Torino. Il ristorante Belvedere e la cucina tradizionale del Piemonte

Ristoranti

A volte un pranzo di lavoro ti permette di fare delle esperienze gastronomiche inaspettate. Mi è successo a Torino – anzi, ai limiti estemi di Torino, a qualche centinaio di metri da San Mauro Torinese. Impegnato per lavoro presso una grande azienda della zona, paventavo già una pausa pranzo al centro commerciale di fronte. E invece ci hanno portato in questo Hotel Ristorante Belvedere.

Una palazzina elegante, graziosa, in una di quelle zone della città combattute fra la dignità cittadina da vecchia signora e superfetazione di capannoni industrie centri commerciali. Piacevole l’esterno, piacevole anche l’interno, che riesce a tenere assieme l’austerità sabauda e l’eleganza discreta della modernità. Il ristorante nasce negli anni Sessanta, ed è stato ristrutturato una quindicina d’anni fa; da una decina d’anni si è aggiunto un piccolo albergo (siamo a 6 km circa dal centro di Torino).

Passando davanti al menù esposto in vetrina, mi è caduto l’occhio su alcune parole a caso – fassone, plin, cardi, bonet, tonnato, finanziera.

Non so se è stato in questo momento che ho deciso che questo locale mi sarebbe piaciuto, o se è stata una convinzione che è andata formandosi pian piano: fatto sta che le sensazioni sono state subito buone. Ho poi letto in rete che si tratta di un ristorante fondato negli anni Sessanta.

La lettura completa del menù è stata comunque un viaggio in un manuale di cucina piemontese, quasi imbarazzante: una volta che hai capito che potevi veramente mangiare piemontese, il dover scegliere è risultato davvero difficile.

Che antipasto scegliere? Un Tradizionale Vitello Tonnato (12 €) o un Flan di Cardi di Andezeno con fonduta di Raschera (12 €)? Una Carne Cruda di Fassone con Roccaverano e Nocciole (12 €) o un Prosciutto Crudo di Cuneo con Bufala Campana (13 €)? No, lascio perdere – sorvolo anche sulla Scaloppa di Foie gras con confettura di arance (13 €) e su un antipasto quasi ‘esotico’ come Salmone Loch Fyne in leggera affumicatura, finocchi (finocchi? interessante…) e burro salato (15 €), e mi dedico al “Piemonte in Bocca” (15 €): al centro, una quenelle di robiola; agli angoli, due fettine di vitello in salsa tonnata, un involtino di peperone (meglio, una falda, arrostita) ripieno (piemontese, a base di tonno alici capperi), una carne cruda, un po’ di insalata russa. Cinque assaggi semplici, tradizionali nel senso più buono del termine, ben fatti: ad avere saputo che erano così buoni, ne avrei presi due o tre piatti.

Ma non lo sapevo: e allora ho preso un secondo (era un pranzo di lavoro, dopotutto). Una Finanziera tradizionale (16 €).
La finanziera è un piatto contadino, antico (la prima ricetta la trascrive Mastro Martino a metà del XV secolo), fatto per utilizzare le frattaglie. Si fa con le creste e i bargigli derivanti dalla trasformazione dei galletti in capponi (mia nonna emiliana invece ne faceva un ottimo sugo rosso per la pasta), e con gli scarti della macellazione dei bovini, con qualche verdura. Nasce come piatto povero, di cui si è in seguito appropriata l’alta cucina – e il nome viene forse dalla finanziera, la giacca lunga indossata dagli esponenti del mondo finanziario. Anche qui, non ho niente da dire: un altro piatto ben fatto, molto buono, senza difetti.

Certo, avrei assaggiato, no, mangiato volentieri anche la Tagliata di Fassone, rucoletta (ecco, magari la rucola no) e datterini (16 €), o l’insalata di valeriana carciofi Parmigiano Reggiano e melograno (12 €), o uno dei due pesci (18 €), ombrina in crosta di patate di Mombarcaro oppure baccalà pil-pil Rafols* (asterisco * a indicare i prodotti abbattuti o surgelati o congelati o che). Ma confesso che è con un certo rimpianto che ho rinunciato al Rollè di cappone al forno con mele e castagne (14 €).

Ho ignorato a malincuore i primi: Agnolotti con Nocciole di Langa e salvia, o del Plin, di Raschera con burro e timo; Tajarin con ragù di fassone e Salsiccia di Bra; Ravioli al cacao ricotta pistacchi. E a due piatti più moderni: Sedani di Matt di V. Felicetti con mazzancolle carciofi speck croccante (14 €) e Linguine di Kamut V. Felicetti con carbonara di Joselito (13 €).

Non ho ignorato invece i dolci: oltre ad assaggiare abbondantemente un bonet tradizionale, ho preso un dolce al cucchiaio: un bicchiere con bonet, panna cotta e zabaglione. E anche qui non me la sento proprio di dire alcunché: proprio buono. Come la mousse di cachi con Marron glacé.

E abbiamo bevuto un Ruchè di Castagnole Monferrato di Montalbera, che ha accompagnato con discrezione il nostro pranzo.

Inutile precisare che sto già programmando un nuovo viaggio di lavoro a Torino.

Ristorante Hotel Belvedere. Via Annibale Caro, 1. Torino. Tel. +39 0112730441.   




Di Emanuele Bonati

Di Emanuele Bonati

"Esco, vedo gente, mangio cose" Lavora nell'editoria da oltre 40 anni. Legge compulsivamente da oltre 50 anni. Mangia da oltre 60 anni. Racconta quello che mangia, e il perché e il percome, online e non, da una decina d'anni. Verrà ricordato per aver fatto la foto della pizza di Cracco.