Lo sapete: la mozzarella di bufala è bianca, bianchissima, colore dell’innocenza verrebbe da dire leggendo qualche notizia e comunicati allarmati relativi al Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP.

I motivi sono quasi sempre gli stessi: poca trasparenza delle decisioni del consiglio di amministrazione (ma questo poco interessa il pubblico), malcontento dei più piccoli caseifici e degli allevatori (e difficilmente arriva alle orecchie dei consumatori che invece potrebbero chiedersi le ragioni di prezzi bassissimi), l’atavico vizio di mettere nella mozzarella qualcos’altro al di fuori del naturale latte di bufala e basta (che invece arriva benissimo alle orecchie dei consumatori e crea problemi a ripetizione).

Cos’è accaduto nel regno della mozzarella di bufala questa volta?

Una cosa quasi normale se consideriamo il reiterarsi dei comportamenti. Nei tini del latte di bufala da coagulare per trasformarlo in pasta filata e quindi mozzarella “è finito” il latte delle mucche. Non per fare una bella misto-bufala dichiarata e utilissima sulla pizza, ma per fare una Mozzarella di Bufala con tanto di bollino DOP da vendere agli ignari consumatori.

È accaduto nel caseificio di Vito Rubino che si chiama La Cirigliana e si trova ad Aversa. Nulla di che per i super appassionati di mozzarella di bufala che probabilmente mai avranno annoverato il marchio nelle loro classifiche e liste della spesa. I consumatori meno mozzarella addicted potranno inserire il nome nella black list (che come sapete non ha risparmiato nemmeno i caseifici gastrofighetti) almeno fino a giudizio avvenuto.

Ma perché mai dovremmo dare tanta importanza a un evento che finisce sotto il concetto (penale) di frode alimentare senza essere pericoloso per la salute?

Che sarà mai un po’ di latte vaccino nella mozzarella di bufala (capirete, però, l’importanza di chiamare fior di latte il latticino da mucca e mozzarella quello da bufala e mangiarli sempre buonissimi)?

Chiamasi credibilità che per un consorzio di tutela è moneta sonante.

Accade che Vito Rubino sia il Vice Presidente del nuovo consiglio di amministrazione del consorzio insediatosi a giugno con delega ai rapporti istituzionali. Insomma, la personificazione della tutela e della purezza della mozzarella.

E trovarsi nella spiacevole situazione di dover dare conto di questo latte vaccino il 31 gennaio al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, obiettivamente non è bellissimo. Potrà certamente dimostrare che c’è stato un errore e uscirne immacolato come una vera mozzarella di bufala.

Ma il comportamento del consiglio di amministrazione del Consorzio che si è riunito il 24 gennaio è singolare.

Ce lo spiega chiaramente Roberto Auriemma, cioè uno degli 11 componenti del consiglio (li ricordiamo: Roberto Auriemma, Raffaele Barlotti, Tommaso Bisogno, Giancarlo Francia, Letizia Gallipoli, Silvia Mandara, Marco Nobis, Angelo Piccirillo, Domenico Raimondo, Vito Rubino ed Antonio Sorrentino) che ha una posizione molto diversa dai suoi colleghi.

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto al Consorzio della Mozzarella di Bufala Dop di costituirsi parte civile nel giudizio contro il suo Vice Presidente Vito Rubino. Vi sembrerà che sia come infliggersi una bastonata da soli, ma chiaramente ne va del buon nome del consorzio che ha come missione la tutela e non solo da quelli che praticano l’italian sounding.

Per farla breve, il consiglio avrebbe deciso di non costituirsi parte civile nel processo (dico avrebbe perché fino all’inizio del dibattimento ne ha facoltà) di fatto avallando la possibilità che un suo socio, anzi, uno dei suoi massimi rappresentanti possa fare della mozzarella non dop e metterci su il benedetto marchietto della tutela.

Come affidare l’agnello al lupo.

Alla decisione si sono opposti i consiglieri Mandara e, appunto, Auriemma (digressione: la mozzarella del suo caseificio di Capua non sarà nelle top ten ma almeno sappiate che è sicuramente al 100% latte di bufala e basta in quanto è stato fiero sostenitore della norma del doppio stabilimento per evitare “errori” e mix vaccino-bufala dop-bufala non dop).

