È durata solo 5 mesi l’attività di Cinque (anzi, Cin5ue), il ristorante che Enrico Bartolini, chef iper-stellato con 4 locali, Mudec** a Milano, Casual* a Bergamo Alta, La Trattoria* a Castiglione della Pescaia, Glam* a Venezia (a cui si è aggiunta di recente la non ancora stellata avventura piemontese della Locanda) aveva aperto all’interno di Fico Eataly World, il grande parco bolognese dell’alimentazione.

Pochi clienti, si dice, per un ristorante con pochi (undici) tavoli e prezzi abbastanza elevati (90 € la degustazione da 7 portate; il prezzo medio dei piatti in carta dai 25 ai 35 €). In una dichiarazione, Bartolini afferma: «Le aspettative del pubblico che visita il parco credo siano rivolte ad altre esperienze di cucina, più legate a proposte regionali che consentano al visitatore di esplorare con la famiglia tanti gusti e sapori in una maniera più disimpegnata rispetto a un ristorante fine dining.»

In effetti, ci sono altri ristoratori presenti all’interno di Fico che hanno rivisto la loro offerta per venire incontro alle esigenze, anche economiche, del pubblico.

«Chiudere è stata una scelta necessaria per Bartolini,  i costi erano alti rispetto al ricavato dalle presenze e così ha deciso di lasciare prima di trovarsi in difficoltà. È un bravo imprenditore, gestisce sei ristoranti in Italia, quindi sa quello che fa.» Sono le parole di Claudio Sadler, presidente dell’associazione di chef Le Soste, che con Cinque collaborava in un percorso teso alla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari italiane, proprio in collaborazione con Fico, da cui proviene gran parte delle materie prime utilizzate dal ristorante. Con Le Soste si era anche pensato a una serie di “ospitate” di chef dell’associazione, per rilanciare il progetto.

Adesso, fa sapere Fico con un comunicato stampa, gli spazi di Cinque vedranno alternarsi una serie di ristoranti di cucina regionale, riprendendo quindi i concetti di ospitalità e alternanza. E ripetendo, tutto sommato, l’esperienza – felicissima – di Expo2015, dove Eataly aveva ospitato in turni mensili ristoranti provenienti da tutte e 20 le regioni italiane.

Dal 25 aprile, a FICO Eataly World, la tradizione si ripropone in chiave moderna e originale con intelligenza e semplicità: arriva da Modica il ristorante Fattoria delle Torri dello chef patron Peppe Barone. La sua è una cucina che celebra le materie prime del territorio, piatti storici reinventati con gusto e sensibilità moderne, proposte vegane e un’antica passione per le verdure.
Fattoria delle Torri sarà il primo dei grandi ristoranti italiani che a rotazione, nello spazio precedentemente occupato da Cinque, avranno l’opportunità di presentare i propri piatti al pubblico del parco dell’agroalimentare più grande del mondo.

Per la cronaca, non mancano i battibecchi politici a livello locale: il M5S parla di addetti in calo nel parco agroalimentare, Fico risponde con “1,2 milioni di visitatori. Solo nell’ultimo weekend, abbiamo registrato circa 30mila presenze”; la Lega contrattacca con il consigliere Umberto Bosco: “Non passano 24 ore dal comunicato stampa che il primo ristoratore annuncia la chiusura dell’attività a soli 5 mesi dall’apertura.”

Intanto, lo chef di Cin5ue, Salvatore Amato, ha spento i fornelli, ed Enrico Bartolini continua a dedicarsi ai suoi ristoranti sparsi per l’Italia e per il mondo, e in particolare al suo ultimo progetto, il bistrot-pizzeria che aprirà in collaborazione con Pandenus a Milano, in mezzo ai grattacieli di Gae Aulenti, in Porta Volta.

[Fonti: Corriere della Sera, Gambero Rosso]

4 Commenti

  1. La domanda sul posizionamento del ristorante venen fatta al momento dell’apertura: nelle interviste un giornalista domandò allo chef se la sua proposta fosse in linea con l’intero progetto FICO.
    Lo chef rispose con il sopracciglio alzato, liquidando la domanda come “un punto di vista limitato dall’orizzonte bolognese, mentre questo è molto di più, dovete capirlo”. Era l’apertura, e l’orchestra suonava la marcia delle magnifiche sorti progressive, per FICO, per Bartolini.
    Domandare, chiedere precisazioni sulle prospettive di business, non parve lecito al pluristellato. Lui è Bartolini, perbacco, chi si permette di mettere in dubbio il successo del progetto? Un vile giornalista? Egli deve cantare in coro. E intonato, poffarre

    • Scusa Paolo ma non capisco.
      Cosa avrebbe dovuto rispondere Bartolini? Ma, so già che non ce la faremo, e chiuderemo entro sei mesi? Non sono sicuro del risultato, ma ci provo? Mi hanno minacciato con un cetriolo alla tempia per farmelo aprire?
      Probabilmente lui – o chi per lui – pensava che un’offerta del genere potesse avere senso, e successo…

  2. Il progetto di business ci sta, gentile Bonati. Quello che ci stava meno era il modo in cui le domande vennero liquidate, ritenendole inopportune, se non “passatiste e retrogradi”, per citare F.T. 🙂
    Rimane sempre il problema del filo del rasoio: ex ante come si fa ad interrogare/interrogarsi su una prospettiva, senza essere tacciati di “sietesoloinvidiosi”; ex post, come si fa a ragionare pacatamente sulle ragioni di un fallimento, senza essere tacciati di “sietesoloinvidiosi”.
    Difficile, ne converrà, se la scelta è quella e solo di suonare a tmepo la musica di altri. E nel caso delle iniziative come FICO, che sono di così largo respiro, è chiara la sensazione che spazio ai dubbi, agli interrogativi, non ve ne sia.

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