59 Condivisioni

Il cibo si assapora con tutti i cinque sensi, lo sappiamo: ma il primo impatto che si ha con qualsiasi pietanza è attraverso la vista. Non per niente si dice, quando si desidera qualcosa in maniera spasmodica, “mangiare con gli occhi”. Immaginate per un attimo di perdere questo importante senso e di dovervi destreggiare in una cena con due antipasti, un primo, un secondo, un contorno, dolce e caffè, per non parlare del vino e dell’acqua (che dovrete servirvi da soli).

È quanto accadrà la sera del 18 gennaio al Ristorantino di Eataly Torino Lingotto, dove la Sala Savoia verrà completamente oscurata e si dovranno usare solo l’olfatto, il gusto e il tatto, e perché no anche l’udito, per gustare un menù completo.

Organizzate in collaborazione con l’ASD Polisportiva UICI Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti Torino Onlus, le “cene al buio” fanno ricredere su tante sicurezze che tutti noi abbiamo quando parliamo di cibo. Io ho partecipato a una cena al buio lo scorso novembre e ho confrontato le mie sensazioni con quelle degli altri ospiti: abbiamo convenuto che senza la possibilità di guardare un piatto crollano molte delle sicurezze che tutti noi abbiamo in tema di cibo.

Intanto bisogna premettere che nessuno dei partecipanti conosce il menù e che, durante il pasto, uno dei giochi più interessanti è indovinare cosa si stia mangiando. Sembra strano ma, senza poter vedere quello che si porta alla bocca, è molto difficile dire cosa ci sia nel piatto.

La nostra serata è iniziata con una battuta di cruda de “la Granda” con scaglie di parmigiano e olio alle acciughe, e qui quasi tutti ci abbiamo azzeccato.

Ma quando è arrivato il secondo antipasto, flan di topinambour con fonduta di Raschera d’alpeggio, le supposizioni hanno spaziato in lungo e in largo e, ahimé, nessuno ha indovinato.

Più facili le portate principali, ravioli di borragine Michelis al burro di malga alle erbe e stracotto di bovino adulto alla birra con purè di patate.

Invece la mousse al cioccolato bianco e pere Madernassa al Nebbiolo è stata scambiata per panna cotta.

Al di là del gioco dell’“indovina cosa mangi”, la serata mi ha fatto riconsiderare le condizioni in cui devono vivere le persone ipovedenti. Il personale di sala è composto dagli associati della Polisportiva, che sono appunti ipovedenti o ciechi, e che, a fine cena e con le luci accese, si sono fermati con noi e hanno risposto a tutte le nostre curiosità. Così capisci che azioni quotidiane per noi normovedenti, per loro diventino delle vere e proprie prove di forza. Fare una passeggiata diventa un percorso a ostacoli, e un’automobile parcheggiata male o qualsiasi altro ostacolo sul marciapiede, può diventare un blocco insormontabile. E lo stesso si verifica in cucina: un ingrediente, una cottura, vanno verificati col tatto, col gusto, con l’odorato. Noi riconosciamo il pezzo di carne, l’aroma, la verdura perché la vediamo: loro, perché la toccano, l’assaggiano, la annusano.

Però la caparbietà vince sempre. E qui si rincorrono le storie di chi pratica regolarmente lo sci, di chi si occupa delle faccende domestiche o di chi scende in cannotto per le rapide dei fiumi. Una grande lezione di vita al costo di 45 €.

E se non siete a Torino, vi consigliamo di cercare online. Cene di questo tipo vengono proposte un po’ dappertutto, a Milano, dove ce ne sarà una, Dialogo nel Buio, all’Istituto dei Ciechi in via Vivaio, il prossimo 25 gennaio. Come a Napoli: vi abbiamo raccontato quella della primavera scorsa, con la chef Fiorella Breglia, all’Istituto Paolo Colosimo.

Eataly. Via Nizza, 230/14. Torino. Tel +39 01119506801.

[Immagini: Antonio Lori]

59 Condivisioni