La querelle sulla pizza di Cracco in Galleria ormai la conoscete.

L’ha avviata una foto di Emanuele Bonati che è stato il primo ad assaggiarla in tutto l’orbe terracqueo.

Ma poi è intervenuto Gino Sorbillo a difendere la Libertà di Pizza di Carlo Cracco e da quel momento non si è capito più nulla.

Ora ritorniamo sull’argomento perché, dopo l’assaggio di cui vi ho raccontato, ho chiesto a Gino Sorbillo “perché non fai la pizza Cracco ai Tribunali anziché in Galleria?”.

La pizza Cracco ai Tribunali di Gino Sorbillo

Detto fatto. L’impasto è con farina Tipo 1 rinforzata al 25% con il Cuor di Cereali. Una tessitura scura (ehm, il lato scuro?) molto più cedevole di quella cui sono abituati gli affezionati della pizzeria Sorbillo ai Tribunali.

Un giro di pomodoro, una pioggia di fior di latte (non di mozzarella mi sottolinea Gino Sorbillo), un giro di olio e si va in forno.

A legna come vuole la tradizione. Ma anche elettrico proprio come fa Cracco (e come fa Gino Sorbillo nelle preparazioni delle sue pizze per casa).

L’aggiunta di basilico, altrimenti che margherita mai sarebbe?

Ed eccola pronta per l’assaggio.

Com’è questa pizza Cracco ai Tribunali che Gino Sorbillo mette in carta al prezzo di 16 € da oggi fino a sabato?

Ahimè, buona. Molto scioglievole ben più della “normale” pizza tribunalizia.

Ecco la brigata di cucina, ops, di forno e bancone con il risultato della fatica durata 24 ore necessarie per la lievitazione avvenuta a 12°C come impone il disciplinare di Carlo Cracco in Galleria.

Ora non resta che lasciare a voi la tastiera. Se assaggiate la pizza Cracco ai Tribunali potreste dirci cosa ne pensate. Oppure commentare guardando la foto.

Che ne dite?