Complice la tre giorni di Identità Golose e il continuo chiedermi perché non ci fossi ancora stato (nonostante fosse aperto da ben due settimane), ho fatto il mio ingresso per la prima volta nel concept Cracco in Galleria.

Il bar/bistrot, posto al piano terra era vuoto: penso che quella parte dia il meglio di sé con le colazioni e i lunch, specie durante la settimana lavorativa.

All’ascensore,  incontro con piacere il maître Alessandro Troccoli, e arrivo al 2° piano. Il primo piano, dove si trovano i laboratori della pasticceria e della cioccolateria, non è aperto al pubblico.

Il posto è molto elegante, retrò. I camerieri sono in divisa, ci sono diverse salette, tutte con pochissimi tavoli. Le tovaglie sono ben stirate. La luce bassissima.

I motivi dei disegni dei piatti riproducono, stilizzata, la cupola della Galleria Vittorio Emanuele che ospita il ristorante.

I camerieri sono tutti giovanissimi, diversi erano presenti in via Victor Hugo. Il maître, Alex Bartoli, già da Cracco qualche anno addietro, è di ritorno dall’Enoteca Pinchiorri di Firenze.

Non ho visto per tutta la cena Luca Sacchi, Sous Chef e pasticcere. L’apertura recente, evidentemente, obbliga a una presenza costante in cucina.

Di solito preferisco la carta rispetto al menu degustazione. Mi piace ordinare pochi piatti e concentrarmi su quelli. E poi le porzioni sono maggiori.

Ho ordinato:

  • Tuorlo d’uovo marinato, asparagi verdi e tartufo nero;
  • Riso mantecato al topinambur e aceto di lamponi;
  • Vitello alla milanese, patata alle olive e maionese di pomodoro;
  • Fruttini di gelato.

Entratine nella norma: spiccano ostriche, salame Spigaroli, crema di ricci di mare e chips varie, finti porri.

Ci servono anche la famosa insalata russa caramellata.

Il tuorlo d’uovo marinato l’avevo già mangiato, nella medesima interpretazione, nel precedente ristorante. Ormai è un piatto collaudato e ben fatto. Buono.

Il riso mantecato al topinambur e aceto di lamponi, invece l’ho mangiato per la prima volta: sapore buono, equilibrato e giusto nella temperatura di servizio.

Veniamo alla cotoletta alla milanese. Non ho fatto troppo caso all’impiattamento.

La cotoletta è divisa in due. Un terzo nella parte superiore del piatto, quindi intermezzo costituito dalle patate, pomodorini, insalata, e i due terzi restanti della cotoletta nella parte inferiore del piatto (verso di me per intenderci).

La carne è di ottima fattura, la cottura è perfetta, la temperatura ideale.

“La cotoletta migliore che ho mangiato in vita mia”. E’ stato proprio questo che ho detto alla mia commensale.

Come mia abitudine ho postato le foto dei piatti su Facebook. Tantissimi commenti al vetriolo sull’impiattamento sbagliato, il piatto brutto, addirittura il piatto su cui è stata servita la cotoletta brutto: insomma, una bocciatura completa.

Non mi sento di essere così duro.

La mia morale, da inguaribile ottimista, è: hanno aperto da due settimane, la fattura della carne e la cottura vanno benissimo, l’impiattamento verrà.

E veniamo ai fruttini di gelato, ammetto ordinati per provocazione (uno degli appunti fatti al ristorante sono i 36 € per quella che in carta appare come Frutta ghiacciata). Anche qui devo dire che mi sono piaciuti – due soli tipi – anguria e frutto della passione.

Dopo due settimane dall’apertura, il ristorante è già a un buon punto di rodaggio, da rivedere assolutamente dopo un mese.

Da provare in futuro anche la colazione e il bistrot.

[Immagini: Felice Marchioni, iPhone Vincenzo Pagano, Brambilla-Serrani, Facebook]

PS Per la pizza di Cracco in Galleria potete leggere l’articolo relativo.