Cracco vuole la mia morte, l’ho capito. Ogni volta che passo in Galleria, o quasi, davanti al bar-bistro-risto-cantineria che va sotto l’hashtag #CraccoinGalleria, vedo qualcosa di nuovo, e devo mettermi, compulsivamente quasi, a scriverne. E il menù appeso proprio sulla porta d’entrata, e la pianta a sinistra dell’ingresso che scompare – ovvio, per far posto al dehors  – e poi appunto il dehors, e adesso gli occhi.

Che poi sono un’opera d’arte realizzata in collaborazione con Sky Arte da Patrick Tuttofuoco, artista che vuole instaurare un rapporto con il pubblico con le sue luci, i neon colorati, le superfici specchianti, i laser. Ma sono anche l’occhio di Carlo Cracco (a sinistra) e l’occhio (a destra) di sua moglie, Rosa Fanti in Cracco. Che osservano, in coppia, il passeggio della gente che passeggia in Galleria, e che adesso ha un motivo di curiosità in più per soffermarsi – oltre alle vetrine che danno sull’Ottagono, con le composizioni di Louis Vuitton, i dolci dai colori pastello di Marchesi1824, alla cupola con i suoi affreschi (che rappresentano i quattro continenti), al toro. Giusto: secondo la tradizione, porta fortuna fare un giro su se stessi, facendo perno sul tallone, schiacciando le diciamo così parti intime del mosaico dell’animale: chissà se anche Cracco si è sottoposto a questo rito portafortuna.

Da qualche tempo, oltre a tutto ciò, ci sono anche le vetrine di Cracco, il menù di Cracco (solo quello del bistrot: se ci fosse anche il ristorante, alle code di astanti si aggiungerebbe la catasta degli svenimenti), chissà se c’è dentro Cracco, hai visto la foto della pizza di Cracco, è qui la pizzeria di Cracco? E, visto che le vetrine non sono più accessibili, peccato che non si veda dentro, hai visto quelli lì lui sembra suo nonno, poverina, ah, è suo nonno?

Ma torniamo ai due occhi. Sono la prima installazione site specific (pensata appositamente per questo luogo) ad inaugurare la Galleria Cracco by Sky Arte, un progetto di Carlo Cracco e Sky Arte che coinvolge una serie di artisti italiani contemporanei, che tre volte l’anno realizzeranno ciascuno un intervento artistico per le lunette che sovrastano le vetrine del caffè.

Il primo è appunto Heterochromic (Rosa e Carlo) di Patrick Tuttofuoco, che a proposito della sua opera afferma: ”Nella mia ricerca sono sempre interessato al fenomeno della ‘polarità’. Che si tratti di dicotomia o fusione, quello che cerco di fare è indagare quei fenomeni secondo cui dalla giustapposizione di due elementi prende vita una forma sola, un concetto unico, visibile e comprensibile. In Heterochromic i due elementi su cui mi sono trovato a riflettere sono Carlo Cracco e Rosa Fanti, sua compagna di vita nel senso più ampio, e di come le due identità uomo e donna si possano fondere in un progetto così importante”.

Bello. Passando in Galleria, l’altro giorno, beh, avevo la vaga sensazione di essere osservato (mi aspetto sempre che dal bistrot spunti un Cracco furioso col mattarello in mano…), forse gli occhi erano entrati di sguincio nel mio campo visivo: mi sono voltato e no, non erano occhi arrabbiati. Meno male.

[Immagini: iPhone Emanuele Bonati, Carmine Conte/Globestyles]

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