Quanto vale la pizza che da oggi è Unesco perché prodotto dell’arte dei pizzaioli

Quanto vale il riconoscimento dell’Unesco all’arte dei pizzaiuoli napoletani che è diventata patrimonio immateriale dell’umanità?

Pizzaiolo, quindi, non pizza. Anzi l’allarme lanciato da chi materialmente ha curato il dossier all’Unesco nei giorni antecedenti il verdetto in cui si raccomandava di parlare di pizzaioli e giammai di pizza per evitare derive commerciali non autorizzerebbe questo articolo. O almeno questo titolo.

Ma una ricaduta sicuramente ci sarà. La prima potrebbe essere l’offuscamento della STG, la denominazione di pizza Specialità Tradizionale Garantita che viene superata dall’abilità di chi produce.

Inutile stabilire i limiti e le norme canoniche di una pizza quando c’è un “sigillo” sulla pizza di Gino Sorbillo, di Diego Vitagliano, di Teresa Iorio (e badate bene, l’arte è anche quella di fare una pizza fritta non solo tonda), di Davide Civitiello, di Carlo Sammarco (quindi pizza canotto), di Salvatore Lioniello (ops, pizza in teglia), di…… mettete il nome che volete.

Tante pizze quanti sono gli artigiani della pizza insomma.

O, invece, accadrà che la pizza STG diventerà ancora di più il punto di riferimento tra neo-conservatori e post-innovatori?

Lo vedremo. Intanto, ecco le cifre diffuse da Coldiretti, uno dei principali attori della raccolta firme arrivata a 2 milioni.

La pizza genera un business di 12 miliardi di euro in Italia dove sono almeno 100 mila i lavoratori fissi nel settore della pizza, ai quali se ne aggiungono altri 50 mila nel fine settimana, secondo i dati dell’Accademia Pizzaioli. Ad affermarlo è un’analisi della Coldiretti divulgata in occasione dell’inserimento dell’“Arte dei Pizzaiuoli napoletani” nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco.

Ogni giorno solo in Italia – ricorda la Coldiretti – si sfornano circa 5 milioni di pizze nelle circa 63mila pizzerie e locali per l’asporto, taglio e trasporto a domicilio, dove si lavorano in termini di ingredienti durante tutto l’anno 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro.

Nata a Napoli, la passione per la pizza – continua la Coldiretti – è diventata planetaria, con gli americani che sono i maggiori consumatori con 13 chili a testa mentre gli italiani guidano la classifica in Europa con 7,6 chili all’anno, e staccano spagnoli (4,3), francesi e tedeschi (4,2), britannici (4), belgi (3,8), portoghesi (3,6) e austriaci che, con 3,3 chili di pizza pro capite annui, chiudono questa classifica.

La tutela della pizza conferma la leadership italiana nell’enogastronomia che ha un valore storico e culturale comparabile a quello dei monumenti e opere d’arte. Una risorsa importante anche in vista dell’appuntamento del 2018 – continua la Coldiretti – proclamato anno internazionale del cibo italiano nel mondo. L’Italia del resto – evidenzia Coldiretti – è l’unico Paese che può contare su un patrimonio di antiche produzioni agroalimentari tramandate da generazioni in un territorio unico per storia, arte e paesaggio che sono le principali leve di attrazione turistica. Lo testimonia il primato – sottolinea la Coldiretti – delle 292 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 523 vini Docg/Doc/Igp, ma anche la leadership in Europa con quasi 60mila aziende agricole biologiche.

“L’Italia e il suo futuro sono legati alla capacità di tornare a fare l’Italia anche nell’offerta turistica, imboccando intelligentemente la strada di un nuovo modello di sviluppo che trae nutrimento dai punti di forza che sono il proprio patrimonio storico ed artistico, il paesaggio e il proprio cibo”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “si tratta di un bene comune per l’intera collettività e di un patrimonio anche culturale che l’Italia può oggi offrire con orgoglio sul palcoscenico mondiale anche grazie alle nuove tecnologie”.




- giovedì, 7 dicembre 2017 | ore 11:23

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