giovani e brillanti e amici dei DJ. In teoria e in pratica, bisogna studiare, viaggiare, sperimentare. Anzi, studiare, studiare, studiare.