Il ragionamento di Roberto Auriemma è semplicissimo: poiché devi difenderti in un procedimento che riguarda un’infrazione diretta sulla mozzarella devi dimetterti. In questo modo ti difendi e dai la possibilità al consiglio di ricostituirsi nel numero di componenti senza che ci siano scossoni.

Vito Rubino ha fatto sapere di non pensare nemmeno a questa eventualità e ha fatto campagna acquisizione presso i consiglieri per insabbiare la richiesta del Tribunale di procedere alla costituzione di parte civile.

Ma la chicca del consiglio di amministrazione del 24 gennaio riguarda la richiesta al Presidente Domenico Raimondo di valutare l’esistenza della possibilità che il direttore Pier Maria Saccani voglia dimettersi per raggiungere la famiglia a Parma.

“È una richiesta assurda – commenta Auriemma – le dimissioni sono volontarie e al limite avremmo discusso del fatto che Saccani le presentava e dovevamo prenderne atto”.

E allora il vero motivo di questa richiesta?

È sempre Auriemma a spiegarlo: “Durante il ricevimento organizzato qualche giorno prima di Natale dal consorzio e cui hanno partecipato gli associati, un paio di consiglieri mi hanno avvicinato per dirmi che era necessario licenziare il Direttore Pier Maria Saccani. I motivi mi erano sembrati pretestuosi: la mancanza dei timbri su una busta spedita al Ministero; la mancanza di materiali pubblicitari; l’affermazione di Saccani che la disputa con Gioia del Colle sull’utilizzo del termine mozzarella per il latte vaccino a marchio Dop avrebbe potuto vedere la sconfitta della bufala (come poi è avvenuto)”.

Un “allontanamento” lo definisce Auriemma che non fa bene alla mozzarella di bufala perché finisce con il rendere poco trasparente quello che accade in quei tini.

“Abbiamo un codice etico che è una farsa, un disciplinare che vuole stravolgere il senso stesso della tutela con l’introduzione della congelata e siamo incapaci di auto tutelare la mozzarella di bufala le cui discussioni si riducono soltanto al prezzo di vendita senza prendere in considerazione la qualità. E nemmeno questo unico argomento riesce a far capire a chi controlla che un prezzo bassissimo per una vera mozzarella di bufala è impossibile. Abbiamo bisogno di 4 litri di latte per fare un chilo di mozzarella e un litro di latte costa 1,40 € + IVA. Come è credibile che una mozzarella di bufala venga pagata 5,70 € all’ingrosso? Basterebbe solo questo dato della fase di vendita per far scattare l’allarme senza troppi giri.”

Niente da aggiungere: qualità e dimissioni del vice presidente sono congelate in attesa di tempi migliori. Che forse non sono uguali a quelli dei consumatori.

Che qualcuno salvi la mozzarella di bufala, come incitava lo stesso Consorzio qualche anno fa. Ma forse era una bufala.

[Aggiornamento ore 17.05. Il Consigliere Roberto Auriemma mi ha chiamato per specificare che il Presidente del Consorzio Domenico Raimondo ha firmato il mandato per la costituzione di parte civile del Consorzio]

1 commento

  1. Qualche elemento di perplessità esiste, e non è fugato dall’aggiornamento delle 17:05. Per questo (mi) domando, e interrogo lo scrivente.
    Copioincollo: “Per farla breve, il consiglio avrebbe deciso di non costituirsi parte civile nel processo. ” E la specificazione che questo è possibile sino all’apertura del dibatitmento.
    Aggiornamento: “il Presidente… ha firmato il mandato per la costituzione di parte civile del Consorzio”
    Immagino quindi vi sia stata una nuova votazione, giacché appare strano che un Presidente possa agire in difformità da una delibera del suo CDA.
    A meno che l’obiettivo non sia proprio di un atto di facciata consapevoli che verrebbe rigettato di fronte al tribunale, per difetto di titolarità…

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