La notizia è fresca fresca: Salt Bae aprirà in America una catena di hamburgerie con il sostegno di una compagnia turca.

Voi mi chiederete chi è.

Tranquilli, è “un amico” (ormai ci conosciamo da tempo); ora ve lo presento.

A me ‘sto tipo un po’ strano, Nusret Gökçe, così si chiama il cuoco turco di origine curda conosciuto come Salt Bae, m’era piaciuto subito, non per quello che facesse, ma per come lo faceva.

Manco a dirlo non ha impiegato molto tempo per diventare un’icona del web.

Co-proprietario della catena Nusr-Et, una rinomata (ma fin lì sconosciuta) catena di steakhouse che ha visto la luce in Turchia nel 2010 con ristoranti anche a Dubai ed Abu Dhabi, deve la sua fama ad un video, “Ottoman Steak”, pubblicato a a gennaio 2017.

Video da oltre 16 milioni di visualizzazioni su Instagram in cui, oltre alla sua scenografica abilità con il coltello, colpisce per il suo modo particolare di cospargere di sale la carne che lascia cadere sul suo avambraccio facendolo da lì diffondere su costate e tomahawk.

Pose statuarie, sguardo un po’ torvo, occhiali scuri, immense bistecche fumanti, tanto show.

Da vedere, v’assicuro.

Okkey, ma “Salt Bae” da dove arriva?

Facile la prima parte, “salt”, il sale, omaggio al suo personale modo di salare la carne, e Bae, acronimo di “before anyone else”. Insomma “sala prima di tutti”.

Ed ecco il successo con la esse maiuscola. Meno di un anno e apre a Miami e New York, e porta ad undici i ristoranti tra Qatar, Emirati Arabi e Turchia.

E non finisce lì. È prossima l’apertura di una catena di hamburgerie con il sostegno di una compagnia turca, la Dogus. Primo ristorante a Los Angeles, location già selezionata di 4mila metri quadri.

Il secondo a New York, forse a SoHo, Manhattan.

Si chiamerà Salt Bae la catena, ed avrà prezzi diversi, accessibili a tutti.

E sì, prima l’ho dimenticato, i suoi locali sono davvero cari, con bistecche dai 70 ai 275 dollari.

E con il successo sono arrivate anche le critiche, “più puntuali del debito” direbbe un mio caro amico.

Freddo e caro, buona la carne ma vale la pena andarci solo per il suo spettacolo“, così il critico di Eater New York sul locale che di turco ha solo Baklava, caffè e tè.

Nusr-Et è più un happening teatrale che un vero ristorante e, che ci piaccia o no, facciamo tutti parte dello spettacolo“, sentenziano sulle pagine web di Grub Street.

Il cibo non è il punto forte del ristorante di Salt Bae“, si legge su GQ.

Il NY Post sostiene che “i like e la teatralità non possono salvare le bistecche mediocri di Salt Bae” (che è quasi una carineria, visto che nel titolo si definisce il “deludente” ristorante “una truffa“)

Solo dal The New York Times arriva il gradimento per il cibo, ma non piacciono i prezzi alti.

Di queste ultime ore il post, dal sintomatico titolo di “In difesa di Salt Bae”, presente sulle pagine della sede centrale di Eater.

Non una nuova recensione, piuttosto un’analisi del fenomeno: “i clienti non vanno per la bistecca; sono semplicemente attratti dalla teatralità del condimento“, che, ricordiamo, essere del normale sale di Maldon, quello in fiocchi tanto caro a molti chef.

Fase iniziale? Necessità di ritararsi, visti i mille pasti al giorno serviti senza problemi a Miami? Pubblico di New York più esigente?

Non ci è dato di saperlo se non l’unica certezza dei controlli che non hanno impiegato molto ad arrivare.

Secondo un portavoce del Dipartimento della Salute, vanno analizzati diversi comportamenti: lo spargere il sale a mani nude, la presenza dell’orologio sul polso dello chef, mentre pare vadano bene gli occhiali da sole e la t-shirt attillata.

Lui, il nostro Nusret Gökçe, ha messo su un paio di guanti.

Con buona pace dei suoi detrattori.

[crediti: EaterEater NY, Grub StreetGQ, NY PostThe NYTimes food]