Noi di Scatti di Gusto, l’abbiamo già detto, siamo favorevoli all’utilizzo dei sacchetti biodegradabili che attenuano l’inquinamento da plastica.

Plauso al nostro Paese che una volta tanto va addirittura oltre le indicazioni delle direttive europee.
A noi piace l’obbligo di pagare (in realtà di vedere specificata la voce perché già li pagavamo) anche le “buste” ultraleggere, quelle per frutta e verdura sfusi, consci che soluzioni atte ad evitare la creazione di ulteriori rifiuti ci piacerebbero altrettanto.

L’Italia, che è già tra i più virtuosi paesi della CE, ritiene opportuno produrre rifiuti più “puliti”, visto il 16% dei rifiuti nel Mediterraneo in buste di plastica (ecco il perché delle sportine biodegradabili e compostabili con almeno il 40% di materia prima rinnovabile).

Poi però, tra bufale “politicizzate” e fantasiose prese di posizione, arriva, spiazzante, l’entrata a gamba tesa del segretario generale del Ministero della Salute, Giuseppe Ruocco: “Non siamo contrari al fatto che il cittadino possa portare i sacchetti da casa, a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti. Il riutilizzo dei sacchetti determinerebbe infatti il rischio di contaminazioni batteriche con situazioni problematiche“.

E non tarda ad arrivare la conferma del Ministero dell’Ambiente, con la circolare emessa.

Anche se lo fa in maniera interlocutoria, come vedremo.

1. La toppa peggiore del buco

Questa la migliore frase letta sul web, viste anche le altre dichiarazioni ministeriali in proposito.

Il problema inizialmente non era sanitario, bensì ambientale – ricorda Ruocco – poi il ministro dell’Ambiente ci ha chiesto un parere che verosimilmente sarà inserito in una circolare unica Ambiente-Salute.

Si apre ora il campo a scenari solo pochissimo tempo fa impensabili, con gli addetti dei supermercati e dei punti vendita costretti a vigilare sul tipo di sportina introdotto dai clienti.

Neanche stavolta, insomma, si evita di cadere nei nostri atavici vizi.

Nulla è chiaro, tutto è interpretabile.Semplicemente paradossale.

2. Problema già noto

Il bello è che basta fare un giro in rete per scoprire che tutti questi problemi erano noti da tempo.

Il Ministero dello Sviluppo Economico il 7 dicembre scorso aveva emesso un parere su richiesta di Conad, Coop e Federdistribuzione.

La richiesta riguardava poi l’applicabilità della “normativa in materia di sottocosto agli shoppers ultraleggeri commercializzati”.

3. Le buste che paghiamo

Leggendo risulta chiaro (così spegniamo anche diverse polemiche) che i sacchetti ultraleggeri hanno un costo superiore a quello che paghiamo ora nella GDO con self service.

Alla richiesta della possibilità, senza alcuna controindicazione di legge, di poter sempre applicare il sottocosto, la direzione generale del Ministero si è espressa in modo positivo.

4. Siamo polli da spennare?

Assolutamente no, visto che la richiesta partiva dalla GDO, sostanzialmente, e la risposta del Ministero finisce con l’andare incontro anche a noi consumatori:

Il sottocosto è applicabile senza remore “considerato anche che non risponderebbe a criteri di equità far ricadere sul consumatore finale il costo derivante dall’introduzione e conseguente applicazione di una disposizione avente quale finalità la tutela ambientale.”

5. Benedetto riutilizzo

Ora vi spiego perché quando leggo determinate dichiarazioni resto basito.

Questa la chiusura del parere emesso dalla Direzione del MISE quasi un mese fa: “In conclusione, salvo diverso avviso del Ministero della Salute al quale la presente nota è inviata per conoscenza, si riterrebbe ammissibile la possibilità per la clientela, nei reparti di vendita di alimenti organizzati a libero servizio, di utilizzare gli shoppers in discorso già in loro possesso.

Insomma, c’era davvero il bisogno di tirare in ballo il Ministero dell’Ambiente? Nessuno aveva sottoposto al Direttore Generale il quesito del MISE di un mese prima? Non sapeva il Direttore Generale Ruocco che il Ministero dell’ambiente avrebbe emesso una circolare interpretativa in proposito praticamente in contemporanea con le sue dichiarazioni? Perché ha detto che avrebbero emesso una circolare congiunta?

Non so cosa dire, certo le braccia cadono, come al solito.

Servono conferme? Basta leggere come viene “gestito” il problema, senza davvero risolverlo, dal Ministero dell’Ambiente, quando “ritiene che sul punto la competenza spetti al Ministero della Salute” , concordando poi in toto con lo stesso Dicastero sul riutilizzo dei sacchetti.

La ciliegina sulla torta è la generica indicazione per gli esercizi commerciali della necessità di predisporre apposita segnaletica dove definire i criteri igienici per le sportine introdotte.

Ovvero nuova carne a cuocere, nessuna decisione, nuovi dubbi.

C’è poco da fare, noi italiani riusciamo a dare sempre “spettacolo”.

6. Chi è d’accordo, chi vede complotti

  1. Il Ministero della Salute è andato davvero oltre la direttiva CE, indicando nel “rischio di contaminazioni batteriche” l’ostacolo al riutilizzo.
  2. L’Adoc, che ricorda come la maggioranza dei consumatori abbia accolto con favore i nuovi shopper bio nonostante vada ad incidere sulle loro tasche, ha già chiesto alla GDO di limitarne il costo ad 1 centesimo, in modo da ridurre a 2/3 euro annui la spesa totale.
  3. Il Codacons vede fantasmi un po’ ovunque; non sembra felice l’idea di chiedere controlli invece di proporre soluzioni. Ad esempio, appare strumentale parlare di truffe della GDO quando abbiamo appurato facilmente che le sportine vengono vendute sottocosto.
  4. Legambiente critica i ritardi del governo: “La legge è dello scorso luglio, ci si poteva pensare prima – dice il direttore generale Stefano Ciafani – così i supermercati si sarebbero potuti organizzare”, spingendo sulla sportina Lobbysta anche lui?
  5. Federdistribuzione ritiene che “l’uscita” del Ministero della Salute sia totalmente fuori luogo, per l’impossibilità di effettuare un serio controllo su quanto introdotto dai consumatori nei negozi e sull’impossibilità di tarare ad ogni sacchetto le bilance.
  6. Confersercenti Veneto la butta sul “sentimentale”, consigliando i consumatori ad andare nei negozi di vicinato e nei banchi dei mercati. Però mette giù una verità importante, spesso sfuggita a molti: la problematica dei prodotti alimentari sfusi riguarda solo la GDO, ovvero le distribuzioni self service, in quanto nei mercati e nei negozi si viene serviti direttamente dal personale e si usano buste di carta per il confezionamento senza alcun onere per i consumatori.

Ok, attendiamo fiduciosi chiarimenti in merito, e nel frattempo se non siete d’accordo potete sempre provare a gabbare la norma.

[Immagini: Jacopo Simonetta/Rolling Stones, Tpo, Gds, App4health, MeteoWeb]

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