Cibo made in Italy. L’UE cancella le indicazioni di origine in etichetta nei prodotti DOP e IGP

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Il cibo italiano ha perso la battaglia della trasparenza in etichetta. Proprio il 2018, che è l’anno del cibo italiano, vede cadere un importante baluardo della nostra produzione gastronomica sui mercati mondiali: le indicazioni di origine in etichetta. Lo ha deciso l’Unione Europea il 1° febbraio scorso, quando si è conclusa la consultazione pubblica relativa alle indicazioni di origine, previste ai sensi del regolamento in vigore, che è il 1169/2011.

Nonostante le favorevoli premesse, secondo cui l’indicazione del paese di origine scatta obbligatoriamente nei casi in cui il nome del prodotto o un simbolo sulla confezione possa suggerire un paese diverso da quello di provenienza, le disposizioni che entreranno in vigore il 1° aprile 2019 per il cibo italiano rappresentano una sconfitta.

L’obbligo è riferito all’ingrediente primario, nel caso in cui non coincida con quello di provenienza dell’alimento trasformato. Un prosciutto che riporti la bandiera italiana sul marchio, cioè, dovrebbe indicare la provenienza della coscia.

Tuttavia, l’articolo 26, che disciplina i casi in cui gli ingredienti debbano dichiarare la provenienza, non si applica proprio là dove sarebbe stato più necessario, i prodotti a denominazione di origine protetta, le nostre DOP e IGP che rappresentano l’eccellenza italiana sulle tavole mondiali.

Il latte delle nostre mozzarelle di bufala potrà arrivare da chissà dove, senza interferire con la denominazione, perché una volta entrate in vigore le disposizioni europee decadranno automaticamente i decreti emanati dall’ultima legislatura in materia di etichettatura. Così come l’obbligo di indicare l’origine del grano usato per la pasta, il riso, il pomodoro nei preparati (in questo caso origine dell’ingrediente e luogo di trasformazione).

Inoltre, ai sensi della direttiva UE 2015/2436, sono esclusi dall’obbligo anche i marchi registrati che in qualche modo suggeriscano la provenienza italiana: prodotti come la pasta Miracoli, tedesca come l’azienda che la produce, Kraft, potranno continuare a sfruttare nome e logo tricolore, e beneficiare senza diritto del buon nome del cibo italiano nel mondo.

L’Italian Sounding – la pratica di commercializzare cibi tarocchi con nomi che richiamano famosi prodotti italiani o che ne suggeriscano l’origine – ha vinto questa battaglia. I vari Parmesan, Pomarola, Pamesello, Prisecco, non solo potranno continuare a illudere i consumatori stranieri, ma potranno entrare nei nostri supermercati, e rosicchiare anche il mercato interno, oltre che estero.

Sono oltre 60 miliardi di euro, praticamente la metà del fatturato delle nostre esportazioni agroalimentari, le perdite stimate per la mancata tutela del prodotto italiano nel mondo, ha dichiarato Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti. Proprio Coldiretti in questi giorni ha lanciato una petizione diretta alla Commissione Europea, sulla base del fatto che esiste una direttiva precedente (la 2005/29/CE) che tutela dalle frodi commerciali, che appare completamente disattesa dalle nuove disposizioni.

Prima che entri in vigore il nuovo regolamento c’è spazio per discussioni e aggiustamenti, ma a patto di farsi sentire. Il cibo italiano non si tocca, e soprattutto, non si tarocca!

[Link: Repubblica, Assocamerestero]


- martedì, 8 maggio 2018 | ore 17:20

4 commenti su “Cibo made in Italy. L’UE cancella le indicazioni di origine in etichetta nei prodotti DOP e IGP

  1. Se certi prodotti entreranno nel nostro mercato interno rubando una fetta di mercato, sarà per via di clienti ignoranti che si meritano certi prodotti, gente che comunque non compra le eccellenze.
    Detto ciò, mi sembra una bella porcata.
    Comunque i DOP garantiscono qualcosa (anche se ultimamente alcuni disciplinari sono di manica larga, troppo, e vedasi anche il recentissimo scandalo di 300.000 cosce non conformi ai disciplinari Parma e San Daniele, con complicità di certi organi di certificazione che dovrebbero invece garantire il rispetto dei disciplinari), ma le IGP sono un marchio inutile e non garantiscono nulla, se non dove è fatto il prodotto finito. Per il resto le materie prime possono arrivare anche da altri paesi o continenti, vedasi la bresaola valtellinese, che di valtellinese ha poco o nulla.

  2. Stranamente le DOP sono esentate dal dichiarare la provenienza delle materie prime.Altrimenti come farebbero a giustificare,faccio un esempio,la Bresaola della Valtellina,fatta quasi esclusivamente con catrne brasiliana,ma che rientra perfettamente nel disciplinare.

    • friarello, temo tu stia grossolanamente sbagliando bersaglio.
      – In primis le DOP sono esentate in quanto l’origine è dettagliatamente vincolata dal disciplinare e quindi dalla sua stessa etichetta medesima
      – in secondo luogo fallisci con l’esempio, giacché la bresaola della Valtellina è una IGP, non una DOP. E la differenza sta proprio nell’origine, non vincolata al territorio. Infatti è regolarmente prodotta con carne di zebu’, e non ha mai nemmeno lontanamente visto la dicitura DOP.
      – Senza andare a cercare i furbettini dell’insaccato di origine brasiliana, va ricordato che la IGP può essere comunque di altissimo livello: la pasta di gragnano, e le sue migliori marche, sono etichettate come IGP, e altro non potrebbe essere (sempre causa l’origine della materia prima)

  3. Sin è vero la bresaola non è dop,tuttavia è geograficamente protetta.Bisogna dire che il concetto di “geografia”,in questo caso.è molto vicino a quello dei concorrenti dell”EREDITA’.

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